Alla fine sulla facoltà rumena di Medicina ideata a Enna da Mirello Crisafulli è calato il sipario. E l’ex senatore del Pd è finito nuovamente coinvolto da un’inchiesta della magistratura: questa volta i reati ipotizzati sono abuso d’ufficio e invasione di edificio pubblico. Stamattina, infatti, la Guardia di Finanza di Enna ha messo i sigilli ai locali dell’ospedale Umberto I che ospitano i corsi in lingua rumena della facoltà universitaria di Medicina e professioni sanitarie.

Qui dal 12 ottobre, 54 studenti, che avevano già pagato i 2.200 euro della prima rata della retta universitaria, avevano iniziato a studiare la lingua rumena, fondamentale per comprendere il resto delle lezioni, che sarebbero, invece, dovute iniziare a dicembre. La loro carriera universitaria, però si è interrotta prima: il sequestro dei locali dove studiavano il romeno è arrivato su ordine del procuratore ennese Calogero Ferrotti, con l’obbiettivo di “impedire la continuazione di una occupazione di cui non si trova alcun presupposto legale”.

Appena ieri era arrivata la diffida dell’assessorato alla Sanità della Sicilia, mentre pochi giorni fa il Ministro dell’Istruzione aveva intimato la fine delle lezioni, chiedendo anche l’intervento della procura. La facoltà di Medicina in rumeno è solo l’ultima trovata di Crisafulli, il parlamentare cancellato dalle liste del Pd nel 2013 perché considerato “impresentabile“, poi candidato sindaco della sua città contro il volere del suo stesso partito. Ed è proprio in campagna elettorale che Crisafulli, già ideatore dell’università Kore di Enna, aveva annunciato la volontà d’installare nel suo feudo una succursale dell’università rumena Dunarea De Jos di Galati.

L’ex senatore, infatti, si era accorto di come la Romania fosse diventata la meta degli studenti italiani bocciati ai test di medicina nelle università italiane. E in cambio di una retta pari a 9mila euro l’anno, l’ex senatore dem avrebbe garantito l’iscrizione a medicina, senza trasferirsi all’estero, previo studio della lingua romena. Promessa elettorale mantenuta, anche dopo il sonoro flop alle elezioni amministrative. “Il nostro ospedale ora può diventare policlinico”, gioiva Crisafulli, forte di un protocollo pro tempore siglato da Giuseppe Termine, ex commissario della Asp di Enna e la fondazione Proserpina, creata dallo stesso ex senatore. In base a quel documentola Asp concedeva alla fondazione 28 locali dell’ospedale: 16 al quarto piano e 12 al piano zero.

“Quel protocollo – spiegano gli investigatori – non esiste agli atti dell’ente, che ora non trova neanche l’originale. Il nuovo direttore generale al momento del suo insediamento fece sgomberare i locali al quarto piano, ma nulla fece per quelli al piano zero, che erano e sono rimasti occupati fino ad oggi dalla fondazione Proserpina, che in realtà Fondazione non lo è mai stata non essendone stato riconosciuto giuridicamente lo status”.

La Proserpina è la “creatura” utilizzata da Crisafulli prima per supportare le attività dell’università Kore di Enna, e poi per aprire i corsi di laurea in medicina: solo che ha chiesto di essere riconosciuta come fondazione solo nel settembre 2015. “Nel frattempo – continuano gli investigatori delle fiamme gialle – aveva già siglato un protocollo con l’Asp nel 2014, una convenzione con la Regione Siciliana nel 2015 e a metà settembre aveva deliberato la sua trasformazione in società commerciale, ora Fondo Proserpina srl”.

Nata nel 2011, ha tra i soci fondatori Franz Bruno, il presidente di AcquaEnna, che gestisce l’acqua nella città ennese, Filippo Cancaré, uno degli esponenti del cerchio magico di Crisafulli, e l’ex sindaco di Centuripe, Giuseppe Arena, con un capitale sociale di 7.700 euro. L’indagine coinvolge quattro persone: oltre a Crisafulli, l’ex commissario dell’Asp Termine, e gli attuali dirigenti Emanuele Cassarà e Giovanna Fidelio.

Nel registro degli indagati è ipotizzata un’altra fattispecie di reato, al momento contro ignoti, il falso per soppressione in relazione alla scomparsa del protocollo d’intesa tra l’Asp di Enna e la Proserpina sulla concessione dei locali dell’ospedale Umberto I. Che oggi sono finiti sotto sequestro: la Medicina made in Romania di Crisafulli si ferma al momento qui, anche se l’ex senatore non si dà per vinto: “Se il problema sono i locali, ne troveremo subito altri”.