“Il gender edifica un ‘transumano’ in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità“. Il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione della sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente della Cei, è tornato nuovamente a condannare la teoria del gender facendo sua la definizione che di essa ha dato recentemente il Papa: “Sbaglio della mente umana”. Per il porporato, infatti, “il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un ‘transumano’ in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità”.

Il presidente della Cei ha puntato il dito contro la “Queer Theory” che, nata all’inizio degli anni Novanta negli Stati Uniti, mette in discussione la naturalità dell’identità di genere e degli atti sessuali di ciascun individuo affermando, invece, che essi sono interamente o in parte costruiti socialmente e che quindi gli individui non possono essere descritti usando termini come eterosessuale o donna. Per Bagnasco essa “combatte contro il normale, il legittimo, e ingloba tutte le soggettività fluide: non si riferisce a nulla in particolare, si presenta paradossalmente come ‘un’identità senza essenza’. Sembra di parlare di cose astratte e lontane, mentre invece sono vicinissime e concrete: costruire delle persone fluide che pretendano che ogni loro desiderio si trasformi in bisogno, e quindi diventi diritto. Individui fluidi per una società fluida e debole. Una manipolazione da laboratorio, – prosegue il porporato – dove inventori e manipolatori fanno parte di quella ‘governance mondiale’ che va oltre i governi eletti, e che spesso rimanda a Organizzazioni non governative che, come tali, non esprimono nessuna volontà popolare!”. Di qui l’appello del presidente della Cei ai genitori a “reagire” perché nelle scuole italiane non si “ascoltino e imparino queste cose”.

Nella sua prolusione il cardinale ha fatto anche eco alle dure parole pronunciate da Papa Francesco a Napoli sulla corruzione alla quale, ha affermato Bagnasco, “diciamo che si deve reagire e che ciò è possibile”. Il presidente dei vescovi italiani ha, infatti, condannato senza mezzi termini il “malcostume e il malaffare che sembrano diventati un ‘regime’ talmente ramificato da essere intoccabile”. Per Bagnasco “esempi ne emergono ogni giorno: come corpi in stato di corruzione, ammorbano l’aria che si respira, avvelenano la speranza e indeboliscono le forze morali”. Perciò, davanti a questo fenomeno, il porporato ha sottolineato che “tutti siamo interessati al bene comune, e tutti ne siamo responsabili con i nostri comportamenti. Naturalmente ognuno a livelli e con modalità diverse: politica e magistratura, industria e finanza, impresa e sindacati, associazioni e media, volontariato, gruppi e singoli cittadini”.

Per Bagnasco, infatti, “se l’onestà è un valore sempre e comunque, che misura la dignità delle persone e delle istituzioni, oggi, le difficoltà di quanti si trovano a lottare per sopravvivere insieme alla propria famiglia sono un ulteriore motivo perché la disonestà non solo non sia danno comune, ma anche non sia offesa gravissima per i poveri e gli onesti. Ciò è insopportabile!”. Il presidente della Cei ha rivolto anche “un doveroso e convinto atto di omaggio al nuovo capo dello Stato, il presidente Sergio Mattarella”, esprimendogli a nomi di tutti i presuli italiani “la nostra lealtà di cittadini”.

Guardando, infine, ai problemi italiani, Bagnasco non ha mancato di dare voce al “grido” della gente che “invoca lavoro”, così come di focalizzare “la continua tragedia di uomini, donne, bambini, che attraversano il mare per raggiungere le nostre coste con la speranza di una vita migliore; fuggono dai loro Paesi per le ragioni che conosciamo: guerre, carestia, miseria, violenza”. Ma per il presidente della Cei “non possiamo non rimanere dolorosamente attoniti di fronte alla persecuzione contro i cristiani che cresce e si incrudelisce”. Il porporato ha, inoltre, ribadito che “la religione non può mai essere impugnata per uccidere o fare violenza: invocare il nome di Dio per tagliare le gole è una bestemmia che grida al cospetto del cielo e della terra”.

Twitter: @FrancescoGrana