Sonora bocciatura, da parte del cda di Rcs Mediagroup, dell’offerta di Cairo Communication per rilevare l’editrice di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Lo si legge senza tema di equivoci nella nota diramata dal consiglio di amministrazione della società che, oltre ad aver espresso “apprezzamento per le prime evidenze sui risultati al 31 marzo 2016, che risultano in netto miglioramento rispetto al pari periodo dell’anno precedente”, anticipando la data di approvazione dei conti a prima dell’assemblea dei soci, ha esaminato la proposta del patron del Torino per rilevare la società.

Innanzitutto c’è la presa di distanza dei consiglieri guidati da Laura Cioli, l’amministratore delegato di Rcs in quota Mediobanca che siede anche nel cda della Telecom Italia di Vincent Bolloré, ovvero l’uomo che lo stesso istituto di Piazzetta Cuccia potrebbe spingere a contrastare la sgradita offerta di Cairo. Il cda sotto la presidenza dell’ex numero uno della Mondadori dei soci di Bolloré, Maurizio Costa, ha tenuto a precisare che l’offerta non è stata concordata, né preventivamente comunicata alla società. Quindi rileva che il prezzo messo sul piatto da Cairo è basso. Le argomentazioni sono che “il corrispettivo offerto è significativamente a sconto rispetto alle medie del titolo Rcs MediaGroup rapportate alle medie del titolo Cairo Communication a tre, sei e dodici mesi”. Oltre al fatto, del tutto teorico, però, che “la media delle valutazioni degli analisti che seguono la società esprimeva, all’8 aprile scorso, un target price (prezzo obiettivo, ndr) di Rcs pari a 0,81 centesimi di euro”. Infine, altro fatto teorico, la considerazione secondo cui “la media dei prezzi delle azioni della Società nell’ultimo trimestre è stata influenzata negativamente dall’annuncio della distribuzione della partecipazione in capo a Fca, nonché dal protrarsi del negoziato in corso con le banche finanziatrici”. L’analisi, però, non tiene conto delle settimane in cui il titolo è salito in attesa invece di un’offerta di acquisto che poi non è arrivata.

Per non lasciare nulla d’intentato, la nota aggiunge che in ogni caso non è possibile fare un confronto, visto che “la consistenza effettiva del corrispettivo offerto è di difficile valutazione, tenuto anche conto che le azioni di nuova emissione a servizio dell’offerta rappresenterebbero circa tre volte l’attuale flottante del titolo Cairo Communication”. Come dire: chi ci garantisce che una volta aumentato il capitale il valore di Cairo non si sgonfi? Dubbio che però non si accompagna a una considerazione di buon senso: il titolo Cairo post offerta incorporerà anche gli asset di Rcs, quindi seppure zavorrato dai debiti dell’editrice, dovrebbe aumentare di valore. O almeno, sembra pensarla così la Borsa dove le azioni della società di Urbano Cairo dopo l’offerta hanno camminato al rialzo con l’eccezione della debacle di martedì che ha riguardato tutta Piazza Affari causa dubbi sulla tenuta del sistema bancario.

Quindi il problema più oggettivo. La condizione dell’offerta che chiede una moratoria alle banche creditrici di Rcs, secondo il cda dell’editrice “incide sull’operatività della Società e potrebbe interferire con le trattative in corso con le banche creditrici”. Il consiglio quindi ritiene “che debba essere chiarita la natura e la portata della predetta condizione, tenuto conto che la Società intende proseguire nelle trattative con le banche finanziatrici, con l’obiettivo, auspicabilmente, di portarle a compimento in tempi brevi, considerato che (i) la prosecuzione di detta trattativa è nell’interesse della Società e (ii) i termini e le condizioni della rinegoziazione proposti dalla Società risultano più favorevoli per la Società stessa rispetto alle condizioni del contratto di finanziamento in essere”.