Cannabis, cocaina ed eroina. Ma anche alcool, tabacco e farmaci assunti fuori terapia. In Lombardia, il consumo di droga è diventato un fatto interculturale che interessa milioni di persone. Alcune di loro si spostano verso la dipendenza, altre ne escono con facilità, ma tutte attraversano per fasi della loro vita “condizioni di rischio pesante per la salute fisica e psichica”. A dirlo è Riccardo Gatti, responsabile del Sistema integrato analisi e previsione abuso e dipendenze (Siapad) e direttore del Dipartimento dipendenze Ats Milano che, assieme a Regione Lombardia, ha diretto una ricerca sul territorio lombardo con l’obiettivo di indagare il livello di penetrazione di consumo e abuso di sostanze psicoattive fra persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni.

I dati, raccolti su un campione di 8.200 persone intervistate sul consumo degli ultimi 12 mesi e residenti in Lombardia, parlano di un fenomeno 3.0 che sempre più si serve della rete per comunicare, che ha visto un abbassamento dei prezzi e che permette un reperimento facile delle sostanze. Fattori, questi, che hanno portato a una sorta di “normalizzazione” del consumo delle droghe, tra le quali non compaiono più solo quelle tradizionali (cannabis, cocaina ed eroina) ma anche le sostanze legali quali il tabacco, l’alcol e i farmaci. La fascia d’età interessata, poi, è per la maggior parte quella compresa tra i 15 e i 24 anni, con qualche eccezione per la fascia compresa tra i 25 e i 34: “Una situazione preoccupante – commenta Gatti – perché i principi attivi che influiscono negativamente sulle persone giovani possono causare dei danni ai loro cervelli ancora in formazione”.

Andando a leggere i risultati, si nota che a tenere banco rimane la cannabis: secondo la ricerca, l’11% degli intervistati ha dichiarato di averne fatto uso. Seguono la cocaina (1,8%, con un trend stabile da qualche anno, dopo la sua massima diffusione agli inizi del nuovo millennio), l’ecstasy (1,2%, con un consumo maggiore nei fine settimana) e l’eroina, stabile allo 0,2% e senza differenze tra i dati lombardi e quelli nazionali. Il 3,9% degli intervistati, invece, ha dichiarato di avere fatto uso di “altre sostanze stupefacenti”, tra le quali quella più consumata è la cannabis sintetica.

La ricerca analizza poi i consumi di alcune sostanze legali: il 66% ha fatto sapere di avere utilizzato bevande alcoliche e il 15% ha detto di essersi ubriacato (con un 5,2% che ha dichiarato di avere fatto binge drinking, ossia di avere bevuto con lo scopo di ubriacarsi). Il 30,7% attualmente fuma tabacco con una media di 11 sigarette al giorno, mentre il 4% degli intervistati ha detto di usare contemporaneamente cannabis, tabacco e alcol in modo eccessivo, fino al punto di ubriacarsi. Ultimo dato è quello che riguarda i farmaci: il 7,8% dei rispondenti ha dichiarato di avere consumato almeno un farmaco antidolorifico a base oppiacea e, di loro, il 32% l’ha fatto al di fuori della terapia, mentre il 22% senza prescrizione medica. Per quanto riguarda gli psicofarmaci, il 6,7% degli intervistati ha ammesso di averne consumato almeno uno, il 47% dei quali l’ha fatto al di fuori della terapia e il 23% senza prescrizione medica.

“Numeri che rischiano di degenerare – ha concluso Riccardo Gatti – ma che non devono creare allarmismo: quanto abbiamo raccolto ci deve fare riflettere per pensare a una strategia preventiva che possa creare consapevolezza culturale. Previsioni? Non ne faccio, dico solo che se pensiamo alla droga per lo stereotipo che abbiamo in testa forse non abbiamo capito nulla. Il confine tra lecito e illecito è sempre più sottile”.