“Scusate se ho interrotto qualcosa”, dice imbarazzato l’impiegato comunale entrato all’improvviso nella stanza di Emanuela Salvatori, funzionaria dell’Ufficio Rom, sinti e caminanti del Comune di Roma, che risulta indagata per corruzione mentre per altre sei persone è scattata la custodia cautelare in carcere. Non furtive effusioni amorose, ma la consegna di una mazzetta. Filmata e registrata, come tante altre, dalle telecamere nascoste dei carabinieri della compagnia dell’Eur, e descritta nell’ordine di custodia emesso dal gip Flavia Costantini. Tangenti su lavori per centinaia di migliaia di euro nei campi rom della città. Nessun legame con Mafia capitale, ma il video dei carabinieri restituisce l’ambiente con cui dovranno misurarsi Virginia Raggi e la futura amministrazione 5 Stelle, appena eletta in Campidoglio al grido di “onestà”. Che poi Mafia capitale non c’entra, dal punto di vista giudiziario, fatto sta che in uno di questi incontri, il 17 gennaio 2104, le telecamere inquadrano anche Salvatore Buzzi, il re delle cooperative impegnate appunto nell’assistenza a migranti e rom, che 11 mesi più tardi diventerà protagonista dell’inchiesta sul “Mondo di mezzo” di Massimo Carminati e soci. E la stessa Salvatori è stata recentemente condannata in abbreviato in un processo originato da Mafia capitale, proprio per i suoi rapporti con Buzzi.

“Ma sei impazzito?”, esclamava la funzionaria. “E mica ci sta la firma”, la tranquillizzava l’imprenditore

Gli investigatori registrano almeno nove consegne di tangenti, avvenute senza grandi precauzioni proprio dentro l’ufficio della funzionaria. Il meccanismo era tutt’altro che sofisticato. L’imprenditore Roberto Chierici, amministratore di fatto della cooperative Saro e Ra.la.m arrivava con pacchi di banconote da 50 euro e le affidava a Emanuela Salvatori. Questa è la scena apparsa, il 17 dicembre 2013, all’impiegato consapevole di aver “interrotto qualcosa” (e dalle carte non emerge alcuna successiva denuncia da parte sua). In alternativa, a quanto emerge dal video del 18 dicembre 2013, Chierici riponeva i soldi direttamente nella borsetta della funzionaria, preoccupandosi anche di richiuderla “serrando la cerniera”. “Ma sei impazzito?”, esclamava la funzionaria. “E mica ci sta la firma”, la tranquillizzava l’imprenditore. Scena simile il 22 gennaio 2014. “Qual è la tua borsa?”. “E’ questa qua”. Al che “Chierici  estraeva dalla tasca del giubbotto che indossava un rotolo di banconote” e “le introduceva nella borsetta di colore beige, in precedenza aperta dalla Salvatori”. “Ecco a posto, fatto”. Per l’occasione, i carabinieri si inventano un controllo antidroga e riescono a registrare l’entità della somma: 3.270 euro. E così via. Gli investigatori registrano anche una presunta tangente traslata: un collier di Gucci che poi viene regalato a una collega della Salvatori in forza alla Ragioneria (non indagata)e dunque in grado di sbloccare un pagamento da 330mila euro. E quando in quell’ufficio inizia a serpeggiare il sospetto di essere sotto controllo, Chierici si presenta con un rilevatore di frequenza per fare la “disinfestazione”. Ma i carabinieri sono riusciti a rimuovere le cimici nottetempo.

Centomila euro per l’intervento “urgente”. Dopo la visita del ministro “col nome straniero”

Un andazzo che, secondo l’accusa, permetteva a Chierici di ottenere ogni sorta di favore sull’uso dei fondi pubblici destinati alla manutenzione dei campi rom: bonifiche truccate, preventivi manipolati, documenti retrodatati, interventi classificati come “urgenti”, ma solo sulla carta. Persino una visita del ministro “con il nome tutto straniero” (Cécile Kyenge, ndr) serve a giustificare la delibera che stanzia oltre 100mila euro per “interventi urgenti di bonifica” e lavori agli impianti elettrici nel campo di via Lombroso. E ancora, l’affidamento di uno sgombero di rifiuti per 64.759,20 euro, davanti al campo di via Salone, che in realtà rientrava a pieno titolo nella convenzione fra Comune e Ama, l’azienda della nettezza urbana, che perciò avrebbe provveduto senza costi per le casse pubbliche. Non solo. Almeno in un caso, la polizia locale ha documentato che l’eternit “smaltito” da una ditta di Chierici era finito sotterrato all’interno del campo nomadi di via della Cesarina. “Quello che noi facciamo è una cosa, quello che deve risultare è un’altra”, teorizzava del resto Salvatori in una conversazione intercettata. Persino l’installazione di bagni chimici è diventata, secondo la Procura di Roma, oggetto di tangenti. Per le quali è accusato, oltre alla stessa Salvatori, l’imprenditore Loris Talone. Con una semplice “firma apocrifa” su una determina dirigenziale, il numero di bagni richiesti per l’area ex Fiera di Roma viene fatto “lievitare artatamente” da 40 a 80.

La tangente colta: quattro posti in prima fila per “Romeo e Giulietta”

Il campionario delle presunte tangenti contestate contempla anche una serie di interviste alla figlia della Salvatori, di professione dentista, sui canali Fiumicino Channel e Roma uno, di proprietà di Chierici. Ed è sempre quest’ultimo che procura alla Salvatori quattro biglietti – poltronissime di prima fila, naturalmente – per il Gran Teatro, dove va in scena “Romeo e Giulietta“. Un grande classico che – Shakespeare permettendo – andrebbe aggiornato con una nuova battuta: “Scusate se ho interrotto qualcosa”.