Nel 2016 il pil dell’Italia crescerà solo dell’1,1%, contro l’1,4% delle precedenti stime e l’1,2% preventivato dal governo Renzi. Quanto agli anni successivi, nessuno slancio ma solo un lieve progresso: l’economia della Penisola nel 2017 dovrebbe segnare un +1,3%.  Per quanto riguarda il debito, la Commissione lo vede quest’anno al 132,7%, invariato sul 2015 e più su rispetto al 132,4% previsto a febbraio, che è anche l’obiettivo indicato nel Documento di economia e finanza varato l’8 aprile. “Comincia a scendere nel 2017”, annota la Ue, quando “grazie alla crescita nominale più alta e al surplus” cala a 131,8%. Sono le attese stime di primavera della Commissione europea, da cui emerge che Bruxelles ha ritoccato al ribasso, di poco, tutte le previsioni dell’esecutivo. Il Tesoro ha risposto sostenendo che le previsioni della Ue “corroborano il quadro previsionale e le prospettive di finanza pubblica formulate dal governo, confermano l’efficacia della politica economica italiana, orientata per un verso a garantire la correzione dei conti pubblici e per l’altro a sostenere la ripresa grazie a una rimodulazione di entrate e uscite più favorevole alla crescita”.

Moscovici: “Sulla Stabilità decideremo in base a regole ma con intelligenza” – Rimane l’attesa per il verdetto sulla legge di Stabilità del 2016, che sarà emesso nelle prossime settimane. Un segnale positivo arriva dalla stima sul rapporto deficit/pil, che si attesterà al 2,4% nel 2016 contro il 2,5% previsto a febbraio, anche se nel 2017 è dato all’1,9% contro l’1,5% di due mesi fa. In entrambi i casi è lo 0,1% in più rispetto al Def. “No comment” sui risultati della valutazione del bilancio italiano, perché “è ancora in corso”, ma “cerchiamo di trovare un’intesa” sulla possibilità di concedere la flessibilità prevista dal Patto, è limitato a dire il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. “Abbiamo avuto molti contatti con gli amici italiani, ho incontrato Padoan più di dieci volte e questo dimostra che dedichiamo la massima attenzione alla situazione italiana”, ha detto. La Commissione Ue prenderà “ovviamente” in considerazione il debito elevato, ma la sua decisione sarà anche “intelligente nelle argomentazioni”, perché “se vogliamo raggiungere l’obiettivo comune di vedere crescita e lavoro tornare in Europa dobbiamo anche proseguire con le riforme e far scendere i deficit”.

“Crescita rallentata, disoccupazione scende solo gradualmente” – “Nel corso del 2015 il passo della crescita ha rallentato portando ad un avvio del 2016 più basso del previsto” che, “insieme all’ulteriore rallentamento del commercio globale, spiega la revisione al ribasso” rispetto alle previsioni invernali, scrivono i tecnici della Commissione. Nel 2017 confermato invece l’1,3% grazie a “domanda esterna più dinamica e investimenti“. Sul fronte del lavoro, la disoccupazione è prevista in calo all’11,4% quest’anno e all’11,2% nel 2017. “La disoccupazione scende solo gradualmente nel 2016 e 2017 anche perché i lavoratori precedentemente scoraggiati tornano nella forza lavoro”, scrive la Commissione. L’occupazione è infatti in aumento, “ma più in termini di ore lavorate che di posti di lavoro”. Hanno aiutato, nel 2015, gli sgravi di tre anni per chi assume a tempo indeterminato, estesi anche nel 2016 ma “con una riduzione meno generosa dei contributi sociali”.

La flessibilità sub iudice… – Il calo “marginale” del deficit è dovuto alla natura “espansiva” della legge di Stabilità 2016. Come risultato, il saldo strutturale di bilancio è atteso in peggioramento di oltre mezzo punto percentuale di Pil nel 2016: da -1% del Pil potenziale nel 2015 a -1,7% nel 2016 e nel 2017. Per il 2016 Roma aveva inizialmente concordato l’impegno di ridurre l’indebitamento all’1,4% del pil, obiettivo poi aumentato di ben un punto, al 2,4%: una differenza che vale circa 16 miliardi – con cui il governo ha finanziato più di metà delle uscite della manovra per il 2016 – e che è stata giustificata invocando tre diverse clausole di flessibilità. Le prime due sono espressamente previste dalle linee guida varate a gennaio 2015 alla fine del semestre italiano di presidenza Ue: si tratta di quella che permette di tener fuori dal deficit i contributi al fondo del piano Juncker per promuovere gli investimenti e di quella riconosciuta agli Stati che fanno riforme strutturali. In aggiunta, Palazzo Chigi e il Tesoro hanno chiesto uno 0,2% aggiuntivo, pari a circa 3,3 miliardi, per far fronte all’emergenza migranti. Per la quale però l’Italia, come ricostruito a suo tempo da ilfattoquotidiano.it, di miliardi ne spende solo 1,1. Così in corso d’opera la richiesta è stata limata.

… e le nuove rivendicazioni per il 2017 – Per Palazzo Chigi ora è indispensabile soprattutto poter ottenere uno “sconto” anche per il 2017: in caso contrario quando verrà varata la prossima manovra occorrerà trovare oltre 20 miliardi solo per disinnescare le solite clausole di salvaguardia (aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina) e tagliare il deficit. Il Def incorpora già l’ipotesi che la Ue conceda altra flessibilità per ben 11 miliardi. “Il governo si è impegnato ad abrogare l’aumento dell’Iva, ma questo è subordinato a all’identificazione nella prossima Stabilità di misure di compensazione necessarie per raggiungere l’obiettivo programmato dell’1,8% per il rapporto deficit/pil”, sottolinea la Commissione nell’ultima parte delle previsioni sulla Penisola.