Chiesti nove anni di reclusione per Roberto Formigoni. “Capo di un gruppo criminale” – secondo l’accusa – e al centro di “fatti gravissimi di corruzione sistemica durata dieci anni”, nei quali sono stati “sperperati 70 milioni di denaro pubblico, con due enti al tracollo, la Maugeri e il San Raffaele“. E beneficiario – sempre secondo la ricostruzione dei magistrati – di “circa otto milioni di euro in benefit di lusso” arrivati dalle tasche degli imprenditori Daccò e Simone in cambio di rimborsi indebiti. “Quello del pubblico ministero è un teorema fantascientifico, una vera fiction senza alcun riferimento alla realtà e senza alcuna prova”, ha commentato a caldo il senatore di Ncd.

“Formigoni capo del gruppo criminale”
Tutt’altro secondo i pm di Milano Laura Pedio e Antonio Pastore, che hanno usato parole forti durante la requisitoria finale nella quale hanno chiesto la condanna per l’ex presidente della Regione Lombardia, imputato per associazione per delinquere e corruzione nel caso Maugeri. Secondo i magistrati era proprio Formigoni “il capo e il promotore” del “gruppo criminale” che ha fatto “commercio privato delle funzioni pubbliche”. Senza la sua adesione – sostengono Pedio e Pastore – non sarebbe esistita neppure la presunta associazione per delinquere. I pm hanno chiesto altre nove condanne, e in particolare 8 anni e 8 mesi per il faccendiere Pierangelo Daccò e per l’ex assessore lombardo Antonio Simone.

“Corruzione sistemica”
I magistrati hanno descritto il sistema emerso dalle indagini partite nel 2012 e hanno illustrato ai giudici quanto approfondito nel corso del processo. Dove “abbiamo ricostruito dei fatti gravissimi di corruzione, una corruzione sistemica durata dieci anni. Questo processo – ha aggiunto il pm Pedio – dimostra quanto la corruzione sia devastante per il sistema economico, abbiamo avuto qua 70 milioni di euro di denaro pubblico sperperati, con due enti al tracollo, la Maugeri e il San Raffaele, con imprenditori che hanno depredato questi enti e un danno enorme al sistema sanitario”.

“Otto milioni di benefit di lusso al governatore”
Secondo l’accusa, infatti, dalle casse della Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il ’97 e il 2011 e dalle casse del S. Raffaele tra il 2005 e il 2006 altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, i quali poi avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui vacanze, l’uso di yacht e finanziamenti per la campagna elettorale, all’allora governatore lombardo Formigoni. E lui in cambio, sempre secondo l’accusa, avrebbe favorito la Maugeri e il S. Raffaele con atti di giunta garantendo rimborsi indebiti (circa 200 milioni di euro per la Maugeri).

“Ordini e pressioni per enti amici in cambio di tangenti”
“Se non ci fosse stato l’arresto di Daccò per il caso San Raffaele e se il fiduciario Grenci non avesse portato la contabilità in Procura, la corruzione sistematica che durava da oltre 10 anni sarebbe proseguita”, hanno spiegato i pm. Secondo l’accusa, “senza l’adesione di Formigoni l’associazione per delinquere non sarebbe nata” e da lui ci furono “ordini e pressioni” per favorire gli enti ospedalieri amici in cambio di tangenti. I pm hanno sottolineato anche che tra il settembre del 2009 e lo stesso mese del 2011 “ci furono 861 contatti telefonici” tra l’allora presidente della Regione, il faccendiere Daccò e lo stretto collaboratore di Formigoni, Villa. Secondo i magistrati, Formigoni, così come Daccò, Simone e altri imputati, non merita la concessione delle attenuanti generiche e deve essere condannato a nove anni di carcere.

Pm: “Senatore ha mentito in aula”
Il pm Pedio ha voluto sottolineare che Formigoni “gestisce ancora la cosa pubblica e le dichiarazioni che è venuto a fare qua in Aula le ha fatte da senatore della Repubblica e da presidente della Commissione Agricoltura”.  Il magistrato ha evidenziato più volte come Formigoni “non ha risposto ad alcuna domanda nemmeno dei suoi giudici” perché in Aula ha reso dichiarazioni spontanee presentando “una storia sua, una tesi risibile, ci è venuto a dire che il rapporto con Daccò era normale e che il problema è dei giornalisti che vanno a cercare gli scontrini”. Il pm ha sottolineato in più passaggi che Formigoni nella sua ricostruzione “ha mentito” e ha spiegato poi che “chiederemo anche la confisca dei quadri che gli sono stati sequestrati, uno del valore di 50 mila euro”.

“Teorema fantascientifico”
Per l’ex numero uno della Regione Lombardia, però, quello dei pm “è un teorema fantascientifico, una vera fiction senza alcun riferimento alla realtà e senza alcuna prova. Il teorema dei pm raggiunge le vette del ridicolo quando si sofferma sulle cosiddette utilità. Basti un esempio – ha commentato Formigoni – essere ospitato su una barca per alcuni giorni ha coinciso, per i pm, con il diventare proprietario della barca stessa. Non sarà difficile per le mie difese smontare punto per punto questa assurda e irrazionale costruzione”. I pm, si legge ancora nella sua nota, “hanno cercato di dimostrare l’opposto di quello che tutti sanno, non solo in Lombardia ma in Italia, cioè che noi abbiamo costruito la migliore sanità del Paese, l’unica che abbia avuto i conti in ordine per 11 anni consecutivi. Hanno volutamente dimenticato che i finanziamenti attribuiti dalla Lombardia alla Maugeri erano pagamenti per prestazioni fornite ai cittadini, di altissima qualità, e controllati fin nei particolari, dimenticando anche che dopo di me gli stanziamenti sono cresciuti”. Il suo avvocato, Luigi Stortoni, ha definito le richieste “molto forti, molto intense e che si confanno a un teorema che noi siamo convinti non sia provato da risultanze”. Il legale ha aggiunto che le pene proposte dai pm possono essere considerate “congrue” solo se l’accusa “regge”.