Unioni civili legge ideologica. L’utero in affitto sarà il colpo finale alla famiglia”. Lo ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco nel suo intervento all’assemblea annuale della Cei, riunita in Vaticano, e inaugurata per la terza volta consecutiva da Papa Francesco. “Non si comprende – ha affermato il porporato – come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall’ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici. La recente approvazione della legge sulle unioni civili, ad esempio, sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”.

Nel suo intervento il presidente della Cei ha sottolineato che “la famiglia si fonda sul matrimonio, come hanno dichiarato Papa Francesco e il Patriarca Kirill, atto libero e fedele di amore di un uomo e una donna. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità, come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio viene estromesso dalla coscienza pubblica. La famiglia, aveva già ribadito il Santo Padre, è fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale. E ancora: il matrimonio tende a essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. In altra occasione aveva ribadito che la complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, per cui occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con papà e una mamma, capaci di creare insieme un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio”.

Bagnasco è tornato nuovamente a condannare anche la teoria del gender “che è sempre alle porte in modo strisciante”. Il cardinale ha ricordato che “il Pontefice ha più volte ripetuto che ‘è uno sbaglio della mente umana’, esprimendo anche il dubbio ‘se non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa confrontarsi con essa’”. Per il presidente della Cei “non si comprende come queste affermazioni, tanto chiare di Papa Francesco, ribadite a più riprese dai vescovi, passino costantemente sotto silenzio, come se mai fossero state pronunciate o scritte. Le facciamo nostre una volta di più, perché, insieme con quelle che andremo ad approfondire in queste giornate di confronto fraterno, possano tradursi in impegno fattivo”.

Bagnasco ha descritto anche una situazione drammatica in Italia sul fronte della disoccupazione. “Vorremmo – ha affermato il presidente della Cei – poter vedere il nostro popolo più sereno, occupato nel lavoro, proiettato con fiducia verso il futuro, incoraggiato dalle prospettive dei giovani, lieto nell’intreccio di generazioni che si guardano con simpatia, fiducia, solidarietà. Gli indicatori che si leggono, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione. Dall’inizio della crisi l’occupazione è caduta del 4,8 per cento, una delle contrazioni più rilevanti in Europa: i dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40 per cento contro il 22 per cento della media europea: in termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria. Forte preoccupazione la esprimiamo anche per gli adulti che, una volta perso il lavoro, si trovano nella difficoltà a rientrarvi con grave danno per le proprie famiglie oltre che per la propria dignità”.

Bagnasco ha ricordato che “il peso della vita quotidiana, alla ricerca dei beni essenziali, diventa sempre più insostenibile, compreso il bene primario della casa. La povertà assoluta investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8 della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo. Le nostre parrocchie vedono le file di coloro che cercano un pasto alle nostre mense: sono stati ben 12 i milioni di pasti distribuiti nel 2015. I responsabili della cosa pubblica, – si è domandato il presidente della Cei – i diversi attori del mondo del lavoro, che cosa stanno facendo che non sia episodico ma strutturale?”. Così come anche sul fronte della natalità, definendo gli “impietosi” dati Istat i “peggiori dall’unità d’Italia”, Bagnasco ha sottolineato che “la demografia è un indicatore decisivo dello stato di salute di un Paese, specialmente occidentale, dove lo sviluppo economico e lavorativo, insieme a una cultura densa di ideali e valori, suscitano speranza nel domani e coraggio nel generare nuove vite, assumendo con fiducia la missione educativa dei figli. Che cosa sta facendo lo Stato perché si possa invertire la tendenza? Si avverte – ha concluso il porporato – l’urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico”.

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