La notizia è che la conferenza dei capigruppo alla Camera ha calendarizzato per settembre un riesame della legge elettorale varata solo un anno fa e che a settembre sarà entrata in vigore da appena due mesi e mai utilizzata, salvo sorprese più che improbabili. La decisione di riesaminare l’Italicum, tuttavia, potrebbe non avvenire: il calendario è facilmente aggirabile e modificabile in ogni capigruppo, o comunque dall’Assemblea. Ma perché riportare sotto i ferri una legge che non è mai stata utilizzata?

La motivazione ufficiale con cui i parlamentari di Sinistra Italiana (Si) hanno proposto la mozione consiste nel fatto che l’Italicum presenta dei probabili vizi di incostituzionalità che farebbero finire la sua breve (in)esperienza come la legge che lo ha preceduto: abrogazione per illegittimità costituzionale. Una mossa preventiva, dunque, rispetto alla pronuncia della Consulta prevista per il 4 ottobre sulle questioni di costituzionalità già proposte, pronuncia che, in caso di modifica della legge, potrebbe non avvenire mai oppure indirizzare nuovamente il Parlamento attraverso la motivazione del rigetto per intervento di nuova disciplina. Fin qui nulla di nuovo: una proposta dell’opposizione contro una legge che non è mai stata digerita.

Se da un lato la modifica potrebbe non avvenire mai, è tuttavia vero che la voglia di emendare l’Italicum inizia a prendere piede non solo tra i parlamentari di Sinistra Italiana, che se convinti dell’incostituzionalità potrebbero peraltro aspettare la pronuncia ufficiale, ma anche tra i parlamentari dem.

È una novità non da poco, a dire il vero, ed una simile eventualità potrebbe determinare alcuni possibili scenari di cui possiamo cercare qualche indizio, sparso qua e là.

Siamo di fronte ad un imminente scioglimento delle Camere?

La calendarizzazione per settembre della (ri)discussione della legge elettorale fa sorgere il legittimo ma non ovvio sospetto di essere alle porte di una crisi di governo. Perché? Perché da giorni si vocifera che l’esperienza renziana stia volgendo al termine e la modifica della legge elettorale potrebbe esserne una prima conferma: sono iniziate le prime bordate anche dai media amici e da parte di ex-generali del Partito democratico. L’ufficio di presidenza traballa e nella prossima direzione si preannuncia una dura battaglia. L’Italicum potrebbe essere uno degli atti preparatori per il dopo-governo , una preparazione dell’uscita dai giochi da parte di Renzi, con o senza referendum, perché in caso di elezioni anticipate (inevitabili in caso di crisi di governo, non potendosi procedere ancora ad una nomina presidenziale con un Parlamento che chiaramente non rispecchia più l’orientamento degli italiani espresso nel 2013 né l’orientamento uscito dalle elezioni comunali) gli avversari alle elezioni sarebbero i 5Stelle, e un ritocco alla legge elettorale potrebbe far comodo. Forse più che comodo, visti i risultati delle comunali.

Secondo opposta prospettiva, invece, il riesame dell’Italicum entro settembre potrebbe essere una enorme occasione per Renzi per ricompattare il PD, e far cessare la battaglia sul referendum. Una mossa da leader di partito. Come? Gran parte della minoranza non ha mai digerito l’accoppiata Italicum-ddl Boschi, sostenendo che la riforma in sé sarebbe pure passabile, ma non con una legge elettorale così personalizzante: il rischio? La deriva autoritaria, ovviamente. Non potendo più rinunciare alla riforma costituzionale né per legge né perché rappresenta il core business dell’attuale governo, si dovrebbe passare per la riforma della legge ordinaria ad essa abbinata, più facilmente emendabile. Il risultato sarebbe una campagna referendaria più serena e meno pericolosa, che potrebbe ribaltare i primi sondaggi sul referendum di ottobre, che vedono il fronte del NO vittorioso per circa 5 punti percentuali.

Altro scenario possibile è che la modifica dell’Italicum riguardi il premio di lista: la sua trasformazione in premio di coalizione potrebbe diventare una buona merce di scambio tra Pd e centro-destra, che spinge su questo emendamento da tempo e potrebbe sostenere la calendarizzazione dando maggiori probabilità al ri-esame effettuato a settembre. In caso contrario, si avrebbe una inevitabile riunione del centrodestra, praticamente nullo nelle grandi città alle elezioni comunali, e destinato all’irrilevanza politica nazionale qualora non dovesse ricompattarsi per tempo. E a Parma, infatti, sono già state fatte delle prove in tal senso.

La verità, in ogni caso, è che tutto potrebbe passare (di nuovo) per la legge elettorale: caso unico di legge mai azionata e modificata a neanche due anni dalla sua emanazione. Le leggi in genere si cambiano quando ci si rende conto di averle scritte male o quando abbiano avuto degli effetti negativi diversi da quelli sperati. In questo caso, invece, la legge verrebbe cambiata proprio per evitare gli effetti voluti e che si volevano positivi. Con tanto di questione di fiducia.