Due le novità più rilevanti che emergono dal decreto banche approvato dal Consiglio dei ministri venerdì 29 aprile e da oggi in vigore. La prima è che i tempi di recupero dei crediti in sofferenza verso le imprese si ridurranno in media dagli attuali 7-8 anni a circa 4-5 anni e non a 6-9 mesi, come annunciato in prima battuta dal governo. L’altra novità, ancora più rilevante, è che il Tesoro entra in possesso della Sga, la società pubblica che alla fine degli anni ‘90 ha rilevato i crediti in sofferenza del Banco di Napoli, e si prepara a utilizzarla per rafforzare l’azione del Fondo Atlante a sostegno del sistema bancario.

Che i tempi di recupero dei crediti saranno più lunghi di quanto annunciato in conferenza stampa lo ha dovuto ammettere lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel corso di un’audizione in commissione Finanze al Senato, dove ha chiarito che gli interventi sulle procedure concorsuali “hanno un impatto sul recupero crediti che stime indipendenti valutano in 3 anni di riduzione sui tempi medi”. Vale a dire, appunto, che da 7-8 anni si scenderà a 4-5 anni. Un’accelerazione certamente positiva, che però ha uno scarso impatto sullo stock di sofferenze esistenti (oltre 200 miliardi) che costituisce qui e ora il problema più rilevante che il sistema bancario italiano si trova ad affrontare. In una fase che si prevede ancora lunga di tassi negativi e crescita al lumicino, la questione sofferenze rischia di diventare destabilizzante, come testimonia lo stesso andamento dei titoli bancari in Borsa. E anche i due nuovi strumenti introdotti con il decreto “banche” – il patto marciano e il pegno non possessorio – non aggrediscono direttamente lo stock attuale di sofferenze applicandosi di fatto solo ai nuovi contratti.

Il vantaggio, ha sottolineato Padoan in audizione, è che i nuovi strumenti “ridurranno significativamente la generazione di nuove sofferenze” e anche questo contribuisce a ridurre i tempi di smaltimento dello stock attuale. Non solo, il patto marciano “può intervenire anche sui contratti già stipulati” qualora le parti ritengano utile rinegoziare il finanziamento in essere, ha spiegato il ministro. Dalla rinegoziazione, infatti, l’impresa debitrice può ottenere vantaggi in termini di costi e durata del finanziamento, mentre la banca si può assicurare, grazie alle nuove norme, una procedura più snella per il recupero del credito in caso di inadempienza. E’ attraverso il patto marciano, precisa Padoan, che “il creditore può entrare in possesso del bene posto in garanzia in soli 7-8 mesi contro i 40 attualmente stimati per le esecuzioni immobiliari attraverso la procedura giudiziale”. Equivoco chiarito, dunque. La norma sul patto marciano, tra l’altro, rivede anche i termini che fanno scattare la procedura: “Si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate, anche non consecutive, nel caso di obbligo di rimborso a rate mensili”. Se le scadenze delle rate sono superiori al termine mensile basta anche il mancato pagamento per oltre sei mesi di una sola rata. Termini più stringenti, dunque.

Come detto, l’impatto di queste nuove norme non si vedrà qui e ora, ma potrà essere valutato solo tra qualche anno e il governo, consapevole di dover tamponare al più presto la questione dei non performing loans in carico alle banche italiane, trasferisce per decreto al ministero del Tesoro il 100% delle azioni Sga a fronte di un corrispettivo di 600mila euro, pari al valore nominale delle azioni. Una mossa attesa da tempo. Nel decreto è specificato che Sga potrà “acquisire sul mercato crediti, partecipazioni e altre attività finanziarie”. Padoan ha sottolineato in audizione che la “restituzione” di Sga al Tesoro “permetterà di mobilitare risorse altrimenti non utilizzabili” e che si sta ancora “analizzando a livello tecnico” il possibile utilizzo di queste risorse.

In prima battuta, qualche settimana fa, si era parlato di Sga come di un potenziale sottoscrittore del fondo chiuso Atlante, a fianco della Cassa depositi e prestiti. Poi non se n’è fatto nulla, anche perché la società non era ancora nelle disponibilità del Tesoro. Ora, tra le ipotesi di un possibile utilizzo, c’è quella di un intervento di Sga nella prossima riapertura di Atlante, riapertura che potrebbe rendersi necessaria qualora il Fondo sia costretto a intervenire massicciamente a sostegno dell’aumento di capitale di Veneto Banca: in questo caso oltre il 50% dei 4,2 miliardi raccolti nel primo round di sottoscrizioni sarebbero assorbiti dalle due popolari venete, lasciando uno spazio di manovra davvero minimo al fondo sui non performing loans e sugli altri aumenti di capitale. Per contro, se invece l’aumento di Veneto Banca dovesse andare in porto senza particolari problemi, allora Sga potrebbe essere utilizzata come una sorta di Atlante 2, cioè una bad bank pubblica impegnata nell’acquisto e nella gestione di crediti e altre attività non immobiliari non connesse al Banco di Napoli.

Questo possibile utilizzo è specificato a chiare lettere nella relazione illustrativa del decreto che precisa come Sga possa essere coinvolta “in tutte le operazioni coerenti con la sua natura di intermediario finanziario”. Essendo però Sga posseduta al 100% dal Tesoro, un utilizzo di questo tipo rischia di porsi in contrasto con le norme europee sugli aiuti di Stato. Più probabile dunque che Sga possa entrare nel fondo volontario predisposto dalle banche per condurre in porto il salvataggio di Tercas, fondo su cui il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha detto che sono in corso riflessioni. “C’è un altro possibile fondo all’orizzonte – ha detto Patuelli – un fondo volontario che sull’esempio di Atlante può divenire all’occorrenza un fondo partecipativo. Stiamo parlando del fondo volontario nato pochi mesi fa di fianco al fondo obbligatorio dell’Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi, ndr). La volontarietà del contributo e la presenza in massima parte di privati al capitale permetterebbe dunque di poter imbarcare senza problemi anche Sga, sullo stesso modello di Atlante. Il pre-marketing delle azioni di Veneto Banca partirà il 12 maggio ed entro poche settimane risulterà chiaro come governo e banche intenderanno muoversi.