Non è Raqqa, capitale del Califfato. Non è una delle enclave radicali del Nord Africa e nemmeno una delle aree tribali sotto il controllo dei Taliban afgani. L’ultimo attentato firmato Stato Islamico nel quale sono state uccise venti persone, tra cui nove italiani, è avvenuto a Dacca, capitale di un Bangladesh da sempre esempio di un Islam moderato, impregnato da diverse tradizioni culturali e religiose. Paese, però, dove la svolta laica del premier Shaikh Hasina e l’influenza sempre più ingombrante della corrente estremista salafita e wahhabita, attraverso grandi partiti radicali come la Jamaat-e-Islami, ha creato terreno fertile per la propaganda di Isis.

Bangladesh stato moderato, “ma negli ultimi anni la violenza è aumentata”
In Bangladesh, l’Islam è religione di Stato. “Non dobbiamo pensarlo, però, come uno Paese dove prolifera il radicalismo – spiega Giovanni Giacalone, analista dell’Istituto per gli studi di politica internazionale ed esperto di movimenti terroristici – L’Islam in Bangladesh risente dell’influenza del sufismo, dell’induismo e di altre correnti religiose e culturali. E anche per questo molte usanze locali vengono condannate dai movimenti salafiti. Il distacco, però, è reciproco: movimenti e partiti radicali come la Jamaat-e-Islami sono mal visti dalla popolazione”.

In un contesto di povertà e disagio, però, questi gruppi sono riusciti ad aumentare la loro influenza, affiancando la loro immagine, come in quest’ultimo caso, al brand Isis che può contare su una propaganda molto penetrante. Una situazione che ricorda i primi giuramenti di fedeltà al Califfo Abu Bakr al-Baghdadi da parte di frange estremiste afgane distaccatesi da gruppi Taliban: “Questo aspetto è ancora in fase di accertamento – continua Giacalone – ma sembra proprio che uno dei gruppi estremisti locali abbia compiuto e organizzato autonomamente l’attacco e solo successivamente giurato fedeltà a Isis. E lo Stato Islamico ha accolto il tutto rivendicando l’attentato e nutrendo così la sua immagine, il suo brand, aumentando la propria influenza nel Paese. Non credo, comunque, che l’attacco sia stato pianificato da Raqqa”.

Il premier laico che ha scatenato l’odio degli estremisti
Negli ultimi anni, in particolar modo negli ultimi 18 mesi, le violenze compiute per mano del radicalismo islamico nel Paese sono aumentate. Nel 2010, ad esempio, il Bangladesh ha reintrodotto il laicismo come uno dei principi costituzionali fondanti, nonostante la Repubblica Popolare del Bangladesh abbia l’Islam come religione di Stato. Caratteristica, quest’ultima, messa in discussione da un’indiscrezione, che troverebbe fondamento nelle politiche repressive dell’esecutivo nei confronti dei gruppi estremisti religiosi, che vorrebbe la Corte Suprema impegnata a togliere l’Islam come religione di Stato. Una possibilità che ha fatto infiammare i gruppi più radicali, facendo aumentare gli episodi di violenza e l’odio nei confronti dell’attuale primo ministro. “Il Governo ha dato una svolta laica – conclude Giacalone – Non solo per garantire pari diritti a tutti i credi religiosi. Si sono accorti che l’estremismo, in un Paese ricco di correnti religiose come il Bangladesh, può portare a una vera e propria destabilizzazione interna. Non stiamo parlando dell’Iran sciita o dell’Arabia Saudita, per intenderci. L’obiettivo dell’esecutivo è limitare l’influenza salafita e wahhabita all’interno del Paese, espressione di un radicalismo ‘importato’ da Pakistan e Arabia Saudita”

Twitter: @GianniRosini