Diciotto capi di imputazione. Una sfilza di reati, dall’associazione a delinquere all’abuso di ufficio, al falso, alla truffa, alla violazione e distruzione di aree paesaggistiche tutelate, fino alla violenza privata, alle minacce e alla concussione. La procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per il senatore del Ncd Antonio Azzollini, ex presidente (per 12 anni) della commissione bilancio del Senato, e per altri 44 imputati nell’inchiesta sui lavori per la costruzione del porto commerciale di Molfetta (di cui Azzollini è stato sindaco fino al 2013) in provincia di Bari. Per il procuratore aggiunto di Trani Francesco Giannella e i sostituti Antonio Savasta e Michele Ruggiero, il potente senatore molfettese – “intoccabile” salvato due volte dal Senato, prima con il no all’uso delle intercettazioni, poi con il rigetto della richiesta di arresto per il crac della Divina Provvidenza – sarebbe capo e organizzatore di una “associazione a delinquere costituita allo scopo di commettere reati contro il patrimonio, la fede pubblica e la pubblica amministrazione”.

L’inchiesta riguarda l’appalto e i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta, opera faraonica da 170 milioni di euro costruita in parte (e mai finita) su un letto di bombe della seconda guerra mondiale. Un’opera che non avrebbe nemmeno dovuto essere appaltata perché “non eseguibile” secondo la stessa ditta vincitrice dei lavori, il colosso delle cooperative emiliane Cmc di Ravenna, il cui presidente del Cda Massimo Matteucci, il procuratore speciale Giorgio Calderoni e il direttore di cantiere sono imputati di truffa ai danni dello Stato e concorso in abuso d’ufficio. La presenza di ordigni inesplosi sul fondale, secondo i pm di Trani, era nota fin dal principio al senatore Azzollini e ai dirigenti del comune di Molfetta, i quali “sapevano bene che sussisteva – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – oltre alla mancanza delle necessarie autorizzazioni, l’inaccessibilità della zona di mare interessata per la presenza di un notevole numero di residuati bellici che ne facevano una vera e propria discarica subacquea di ordigni”. Ma quel porto, con o senza bombe, s’aveva da fare. E il Comune di Molfetta nel 2006 ha persino effettuato una “transazione” risarcitoria di 7,8 milioni di euro alle imprese aggiudicatarie, per il danno provocato dal “protrarsi dei tempi di esecuzione dei lavori” a causa della presenza delle bombe.

Appaltato nel 2006 per 57 milioni di euro (con una delibera preparata dal dirigente comunale di allora, Enzo Tangari, morto dopo essere finito con la sua auto nelle acque del porto nel febbraio 2013), il cantiere per il nuovo porto di Molfetta nel dicembre 2006 è stato aggiudicato all’Ati formata da Cmc, Sidra e Impresa Pietro Cidonio nonostante le imprese avessero addirittura partecipato, un anno prima, ad “attività di supporto alla progettazione definitiva dell’opera”. Secondo la ricostruzione della procura, dirigenti comunali, funzionari e imprenditori – su istigazione del senatore Azzollini – avrebbero fatto carte false confezionando atti amministrativi ad hoc, facendo approvare delibere, truccando i bilanci e la gara d’appalto per il cantiere del porto che è stato costruito, per di più, in un’area sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici. Sotto la lente degli inquirenti anche le “varianti in corso d’opera” (la prima di circa 2,5 milioni, la seconda “suppletiva di variante” invece “stravolge” il progetto facendo lievitare l’importo a circa 61 milioni, senza consentire però il completamento del porto). Nel frattempo, nelle pieghe delle leggi finanziarie, a Molfetta sono continuati ad arrivare fiumi di denaro pubblico che secondo l’accusa sono stati utilizzati per “spese non pertinenti” e “non attinenti alla destinazione di legge”, come lavori per i chioschi di prodotti ortofrutticoli, tende da sole, interventi di pulizia di aree comunali, riqualificazione di piazze cittadine (per citarne alcuni).

Per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione dell’opera, il senatore Azzollini secondo gli inquirenti non avrebbe esitato a “usare violenza morale” nei confronti di ricercatori dell’Ispra, dirigenti del settore ambiente della Regione Puglia (presentandosi in un’occasione “con una decina di persone per sollecitare il compimento dell’atto dell’ufficio”) e umiliando i suoi stessi funzionari comunali (“Se non siete capaci toglietevi dai coglioni!” avrebbe urlato al dirigente del comune di Molfetta Enzo Balducci, anch’egli imputato). Mentre un inquietante filone dell’inchiesta, affidato al Corpo Forestale di Bari, avrebbe riscontrato la pericolosità delle operazioni di dragaggio del fondale di Molfetta, pieno di ordigni a carica esplosiva e chimica, triturati dalla draga e in parte stoccati nella cassa di colmata del nuovo porto, in parte dispersi in mare. Ora il gip dovrà decidere sulla richiesta dei pm di Trani, assolti nel dicembre scorso dall’accusa di “persecuzione” nei confronti del senatore Ncd. Un fascicolo d’indagine che dovrà fare a meno delle intercettazioni a carico di Azzollini, che resteranno inutilizzabili per decisione del Senato.