L’estate scorsa, a fine luglio, la rottura di una fogna aveva provocato lo sversamento nel mare di Pescara di 30mila metri cubi di liquami, anche fecali; ma non ci fu mai un cartello di divieto di balneazione. Dal Comune, infatti, non erano giunte comunicazioni ufficiali. E così, nel weekend dell’1 e 2 agosto, centinaia di cittadini e turisti si erano tuffati in quell’acqua. Diversi tra loro furono poi vittime di problemi gastrointestinali, nausee e strane bolle sul corpo. Ora alcune intercettazioni fanno pensare che il Comune, in quei giorni travolto dalle polemiche, sapesse dell’inquinamento del mare già alcuni giorni prima dell’emergenza. “Vediamo di rintuzzare la polemica dato che sabato e domenica abbiamo consentito il bagno con il mare così inquinato” disse per esempio il 3 agosto il vicesindaco della città abruzzese, Enzo Del Vecchio (Pd), al telefono con un dirigente comunale, Tommaso Vespasiano. A pubblicare le telefonate è stato il Messaggero: si tratta di conversazioni che sono state intercettate durante un’altra inchiesta della Procura sulla realizzazione della City (un mega-complesso immobiliare che dovrebbe ospitare gli uffici della Regione). Ora quei dialoghi sono finiti nel fascicolo dell’inchiesta per omissione di atti d’ufficio che vede indagati Del Vecchio, Vespasiano e il sindaco Marco Alessandrini, anche lui del Pd.

“Se riusciamo a metterla (l’ordinanza di divieto?, ndr), vediamo che data dargli” aggiunge sempre Del Vecchio in quella telefonata con Vespasiano. Sempre quel lunedì 3 agosto il sindaco Alessandrini avrebbe poi firmato l’ordinanza di divieto alla balneazione, retrodatata a due giorni prima. Provvedimento subito annullato da uno successivo, visto che le nuovissime analisi dell’Arta, l’agenzia regionale per la tutela ambientale, annunciavano un improvviso miglioramento dei valori dell’acqua: “Le analisi sono buone quindi l’ordinanza va bloccata – commenta Del Vecchio al telefono con Vespasiano, la cui utenza era sotto controllo – La R. (testuale, ndr) mi ha detto: ‘Va be’, stando così le cose potete rimuovere il divieto’. Ma noi non lo abbiamo mai messo, quindi figuriamoci”.

Ma non solo: qualche giorno prima della rottura fognaria e del weekend incriminato, Vespasiano informava il vicesindaco: “Il valore si è raddoppiato rispetto al minimo”. E alcuni giorni dopo quel 3 agosto Del Vecchio e Vespasiano si sentono di nuovo al telefono: “Quello ormai, Tommà, è certificato, che gli vuoi fare? Ormai lì abbiamo omesso e neanche tanto, perché purtroppo la comunicazione al sindaco è arrivata alla sua segreteria, non a lui, e l’ha vista il 3 agosto. Ma a quel punto abbiamo fatto la doppia ordinanza”.

Ma che il Comune sapesse da giorni dell’inquinamento e non abbia fatto niente per fermare i bagni in mare è una tesi respinta da Del Vecchio: quelle parole, dice, non hanno “nessun legame con la criticità emersa, e conosciuta, il 3 agosto”. Contattato dal FattoQuotidiano.it, il vicesindaco si difende a tutto campo: “Se li leggessimo interamente gli atti e le intercettazioni, si scoprirebbe che io sono venuto a conoscenza della non conformità della acque di balneazione alle 19.44 del 23 luglio e che già in giornata le analisi suppletive dell’Arta la superavano”. E perché quell’ordinanza tardiva di blocco alla balneazione? “Abbiamo saputo tutto la mattina del 3 agosto e a quel punto l’amministrazione comunale si è attivata immediatamente”. Dalle intercettazioni risulta evidente una sua cognizione pregressa del problema. “Mi ero sbagliato, tant’è che le intercettazioni seguenti attestano che le analisi dell’Arta avevano garantito l’idoneità delle acque – spiega ancora Del Vecchio – Nessun bagno a rischio è stato fatto nel primo fine settimana di agosto. Tra l’altro io dal 2 ero fuori città, in ferie”.

Le opposizioni tornano a chiedere le dimissioni della giunta di centrosinistra guidata da Marco Alessandrini: “Hanno messo a rischio la salute dei cittadini per non far scoprire la loro negligenza – dichiarano i Cinquestelle – Hanno permesso ad anziani e bambini di fare il bagno in acque inquinate che presentavano valori raddoppiati rispetto ai limiti consentiti dalla legge”. “La salute non è né di destra né di sinistra – aggiunge il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Lorenzo Sospiri – loro sono degli irresponsabili e devono dimettersi”.