Chi c’era si ricorda il vecchio campo centrale, gli undici match-point salvati al primo turno contro l’australiano Warwick, la finale con Guillermo Villas: memorie indelebili di quel magico 1976 e dell’ultimo trionfo di un tennista italiano agli Internazionali di Roma. Da allora, dal successo di Adriano Panatta al Foro Italico, sono passati esattamente 40 anni. Un lungo digiuno che con tutta probabilità continuerà anche nel 2016 e per molto tempo a venire: tra un Fabio Fognini sempre altalenante, un paio di gregari avanti negli anni e un manipolo di giovani volenterosi ma senza la stoffa del campione, l’Italia del tennis maschile resta lontanissima del vertice. E anche per quella femminile – dopo il ritiro della Pennetta, con la Vinci che ha già compiuto 33 anni e la Errani che sembra in parabola discendente – le cose non vanno troppo meglio: l’ultima vittoria risale al 1985, firmata da Raffaella Reggi.

Ai nastri di partenza degli Internazionali di Roma 2016 ci saranno 12 italiani, 7 uomini e 5 donne. Nessuno, però, con concrete possibilità di arrivare fino in fondo. Anzi, sarebbe una fortuna ritrovarne più della metà al secondo turno, e almeno due negli ottavi. L’unico che avrebbe i mezzi per riconquistare il Foro potrebbe essere Fabio Fognini, che sul rosso vale i primi cinque del mondo, ha battuto tutti i migliori da Nadal a Murray a Federer (anche Djokovic, ma nel 2006 quando il serbo era un “bambino”), e fatto i quarti al Roland Garros. Ma al ligure non è mai riuscito il salto di qualità definitivo dopo essere stato anche n. 13 del ranking nel 2014. E poi nel torneo di casa ha sempre toppato: come ad esempio due anni fa, quando arrivò tra mille aspettative ed uscì al primo turno tra i fischi del pubblico. Oggi Fognini è sceso in 31esima posizione e viene da un infortunio che ne ha condizionato l’inizio di stagione (anche se a Monaco e Madrid sono arrivati segnali parzialmente positivi). L’urna lo ha messo nella parte di tabellone più sguarnita, riservandogli un primo turno abbordabile contro Garcia-Lopez ed un ostacolo molto più severo al secondo con Ferrer (che però non è più il rullo di un tempo): se dovesse superare questo, allora Roma potrebbe tornare a sognare.

Per la prossima settimana l’Italia del tennis si aggrapperà a lui, perché l’Italia del tennis in questo momento è lui, almeno al maschile. Basti pensare che, con l’eccezione del turno 2016 contro la Svizzera in cui era assente, 13 su 16 degli ultimi punti della nazionale di Coppa Davis dal 2013 sono stati conquistati da lui. Dietro Seppi e Lorenzi sono buoni giocatori, a Roma in virtù di un buon sorteggio potrebbero arrivare fino agli ottavi ma non si può chiedere di più, tanto meno per il futuro. Marco Cecchinato, 23 anni, è la nota più lieta degli ultimi tempi, di recente è arrivato anche in nazionale e potrebbe crescere ancora (non al Foro, dove troverà subito il forte canadese Milos Raonic). I giovani Caruso e Sonego (rispettivamente classe ’92 e ’95) sono delle assolute novità, entrati nel main-draw di Roma dalle prequalificazioni senza aver mai calcato i campi Atp: per loro l’obiettivo è ben figurare contro Kyrgios e Sousa, e sperare in una carriera da professionisti. Ma nessuno promette di essere una stella del domani, e neanche un ricambio all’altezza per gli alfieri di oggi che vanno tutti per i trenta. Anzi, il talento migliore in prospettiva (quel Gianluigi Quinzi che nel 2013 vinceva Wimbledon juniores) si è perso tra infortuni, cambi di allenatore e tornei di periferia: il suo avversario in quella finale, il sudcoreano Hyeon Chung, oggi è n. 82 del mondo e già vince a livello Atp, lui è fermo alla posizione 437 e ai Futures.

Anche a Roma, insomma, vedremo la solita Italia che spera ai primi turni e poi si riduce a far da spettatore alle battaglie dei grandi. Per un pizzico di orgoglio patriottico non resta che affidarsi ai veterani. Come Roberta Vinci, 33enne, già al secondo turno con un bye e con davanti un tabellone favorevole: potrebbe arrivare almeno ai quarti di finale. Oppure Filippo Volandri, che a 34 anni si ritrova ancora nel main-draw degli Internazionali, un po’ per caso (è stato ripescato all’ultimo momento nelle qualificazioni) un po’ per merito (ha battuto il ceco Stepanek). A lui risalgono le ultime vere emozioni azzurre, con la semifinale nel 2007 dopo aver battuto anche Roger Federer: una cavalcata interrotta dal cileno Gonzalez, poi battuto dal solito Nadal. Tra le donne c’è stata anche la finale di Sara Errani nel 2014, schiantata da Serena Williams. Nient’altro negli ultimi 20 anni: a Roma l’Italia del tennis si entusiasma con poco e vive di ricordi. E l’anniversario del trionfo di Panatta rischia di essere solo una triste ricorrenza.

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