Non solo Sicilia: il nome di Mirello Crisafulli spunta anche nelle indagini dei pm partenopei. L’ex senatore siciliano del Pd compare, insieme all’ex deputato lombardo di Lega e Udeur Luca Bagliani, tra gli indagati nell’inchiesta della Dda di Napoli – sostituti Catello Maresca e Alessandro D’Alessio coordinati dall’Aggiunto Giuseppe Borrelli – che oggi ha portato a dieci arresti – nove in carcere, uno ai domiciliari – tra gli affiliati alla fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, per un periodo guidata anche dal capo dell’ala stragista Giuseppe Setola, anch’egli indagato ma non raggiunto da alcun provvedimento cautelare.

I due ex parlamentari non rispondono di reati di camorra, ma sono indagati per associazione per delinquere (articolo 416 codice penale) “perché  – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – si associavano al fine di realizzare una serie indefinita di truffe finanziarie mediante l’utilizzo di titoli e documenti falsi, anche ai danni di istituti di credito e operatori finanziari”.

I carabinieri del Reparto Operativo di Aversa hanno fatto luce su questo filone indagando sulle attività del 56enne Francesco Chianese, ideatore delle truffe e soprattutto referente per anni dei Casalesi nei comuni casertani di Parete e Lusciano, dove ha sottoposto ad estorsione decine di commercianti. Le estorsioni sarebbero state realizzate con la complicità del figlio 30enne Pietro, ritenuta figura emergente nel clan, e del 52enne Vincenzo Di Sarno, cognato del boss Raffaele Cantone. I tre affiliati, tutti già detenuti, sono stati raggiunti dalle ordinanze in carcere emesse dal Gip di Napoli Mariella Montefusco.

Crisafulli è già indagato anche a Enna per abuso di ufficio e occupazione abusiva di suolo pubblico per l’apertura della facoltà di medicina dell’Università romena Dunarea di Jos Galati. Ha ricevuto il 10 dicembre scorso un avviso di garanzia per una distrazione di fondi destinati all’università Kore. E a Roma deve rispondere con il ministro Alfano di abuso di ufficio per il trasferimento del prefetto di Enna Fernando Guida.

A Bagliani viene poi contestata, con altre sei persone, anche la falsificazione delle firme poste a sostegno della lista “Intesa Popolare” che si presentò alle politiche del 2013; in tale circostanza, emerge dal provvedimento, l’ex deputato avrebbe promesso utilità varie, tra cui la candidatura nella lista, ad un tenente-colonnello dell’Esercito Italiano impiegato presso il Comando Logistico Militare Nord affinché fornisse nominativi dalle banche dati in suo possesso. Per le indagini sulle truffe e sulle manipolazioni delle liste, reati avvenuti a Mestre, il gip partenopeo si è dichiarato incompetente trasmettendo gli atti al tribunale di Venezia e alla locale Procura che dovrà presentare nuove richieste di misure cautelari.