Nel giorno in cui 13 milioni di italiani sono chiamati alle urne per le elezioni amministrative, il ministro Maria Elena Boschi non rinuncia a continuare la campagna per il sì al referendum sulle riforme. Se a ottobre vincesse il no, ha sostenuto al Festival dell’Economia di Trento colei che ha dato il nome al disegno di legge che modifica la Costituzione, si aprirebbero “scenari di instabilità” che creerebbero “un problema per il Paese, non per questo governo specifico”. La scelta di puntare tutto sulla consultazione referendaria è stata criticata, in un’intervista ad Avvenire, da Carlo Freccero: secondo il consigliere di amministrazione della Rai nominato su proposta del M5S, la campagna elettorale per le comunali “si può dire che in realtà è come se non ci fosse proprio stata”, visto che “la campagna per il referendum di ottobre ha completamente cancellato quella per le amministrative”.

Boschi, dopo aver ribadito che con il voto di ottobre “è in gioco il futuro del Paese, non il destino di qualcuno”, si è augurata che “si riesca a scongiurare il rischio che gli italiani non vadano a votare”. Al referendum, si intende, non alle elezioni comunali. “Spero che tante tante persone vadano a votare, con un ampio coinvolgimento che vada oltre i partiti e le forze politiche, con un dibattito che coinvolga tutta la società. Sono riforme che modificano il futuro delle istituzioni e abbiamo voluto che ci fosse il coinvolgimento dei cittadini, ma lo abbiamo voluto in tempi non sospetti, nel 2014, quando i numeri in Parlamento permettevano di evitarlo”. “Mi auguro che sia questa legislatura che possa approvare la legge elettorale per il Senato. Spero che il Parlamento ce la faccia, perché poi le regioni devono approvare la loro ulteriore legge elettorale regionale”. “Se ci sono personalità a favore del sì è alto tradimento, chi dice no sono uomini liberi”, ha chiosato poi Boschi. “Il suggerimento – di non personalizzare il referendum costituzionale – va dato al fronte del no che ha interesse a concentrare il punto sull’anti Renzi, perché hanno maggiori difficoltà a spiegare le loro ragioni”.

Secondo Freccero, “stiamo assistendo anche a un’occupazione della Rai da parte del fronte del ‘Sì’. E aggiungerei che con la sua introduzione alla puntata del 2 giugno, proprio nel giorno della festa della Repubblica, Benigni ha ‘fatto la festa’ alla Costituzione. L’ha rovinata, è una cosa pazzesca”. Proprio basandosi sullo share registrato dallo spettacolo del comico fiorentino sulla Carta, che è stato del 15,4%, l’esperto di comunicazione e autore tv arriva poi alla conclusione che c’è “un’assoluta impermeabilità dei cittadini alla politica”: “La rassegnazione della gente nei confronti della politica si evince anche dagli ascolti di alcuni programmi”. Il giorno dopo lo show di Benigni, “su Canale 5 la replica in prima serata di Uomini e donne (un montaggio di vecchi spezzoni di trasmissioni pomeridiane sulle vicissitudini amorose di Gemma e Giorgio) ha fatto il 17,7%. Sono numeri allarmanti e che impongono una riflessione seria”.

“L’avvicinamento a queste elezioni è servito solo per affrontare questioni interne ai partiti”, ha sottolineato poi Freccero. “Renzi punta solo a rafforzare la sua leadership, mentre il centrodestra è alla disperata ricerca di un nuovo leader”. Un’eventuale doppia sconfitta dei candidati Pd a Roma e Milano “significherebbe che la partita del referendum è più aperta che mai, con il ‘No’ in salita, mentre ora Renzi si sente sicuro di avere la vittoria a ottobre già in tasca”.