Ha annunciato che è “giunta l’ora” di “radicalizzare la rivoluzione”. Quindi, tutte le fabbriche che hanno interrotto la produzione saranno “occupate dal popolo” e i loro proprietari andranno in carcere. Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, nel suo discorso trasmesso da radio e televisione, ha attaccato imprenditoriuomini d’affari, accusandoli di promuovere una “guerra economica”, e ha chiesto loro di smettere di “piagnucolare” per la mancanza di dollari. La situazione nel paese sudamericano è profondamente critica: dopo aver ordinato lo stato di emergenza per 60 giorni, continua a crescere la tensione, con manifestazioni contro il razionamento, avviato ormai da gennaio scorso, di cibo, carburante e assistenza medica. L’opposizione ha raccolto 1,8 milioni di firme in una petizione per chiedere le dimissioni di Maduro. Ma il Consiglio nazionale elettorale si è rifiutato – come accusa l’opposizione – di verificare le firme raccolte per impedire che il referendum si svolga entro l’anno.

Maduro ha inoltre aggiunto che tutte industrie del Venezuela “devono funzionare e se la borghesia le abbandona, allora sarà il popolo a prenderle”. Non è la prima volta che le autorità  avvertono gli imprenditori che, in caso di dismissione degli impianti, saranno i lavoratori a riattivare la produzione. Un annuncio che era già stato fatto lo scorso 26 aprile. Perché per il successore di Chavez fermare la produzione è “un crimine grave in un paese in piena emergenza”.

Un messaggio che era arrivato dopo che Empresas Polar, il principale produttore di alimentari del paese, aveva dichiarato che alla fine di aprile avrebbe bloccato tutte le sue attività negli impianti che producevano birra per mancanza di materie prime e di valuta estera per acquistarle. Il settore privato ha più volte denunciato che sono i debiti dello Stato nei confronti dei fornitori internazionali ad avere portato alla paralisi della produzione. Ma le autorità respingono le accuse e dichiarano che i responsabili dello stop delle attività sono, al contrario, gli imprenditori, che vogliono destabilizzare il Paese. Quello che il governo, in sostanza, chiama “guerra economica”.