Bruxelles chiede conto al governo italiano della mancata riduzione del debito pubblico nel 2015.  Debito che peraltro, secondo le ultime stime della Commissione Ue, anche quest’anno rimarrà a quota 132,7% del pil. Il due maggio l’esecutivo comunitario ha inviato al ministero dell’Economia una lettera firmata dal direttore generale per gli Affari economici e finanziari Marco Buti in cui chiede “se ci siano fattori rilevanti che giustifichino” la violazione della regola che impone ai Paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di tagliarlo di un ventesimo ogni anno. Il Tesoro l’ha resa pubblica mercoledì, insieme alla propria risposta. In cui il ministro Pier Carlo Padoan, che si rivolge direttamente a “Valdis” (Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, ndr) e “Pierre” (Moscovici, commissario agli Affari economici, ndr), scrive che il rapporto debito/pil “si è già virtualmente stabilizzato nel 2015 nonostante le avverse condizioni economiche globali” e “il governo si aspetta che inizi a declinare nel 2016 e continui a farlo in maniera più sensibile nel 2017-2019″.

Il Tesoro allega alla risposta un documento di 84 pagine che passa in rassegna tutte le motivazioni addotte dall’Italia per giustificare la violazione. Dall’inflazione “particolarmente bassa” che “rende il rispetto della regola del debito particolarmente impegnativo” alle riforme strutturali che migliorano il potenziale di crescita dell’economia ma nella fase iniziale di attuazione comportano dei costi. In questo quadro “una politica fiscale più restrittiva peggiorerebbe le performance dell’Italia sul fronte della crescita economica e dell’evoluzione del debito/pil”. Non solo: Padoan torna anche a sfidare la Commissione sull’annoso problema del calcolo dell’output gap – cioè la differenza tra pil effettivo e pil potenziale, che è l’indicatore sulla base del quale vengono valutate le correzioni di bilancio – la cui sottostima secondo via XX Settembre “influenza pesantemente la valutazione del rispetto del Patto di crescita e stabilità”.

Infine, la lettera del ministro italiano ribadisce che l’Italia “nel 2015 e 2016 ha sostenuto costi straordinari pari allo 0,2% del pil per far fronte a una forte ondata di migranti e richiedenti asilo“. “Riteniamo che questi sforzi aggiuntivi largamente correlati ai costi del controllo delle frontiere e dell’assistenza debbano essere considerati quando si valutano le evoluzioni di deficit e debito”, ribadisce il titolare del Tesoro. Che conclude ricordando come “grazie alle riforme della spesa legata all’invecchiamento già portate a termine” – leggi riforma Fornero – “l’Italia abbia il miglior risultato tra i Paesi Ue in termini di indicatore di sostenibilità di lungo termine” oltre ad avere “una delle più favorevoli strutture di scadenza del debito, considerando insieme quello pubblico e quello privato”. “Sono fiducioso che gli elementi di cui sopra verranno tenuti in debito conto nel vostro rapporto”, auspica Padoan nella chiusa.