Una sfida serrata tra i tre poli per la conquista del ballottaggio. Ma, se toccasse ai Cinquestelle, per loro si aprirebbe comunque un’autostrada. Se invece il duello finale fosse tra centrosinistra e centrodestra, vincerebbe la prima. Il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera conferma quanto uscito già in altre rivelazioni, soprattutto Demos per Repubblica e Ixè per Agorà. Il M5s è dato come la prima forza politica con il 30,6 per cento con un aumento dell’1,7 rispetto a fine aprile, il Pd scende sotto al 30 (al 29,8) con un calo dell’1,2 e arretrano anche i partiti di centrodestra: la Lega Nord scende al 12,4 (-0,7) e Forza Italia al 12,2 (-0,9). In controtendenza, nell’area di centrodestra, Fratelli d’Italia che arriva al 4,7 (+0,8 in due mesi). L’unico altro partito che ad oggi riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento dell’Italicum è Area Popolare (Ncd più Udc) che è al 4,4 e quasi stabile (+0,2), mentre invece Sinistra Italiana è data ben sotto al 3 per cento, al 2,5, con un crollo dello 0,7, dopo mesi di permanenza intorno al 3. Significativo il fatto che si “asciuga” l’area degli indecisi e del non voto, che cala di quasi 3 punti, dal 36,9 di fine aprile al 34,1.

Dunque il primo dato è che sarebbe un rush finale a tre tra M5s, Pd e listone di centrodestra, se le proporzioni fossero quelle disegnate da Ipsos: i grillini sono al 30,6, il Pd al 29,8 e il centrodestra unito al 29,3. Un distacco di 1,3 tra la prima e la terza forza politica in un sondaggio con un margine d’errore del 3 per cento significa quasi niente. Ma gli istituti demoscopici suggeriscono comunque una tendenza.

L’effetto “a strascico” dopo il voto
L’effetto è ancora quello dei ballottaggi del 19 giugno. Il voto amministrativo è causa ed effetto di una stessa convinzione negli elettori: il M5s, cioè, è sempre più visto come una forza credibile di governo e non solo come scelta per un momento di “rottura”. Anche per questo, quindi, il consueto effetto “a strascico” che avviene nei sondaggi dopo una tornata elettorale che ha un risultato preciso premia i Cinquestelle e penalizza il Partito democratico che da quelle Comunali è uscito un po’ malconcio. Viceversa lo stesso fenomeno avvenne a parti invertite dopo le Europee, quando il Pd – dopo il 40,8 – nelle settimane successive al voto arrivò addirittura ad incrementare i suoi voti e il M5s si ritrasse fin sotto al 20 per cento.

Resta, come conferma Nando Pagnoncelli sul Corriere, la “volatilità elettorale”, cioè il fatto che gli elettori si sentono sempre più liberi di modificare i propri orientamenti mese dopo mese, evento dopo evento.

I ballottaggi, Pd dietro anche in coalizione
E se di tendenza si parla, questa è del tutto chiara nelle 4 ipotesi di ballottaggio sperimentate dall’istituto di Pagnoncelli. I Cinquestelle vincerebbero in tutti i casi e in tutti i casi con ampio margine. Contro il Pd il distacco sarebbe di 13 punti (56,5-43,5). Contro il listone di centrodestra la distanza sarebbe di oltre 19 punti (59,8-40,2).

Ma Ipsos ha elaborato un’ipotesi anche se l’Italicum fosse modificato – come vogliono anche pezzi di maggioranza, a partire dal ministro Franceschini – con un premio di maggioranza alla coalizione. Ebbene contro un’eventuale (e ad ora improbabile) lista unica di centrosinistra vincerebbe comunque il M5s anche se con un margine inferiore, di poco meno di 10 punti (54,5-45,5). Tuttavia gli esperti direbbero che è un distacco colmabile con una buona campagna elettorale. Il quarto e ultimo scenario è un duello centrosinistra-centrodestra nel quale spunterebbe la prima coalizione ma di poco (51,2-48,8), quindi una sorta di testa a testa.

I flussi di voto, Lega e Fdi aiutano l’M5s
Infine i flussi di voto che consolidano le dinamiche già viste alle amministrative. I Cinquestelle vincerebbero al ballottaggio perché riuscirebbero a conquistare i “nemici dei propri nemici”. Per esempio in un duello Pd-M5s la maggioranza degli elettori della Lega Nord (55 per cento) e di Fratelli d’Italia (65) sceglierebbero i grillini, così come quasi la metà di chi al primo turno sceglierebbe Forza Italia (45 per cento). Lo stesso farebbe il 40 per cento degli elettori di Sinistra Italiana (il 42 per cento degli stessi preferirebbe invece il Pd). Nel caso di una sfida M5s-coalizione di centrosinistra le proporzioni sarebbero simili. Se invece si confrontassero centrosinistra-centrodestra la maggioranza degli elettori M5s (55 per cento) sceglierebbe l’astensione o sarebbe indeciso, mentre il resto si dividerebbe quasi a metà (25 per cento per il centrodestra, 20 per cento per il centrosinistra). Curiosità, gli elettori di Area Popolare (Alfano e Casini) non sceglierebbero in massa il Pd, alleato di governo: un terzo di loro preferirebbe comunque il Movimento Cinque Stelle.