In campo contro l’Irlanda, ma con la testa già alla Spagna. Quando l’Italia è partita per Euro 2016, tra mille dubbi e altrettante polemiche sulle convocazioni, un po’ tutti tifosi e addetti ai lavori avevano segnato in rosso sul calendario la data del 22 giugno: Italia-Irlanda, terzo ed ultimo match della prima fase, avrebbe dovuto essere la sfida decisiva per il passaggio del turno di un girone da iniziare contro il temibile Belgio e proseguire con la Svezia di Ibra. È diventata una partita del tutto ininfluente, buona per far riposare i titolari e provare le alternative in vista degli ottavi di finale con la Spagna. La prima delle finali anticipate che attendono gli azzurri. In questa metamorfosi c’è tutto il successo di Antonio Conte e della sua nazionale in questo inizio di Europeo.

CORSA, TIFO E IRISHNESS – A Lille gli azzurri ritrovano un avversario quasi familiare: nella memoria collettiva del nostro calcio Italia-Eire è la papera di Gianluca Pagliuca e l’esordio sfortunato a Usa ’94 che avrebbe potuto pregiudicare un Mondiale intero. Ma quella è anche l’unica sconfitta in partite ufficiali contro una nazionale che l’urna ci ha riservato spesso: quattro anni fa a Euro 2012 in Polonia vincemmo 2-0 con gol di Cassano e Balotelli; recentemente li abbiamo incontrati anche nelle qualificazioni ai Mondiali 2010 (due pareggi, 1-1 a Bari, 2-2 a Dublino). In tutto questo tempo gli irlandesi non sono mai cambiati: sugli spalti il calore del pubblico, sul campo la solita intensità per sopperire alle lacune tecnico-tattiche. Tra i convocati ci sono ancora Robbie Keane e Shay Given, simboli a 35 e 40 anni di una formazione senza più stelle e molto anziana: con 29,8 anni di media è la squadra più vecchia di Euro 2016. Il ct O’Neail si affiderà all’esperienza di Shane Long davanti e John O’Shea dietro, sperando di buttarla sulla corsa; da tenere d’occhio l’altro veterano Wes Hoolahan, 34 anni, che agirà da trequartista. Bene all’esordio contro la piccola Svezia, con cui avrebbero meritato la vittoria, malissimo contro il Belgio. L’Irlanda non ha nulla più degli azzurri se non le motivazioni: per loro la partita è decisiva. Vincendo si qualificano matematicamente agli ottavi, con qualsiasi altro risultato sono eliminati.

SPAZIO ALLE RISERVE – Un po’ di amarcord e la possibilità di fare esperimenti sono invece gli unici spunti di interesse di una partita che per gli azzurri vale quanto un’amichevole. Con questo spirito la affronterà Antonio Conte: cambieranno nove undicesimi della formazione titolare che ha battuto Belgio e Svezia, tra chi riposerà perché in precaria condizione (Candreva in dubbio anche per gli ottavi, Buffon influenzato) e chi rifiaterà semplicemente. L’occasione per vedere in campo dall’inizio e in coppia Immobile e Zaza, già decisivi nei pochi minuti a disposizione contro Belgio e Svezia. Spazio anche a El Shaarawy a sinistra (con probabilmente De Sciglio a destra per dare equilibrio), Sturaro e Thiago Motta in mezzo, Ogbonna in difesa, persino Sirigu in porta. Praticamente per tutti, tranne che per Insigne: il più atteso, il più talentuoso azzurro in rosa, per il momento non rientra neanche nell’Italia B di Conte. Ma almeno a gara in corso dovrebbe esserci una chance anche per lui.

TESTA ALLA SPAGNA – Non che il ct sia uno che ammetta rilassamenti e cali di concentrazione: ha già chiarito che si aspetta il massimo da chi scenderà in campo stasera. Ma inevitabilmente il pensiero di tutti è già rivolto alla super-sfida di lunedì 27 giugno a Saint-Denis: Italia-Spagna, la prima delle finali anticipate di qui alla finale vera del 10 luglio. Neanche Conte fa eccezione, e la formazione sperimentale in fondo è lì a dimostrarlo. Al grande appuntamento, però, bisogna arrivarci nel migliore dei modi: che vuol dire con la giusta forma fisica e mentale, senza passi falsi che potrebbero minare le certezze costruite. E magari con qualche alternativa tecnico-tattica in più. È tutto quel che si può chiedere a Italia-Irlanda. E non è neanche pochissimo.

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