Martedì 8 luglio 2014 resterà una data di confine nella storia del calcio brasiliano. Ci sarà un prima e un dopo Brasile-Germania 1-7. Questo sarà il giorno in cui la Selecao si comportò come Zaire e Haiti, fino a oggi uniche due nazionali che durante un Mondiale avevano subito cinque gol nei primi quarantacinque minuti di una partita. Un’umiliazione per chi il calcio lo insegna, lo balla, lo vive come una religione. Belo Horizonte sarà la città maledetta nella quale si è scritta la pagina nera del futbol bailado. È una disfatta nazionale, che supera nelle proporzioni il Maracanaço del 1950. Un’apocalisse.

La sconfitta epocale avviene per mano della Germania, che potrà raccontare con spirito opposto alle generazioni future ‘quella notte che…’. Non sono toni esagerati. È il Mineiraço, è la peggior sconfitta della Selecao da quando si gioca la Coppa del Mondo. Bisogna tornare indietro di quasi un secolo per rintracciare una partita nella quale i verdeoro avessero subito 6 gol. Fu contro l’Uruguay ed era il 1920. Nel ’38 arrivarono cinque schiaffi dalla Polonia, quattro dall’Ungheria nel 1954. Nulla in confronto a quanto accaduto a Belo Horizonte. Perché ne hanno preso uno in più ed è successo in una semifinale mondiale, giocata in casa. La tempesta perfetta. All’interno dei propri confini, il Brasile non perdeva un incontro ufficiale da 39 anni. E non ci sono assenze che tengano, non ci sono giustificazioni accettabili.

Si spiega anche così il gesto di chi per le strade di San Paolo ha dato fuoco alla bandiera, mentre sugli spalti e in chissà quante altre case, strade e piazze del Brasile bambini e adulti versavano lacrime per lavare la rabbia della ‘lavada’, l’equivalente del nostro cappotto. Se ne va nel peggiore dei modi un sogno, e trascina con sé quattro fermi sugli spalti e tumulti a Recife nella Fifa Fan Fest. Il Brasile è muto, svuotato della propria essenza, quel calcio che è riscatto sociale e gioia. Da Julio Cesar che dopo la partita ha chiesto scusa alla nazione da parte di tutta la squadra fino a Fred, fischiato fin dal primo tempo dai propri tifosi, i nomi di coloro che Felipe Scolari ha mandato in campo a Belo Horizonte rimarranno scolpiti nella memoria della nazione. “La sentenza più pesante in Brasile è trent’anni, la mia dura da cinquanta”, disse nel 2000 Moacir Barbosa. È stato uno dei portieri più forti nella storia del calcio verdeoro ma commise una mezza papera contro l’Uruguay nel giorno del Maracanaço. Ha così vissuto la sua vita da esiliato in patria. È un destino crudele che forse spetterà anche ai protagonisti di questo tonfo storico.

“Massacrados”, scrive La Folha de Sao Paulo. “Umiliazione e vergogna”, titola O Globo. Per Lancenet è “La maggiore vergogna della storia”. Sono solo i primi assaggi a caldo di un processo alla Selecao che durerà nel tempo perché questa è una sconfitta destinata a rimanere a lungo negli almanacchi. Per duecento milioni di persone si è fermato il tempo. Ricorderanno tutti dov’erano seduti, chi avevano accanto e cosa indossavano l’8 luglio 2014. Il giorno in cui tre generazioni di brasiliani venute dopo il Maracanaço conobbero per la prima volta la tristezza collettiva. Boa noite, Brasil. Domani inizia una nuova era.

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