La nuova Resistenza lotti contro disuguaglianze e politica estera asservita
Ottantuno anni fa i nostri padri, nonni e bisnonni, come pure le nostre madri, nonne e bisnonne, combattevano e a volte purtroppo morivano per mano di fascisti e nazisti per darci un futuro degno, delineato tre anni dopo nei centotrentotto articoli della Costituzione repubblicana, come base irrinunciabile di un nuovo ordinamento giuridico e sociale basato sul lavoro, l’eguaglianza formale e sostanziale e il ripudio della guerra.
Non possiamo però nasconderci che, ottantuno anni dopo, il bilancio è fortemente negativo.
Decenni di ignavia ed opportunismo delle cosiddette sinistre, culminate nella criminale neutralizzazione e smembramento del Partito comunista italiano e caratterizzati dalla passività e spesso complicità dei peggiori sindacati, hanno determinato la nascita di una destra sempre più arrogante e spudoratamente anticostituzionale, quando non apertamente fascista.
Fatto sta che il lavoro è sempre più umiliato, bistrattato, precarizzato e mal pagato. L’Italia è fra i peggiori Paesi in Europa dal punto di vista del potere d’acquisto dei salari e ogni giorno si perpetua con impunità la strage degli omicidi cosiddetti bianchi. La diseguaglianza, come in tutto l’Occidente capitalistico, raggiunge vette senza precedenti. Mentre sempre più italiani affogano nella povertà e conducono un’esistenza di ristrettezze, venendo peraltro esclusi da servizi pubblici, in testa la salute, sempre più mediamente inefficienti, costosi e selettivi, ristrette élite di privilegiati si arricchiscono a spese della collettività, grazie a un sistema fiscale complessivamente inadeguato e dedicandosi a speculazioni antisociali di ogni genere.
Ma il punto ancora più dolente riguarda la collocazione internazionale del nostro Paese, nel momento in cui si intensificano drammaticamente le spinte alla guerra e continua il genocidio palestinese, nonostante le farse di Trump, Meloni & C.
La nostra classe “dirigente”, in realtà esclusivamente digerente, è totalmente succube di Trump per un verso e della von der Leyen. Paghi dei loro privilegi gli insulsi politici delle destre e del cosiddetto centro, con in testa il tragicomico guerriero pariolino Calenda, avallano ogni schifezza proveniente da Washington o da Bruxelles. L’Arlecchina Meloni, più che mai serva di due padroni, detiene il triste record di essere stata l’unica governante europea a giustificare, con pretese motivazioni di stampo giuridico, la criminale aggressione del 3 gennaio 2026 di Trump al Venezuela, che ha avuto per effetto l’uccisione di oltre cento persone e il rapimento del presidente legittimo Nicolas Maduro e della sua compagna Cilia Flores. Battute e sceneggiate a parte, continua la totale complicità dell’Italia alle macchine da guerra assassine e genocide statunitense e israeliana.
Le basi Nato continuano ad essere impiegate a pieno ritmo per l’aggressione all’Iran e continua l’infame traffico d’armi e sostegno a Netanyahu. Per altri versi l’Italia continua a impegnarsi in un’insensata corsa al riarmo europeo per contrastare un presunto ma in realtà del tutto insistente pericolo russo. La querula voce di Crosetto a lungo fiduciario dell’industria bellica e da qualche tempo transitato all’amministrazione della “difesa” dando vita a mio avviso a uno spettacolare conflitto d’interessi, sovrasta quella, in questo caso più razionale, di chi come Giorgetti vorrebbe far valere i vincoli di bilancio.
Totalmente schiave dei poteri nefasti e catastrofici del trumpismo, dell’atlantismo e del sionismo, le destre, dopo la sberla del referendum e il risveglio dei giovani, confermato dal grande successo delle manifestazioni del 25 aprile, annaspano incapaci di dedicarsi ad altro che non sia la cura degli interessi personali o di gruppi ristrettì dei vari forchettoni che ne fanno parte. Alcuni, come Salvini, tentano tristemente e stancamente di riciclare i temi delle migrazioni, intese come fenomeno negativo, e della criminalità che secondo la loro visione farlocca e strumentale del mondo costituirebbero in realtà due facce della stessa medaglia.
L’avvilimento del lavoro, la proliferazione delle diseguaglianze e il cedimento alle sempre più forti tendenze guerrafondaie fanno del male al nostro Paese. L’asservimento della politica estera, con l’indicata sottomissione a Trump, Netanyahu e von der Leyen, deturpa l’immagine internazionale di un Paese che fu in tempi ormai purtroppo remoti quello di Sandro Pertini, e ci rende tutti più poveri, specie nella prospettiva della grave crisi energetica e finanziaria di lunga durata causata dall’aggressione imperialista e sionista all’Iran.
Inutile nascondersi peraltro che anche il principale partito di opposizione è in buona parte, almeno nel suo ceto politico e amministrativo di potere, succube di queste deleterie tendenze e può dubitarsi che la pur volenterosa Schlein voglia e possa liberarsi delle pesanti zavorre atlantiste, neoliberiste e sioniste che affliggono tuttora il Pd. Ciò rende la partita estremamente complessa e difficile, ma la battaglia va combattuta senza esitazioni e senza riserve, attingendo alla nostra grande storia che proprio il 25 aprile ha vissuto il suo momento più esaltante, cui tuttora dobbiamo ispirarci.