Sospinti dal calore del proprio pubblico o schiacciati dalla pressione? Giocare in casa gli Europei è un’arma a doppio taglio. La Francia lo ha imparato a proprie spese nell’esordio a Saint-Denis, stentando per novanta minuti contro la Romania. Anche se sarebbe bastato dare un’occhiata ai numeri per capirlo: da cinque edizioni la nazionale ospitante non vinceva nel match inaugurale. Ieri il tabù è caduto, ma ce n’è un altro per il successo finale: da quando esiste il torneo continentale, il Paese organizzatore è quasi sempre arrivato fra le prime quattro; ma da oltre 30 anni non solleva la coppa nel proprio stadio.

Secondo bookmaker e addetti ai lavori, la Francia è senza dubbio la favorita del torneo. E questo dipende anche e soprattutto dal fatto di essere la nazione ospitante: il fattore casa dovrebbe dare quel qualcosa in più rispetto a Spagna, Germania e Inghilterra, le altre squadre più attrezzate ai nastri di partenza. Ma è davvero così? La storia degli Europei lo conferma parzialmente. Nelle 14 edizioni disputate fino ad oggi, soltanto due volte è successo che il Paese organizzatore non arrivasse almeno nelle prime quattro: giusto nelle ultime due occasioni, nel 2008 e nel 2012, ma allora gli Europei si giocarono rispettivamente in Austria e Svizzera e in Polonia e Ucraina (tutte fuori al girone), non proprio potenze del calcio europeo. Il precedente, dunque, non fa molto testo: per il resto si contano tre vittorie, un secondo posto e otto semifinali. Certo, la statistica è un po’ viziata del fatto che nei primi anni della manifestazione (fino al 1980) la fase finale prevedeva solo quattro squadre, con l’assegnazione ad una delle qualificate. Ma indubbiamente il fattore casa ha sempre contato molto nella storia degli Europei. Fino a un certo punto.

Superato l’esordio tradizionalmente difficile (era dal 2000 che mancava il successo nella partita inaugurale: poi sconfitte per Portogallo e Svizzera nel 2004 e 2008, e pareggio per la Polonia nel 2012), le nazionali ospitanti si sono sempre sbloccate cominciando una cavalcata che le ha portate in fondo al torneo. Ma incontro a sconfitte brucianti. Se i Mondiali di calcio ancora vivono nel ricordo del Maracanazo del Brasile  (poi bissato con l’ormai altrettanto famoso Mineirazo del 2014, gli Europei non sono da meno: in tempi recenti, un Paese intero pianse in Inghilterra nel ’96 o in Olanda nel 2000, dopo la beffa ai rigori in semifinale contro Germania e Italia (chiedere a Francesco Toldo per ulteriori informazioni). Il Portogallo perse in finale contro la Grecia il torneo di casa che tutti davano per già vinto.

Delusione dopo delusione, sono ormai 32 anni che il Paese ospitante non vince gli Europei: proprio la Francia, che il 27 giugno 1984 superò al Parco dei Principi la Spagna per 2-0. Perché i francesi quando giocano in casa vincono (quasi) sempre: anche ai Mondiali del 1998 finì in gloria. Per questo oggi Pogba e compagni sono di nuovo i favoriti. Ma per alzare la coppa il prossimo 10 luglio allo Stade de France, dopo quella dell’esordio dovranno sfatare un’altra maledizione.

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