Ai maturandi del liceo Classico che hanno affrontato la versione di greco nella seconda prova, il Ministero dell’Istruzione ha proposto la traduzione del brano tratto dal “Sulla Pace” di Isocrate. Mauro Tulli, professore ordinario di letteratura greca e direttore del dipartimento di filologia all’Università di Pisa, parlando a ilfattoquotidiano.it ha descritto le complessità del testo. La traduzione che riportiamo sotto è a cura di Nicola Garcea, docente di latino e greco.

“Vedo infatti che quelli che preferiscono l’ingiustizia e che ritengono che il bene più grande sia impossessarsi delle proprietà degli altri, subiscono la stessa sorte degli animali adescati, e all’inizio godono di ciò di cui si impossessano, ma poco dopo si trovano in terribili sciagure, mentre quelli che vivono nella pietà e nella giustizia passano la vita senza preoccupazioni nel presente e hanno le più dolci speranze per tutta quanta l’eternità. Anche se di solito non succede sempre così, tuttavia la cosa per lo più va in questo modo. E’ necessario che i saggi, poiché noi non distinguiamo ciò che potrà esserci sempre utile, scelgano in maniera evidente (lett. si mostrino di scegliere) ciò che è vantaggioso nella maggior parte dei casi. Sono totalmente nell’errore quanti credono che la giustizia sia un costume più bello e più gradito agli dei dell’ingiustizia, ma poi pensano che quelli che la praticano vivano peggio di quelli che hanno scelto la malvagità. Vorrei, come è doveroso, lodare la virtù che fosse allo stesso modo facile persuadere chi ascolta a praticarla: ma ora temo di parlare invano. Già per molto tempo siamo stati rovinati da uomini che non sono capaci di nulla se non di ingannare, i quali a tal punto disprezzano il popolo che, qualora vogliano muovere guerra a qualcuno, prendendo denaro osano dire che è necessario imitare gli antenati e non permettere che veniamo sbeffeggiati, né che navighino il mare coloro che non vogliono versarci i tributi”.