Matteo Renzi porta bene. Se ne era dubitato qualche mese fa quando Roberto Rossi, il procuratore di Arezzo titolare dell’inchiesta su Banca Etruria era finito nel mirino per la sua consulenza a Palazzo Chigi. Nei giorni caldi delle polemiche il magistrato aveva addirittura visto materializzarsi il rischio di un trasferimento o peggio l’avvio di un’azione disciplinare. Spenti i riflettori, la vicenda sembra essersi chiusa in maniera indolore. Fatta salva la fine della consulenza di Rossi con il Dipartimento affari giuridici per il quale fino a dicembre aveva l’incarico di scrivere pareri nelle materie riguardanti il diritto pubblico e il diritto dell’ambiente. Sorte diversa per l’incarico, del tutto analogo, di un altro magistrato: Riccardo Fuzio  continuerà a fornire il suo contributo a Palazzo Chigi anche per il 2016. Il Consiglio superiore della magistratura lo ha autorizzato a continuare l’incarico di natura extragiudiziaria. E, nella stessa seduta, lo ha anche promosso: da sostituto pg di Cassazione ad Avvocato generale, sempre a Palazzaccio. Nella proposta di nomina all’esame del Csm (di cui è stato peraltro componente nella scorsa consiliatura) si ricordano i dati salienti della sua carriera. Non ultimo l’incarico “di grande prestigio che è stato autorizzato ad assumere in qualità di consigliere giuridico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, per l’anno 2015”.

Novità positive dal Csm anche per un altro magistrato, Vincenzo Vitalone. La sua carriera aveva subito una battuta d’arresto qualche anno fa a seguito di un’inchiesta condotta dall’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia sull’assegnazione delle procedure e nel conferimento degli incarichi presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma. Archiviata la sua posizione penale di fronte ai giudici di Perugia, i guai per lui non erano terminati invece in sede disciplinare. Il Csm ha deciso ieri di azzerare tutto annullando in autotutela le delibere assunte in precedenza con cui aveva negato al magistrato il superamento della valutazioni di professionalità. All’esito di una complessa vicenda combattuta a suon di carte bollate di fronte alla giustizia amministrativa, Vitalone ha chiesto e ottenuto che il Csm rivedesse le sue precedenti decisioni “al fine  – si legge nella pratica – di retrodatare ai fini economici e di carriera il riconoscimento a suo carico della nomina a magistrato di Cassazione”. Il Csm ha dunque deciso di valutare positivamente la carriera del magistrato a partire dal 2003 e ha richiesto al Consiglio Giudiziario di Roma la redazione del parere relativo alla VII valutazione di professionalità, utile al riconoscimento dal 2010 dell’ultimo ‘scatto’ di carriera.