Qualche giorno fa aveva annunciato che le fabbriche chiuse sarebbero state occupate dal popolo. In un Venezuela sempre più sull’orlo del collasso le opposizioni, sfidando lo stato di emergenza, sono scese in piazza a favore del referendum contro Nicolas Maduro. Ma i manifestanti hanno subìto una dura repressione da parte delle forze dell’ordine a Caracas e in altre città del Venezuela.

La parola d’ordine era quella di arrivare alle sedi del Consiglio nazionale elettorale (Cne) per esigere che questo organismo – accusato di connivenza con il governo – acceleri la convocazione del referendum, procedendo al più presto alla verifica delle firme già consegnate dagli oppositori per dare inizio alla pratica, prevista dalla Costituzione.

Di fatto, però, i cortei di protesta non sono riusciti a raggiungere né la sede centrale del Cne a Caracas né in molte altre città del paese, perché la polizia e la Guardia Nazionale glielo hanno impedito, sparando gas lacrimogeni e pallottole di gomma contro i manifestanti.

Per poter consegnare un documento con le loro richieste al Cne, il presidente dell’Assemblea Nazionale, Henry Ramos Allup, e l’ex candidato presidenziale Henrique Capriles, lo hanno dovuto dare a Luis Emilio Rondon – l’unico oppositore fra i cinque rettori del Cne – che ha attraversato tutta Caracas in moto per incontrarli, dall’altra parte dei blocchi disposti dalle unità antisommossa.

Durante tutta la giornata, segnata da un clima di caos e violenza, si sono moltiplicate le informazioni sui social network su arresti e feriti durante le manifestazioni: almeno 10 persone sono state fermate a Caracas, un’altra decina a Barinas (capitale dell’omonimo stato) e altre 5 a San Cristobal (capitale di Tachira) e La Asuncion (capitale di Nueva Esparta).

Altre notizie più preoccupanti si sono diffuse durante la giornata: a Merida, capitale dell’omonimo stato, il rettore dell’Universidad de los Andes ha sospeso le lezioni dopo che milizie pro governative hanno invaso il campus, aggredito studenti e incendiato veicoli, mentre Capriles ha mostrato alla stampa foto di cecchini disposti sul tetto della sede del Cne a Caracas.