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Giampiero Cannella sottosegretario alla Cultura: proprio la persona giusta al posto giusto…

Esponente FdI e vicesindaco di Palermo, il nuovo sottosegretario è stato beneficiario di un finanziamento pubblico per un film. L’Italia si rivela sempre un Paese sorprendente
Giampiero Cannella sottosegretario alla Cultura: proprio la persona giusta al posto giusto…
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L’Italia si rivela sempre un Paese sorprendente, e la situazione critica e confusionale nella quale versa il settore cinematografico e audiovisivo rappresenta una cartina di tornasole, soprattutto quando si affrontano tematiche sensibili come i conflitti di interesse e le inopportunità relazionali e le scelte “intuitu personae” nella “governance” dello Stato e degli enti pubblici. Come commentare la scelta della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di nominare Pietro Cannella, detto Giampiero, esponente di Fratelli d’Italia, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura di Palermo, nuovo Sottosegretario alla Cultura, scoprendo peraltro — come ha rivelato da La Stampa — che è anche coautore di un progetto cinematografico beneficiario di un finanziamento pubblico ministeriale? Cannella è proprio la persona giusta al posto giusto, al di là dell’indubbia militanza in Fratelli d’Italia?!

Scendendo per li rami… Dalla composizione delle “commissioni ministeriali” alla cooptazione degli amministratori delle società pubbliche, emerge un quadro sconsolante di uso ed abuso della discrezionalità del Principe (e principino) di turno.
Non che i precedenti governi fossero esenti da queste (basse) pratiche, ma l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha proprio tradito quella promessa di “meritocrazia” che era stata sbandierata durante la campagna elettorale dell’estate del 2022: resta eclatante il caso dell’autonoleggiatore di Frosinone, quel Fabio Tagliaferri chiamato alla guida della più potente società pubblica nel settore dei beni culturali, qual è l’Ales s.p.a. (oltre cento milioni di euro di fatturato, più di duemila dipendenti)…

In alcuni casi non è in discussione il curriculum del “cooptato”, ma semplicemente resta imperscrutabile il criterio con cui egli è stato scelto, come è avvenuto per Manuela Cacciamani, chiamata a guidare Cinecittà spa dall’estate del 2024: con quale criterio selettivo è stata scelta dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano e confermata dal successore Alessandro Giuli?!

La “vicinanza” con il Palazzo è spesso l’elemento determinante, al di là delle qualità tecnico-professionali. Che talvolta ci sono. Che talvolta non ci sono proprio. Si tratta della diffusa prevalenza del “capitale relazionale” sulla “qualità progettuale” (e professionale), teoria sociologica (ma anche psico-politica) che ho elaborato da anni. Un potere che abusa della propria discrezionalità, ignorando quelle che dovrebbero essere regole essenziali della democrazia: la meritocrazia, in Italia, è l’eccezione alla regola.

In alcuni casi, l’opacità è totale: per esempio, nessuno sa (almeno pubblicamente) sulla base di quali criteri il ministro della Cultura nomina i componenti delle due Commissioni ministeriali chiamate a decidere chi può beneficiare del sostegno dello Stato per opere cinematografiche e televisive, per festival e rassegne, eccetera. E “chi” decide i misteriosi “progetti speciali” che il Ministero assegna a Cinecittà s.p.a., in totale assenza di trasparenza procedurale?! Criteri ignoti. Inclusi – ed è un caso ormai assunto alle cronache – affidamenti diretti assegnati senza pubblica gara per oltre 600mila euro alla ex società dell’attuale Ad di Cinecittà spa, giustappunto Manuela Cacciamani, quella OneMore Pictures s.r.l., dalla cui compagine societaria è fuoriuscita pochi giorni prima della sua nomina alla guida della Cinecittà stessa… Classiche “sliding doors” frequentissime in Italia.

E quasi nessuno si scandalizza perché non esistono precisi pre-requisiti nelle nomine alla guida delle società pubbliche in Italia: bastano generiche… “onorabilità”, “professionalità” e “autonomia”. Non serve nemmeno la laurea! Poi emergono talvolta eccezioni (e contraddizioni): il mio IsICult Istituto italiano per l’Industria Culturale scoprì, nell’estate del 2024, allorquando si prospettava la nomina di Giuseppe De Mita (figlio del mitico Ciriaco) alla guida di Sport e Salute s.p.a. (altra potente macchina pubblica, la cassaforte del settore, 350 milioni di euro di ricavi) che Giancarlo Giorgetti (quando era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) si era inventato anni fa un decreto che prevedeva – ma per quella società pubblica soltanto! – il pre-requisito della… laurea. Incredibile ma vero. E De Mita, non laureato (come Cacciamani peraltro), dovette accontentarsi della nomina come membro del Cda di Cinecittà spa… Perversioni della partitocrazia.

È questo lo scenario italico: la trasparenza delle procedure e l’analisi pubblica comparativa dei curricula restano l’eccezione, non la regola.

Il “caso del documentario su Regeni” si pone come triste replica del “caso dell’assassino Kaufmann”: il sostegno pubblico alla cultura si caratterizza per abuso di discrezionalità e per deficit dei criteri selettivi. Le “commissioni” vengono formate senza alcuna analisi comparativa delle professionalità ed esperienze dei “cooptati”. Esattamente come avviene per coloro che vengono chiamati alla guida delle società pubbliche. Conseguenze? Un “governo” del sistema approssimativo ed opaco, anche perché quasi mai i ministri (o i Presidenti di Regione o i Sindaci…) stimolano poi la realizzazione di “valutazioni di impatto” delle proprie politiche, e delle performance dei “cooptati”. Prevale ignoranza, approssimazione e confusione: una “politica culturale” rozza e miope, influenzata da lottizzazioni e clientelismi ed amichettismi.

Spesso con la connivenza di molti operatori del settore, come nel caso del cinema e dell’audiovisivo. Tardivamente le associazioni degli autori cinematografici e audiovisivi scoprono che… la situazione del settore non è proprio splendida splendente (come usava decantare fino a qualche settimana fa la Sottosegretaria delegata, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni), e che… forse le commissioni ministeriali andrebbero riformate, e che… i circa 600 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo non sono ben ripartiti tra le varie azioni di governo (441 milioni solo per il “tax credit”!): convocano quindi un’assemblea al Teatro Argentina di Roma e decidono una coraggiosissima azione di protesta… forse leggendo un “comunicato” durante la serata del “David di Donatello”, il 6 maggio prossimo su Rai1! E considerano gli attivisti del movimento #Siamoaititolidicoda (Satdc) che propongono invece un provocatorio boicottaggio del “David”, come… sovversivi.

In Italia, se il sistema culturale è così ingessato e conservativo non dipende soltanto dalle scelte errate della partitocrazia, ma anche dalla modesta reattività dei suoi stessi operatori. Uno scenario di ostinata conservazione, di consociativismo servile, di incredibile rassegnazione, di prevalente inerzia… Ed il Principe ne approfitta simpaticamente.

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