Salvatore Failla e Fausto Piano sono stati uccisi “con un colpo alla nuca da criminali tunisini che non hanno nulla a che fare con l’Islam“. Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Ali Abuzaakouk, in un’intervista al Messaggero, sostiene che i due italiani presi in ostaggio in Libia e uccisi dopo quasi otto mesi di prigionia sono stati vittima di “un’esecuzione a sangue freddo”. Sulla vicenda, però, ha riferito in aula al Senato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che, sottolineando come ci siano ancora “molti punti oscuri”, ha ribadito la ricostruzione dell’agguato già emersi nei giorni scorsi. “Nel pomeriggio del 2 marzo, nell’ambito di quotidiane azioni di controllo del territorio condotte dalle forze locali facenti capo alla municipalità di Sabrata, un convoglio composto da 2-3 pick up di tipo Toyota e Tundra, a sud di Surman, è stato ingaggiato in conflitto a fuoco che ha provocato 9 vittime, tra cui purtroppo i nostri due connazionali“.

Il titolare della Farnesina smentisce anche l’ipotesi del pagamento di un riscatto per la liberazione di Calcagno e Pollicardo, rientrati in Italia il 6 marzo. “Non era stato pagato alcun riscatto, non risultava fosse imminente il rilascio e non risultava ci fossero passaporti risalenti a Daesh”, ha detto. Dunque, per quanto riguarda i sequestratori, “non è mai giunta alcuna rivendicazione. L’ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico operante tra Mellita, Zuwara e Sabrata“. Intanto è atteso in giornata l’arrivo delle due salme a Ciampino, all’indomani di una giornata di annunci, rinvii e smentite sulla loro partenza.

L’incognita dell’autopsia – Da Tripoli, pur confermando per stasera la partenza dei corpi dei due italiani, sono arrivate ancora oggi notizie discordanti sull’autopsia. L’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della vedova di Salvatore Failla, in mattinata spiegava che “in questo quadro di kafkiana incertezza l’unica certezza è che non è stata fatta”, aggiungendo che “le dichiarazioni del ministro degli Esteri del governo della Libia rendono ancora più importante che l’esame medico legale sia eseguito in Italia“.

Ma le notizie arrivate da Tripoli lo smentivano: alle 12.15 ora italiana una fonte ufficiale della Procura generale di Tripoli ha riferito che “era in corso” l’esame sulle salme, alla presenza di un “medico legale italiano” e tre libici. E non si trattava di “un’autopsia superficiale“, ma di una “completa per poter estrarre, se c’è, il proiettile dai corpi. Estrarlo è importante perché ha ‘impronte‘ che determinano il tipo d’arma che ha causato il decesso“. Una notizia a seguito della quale “la signora Failla ha chiamato l’unità di crisi della Farnesina“, ha spiegato il suo legale. “Lì le hanno detto che si tratterebbe solo di un esame esterno dei cadaveri, con tac e radiografia“. Ieri il Libya Observer scriveva che l’autopsia è stata richiesta dalla procura del distretto Khalifa Ghwell di Tripoli e che sarebbe stata completata entro questo pomeriggio.

وصلت يوم أمس إلى مطار امعيتيقة جثث الإيطاليين الذين قُتلوا في مدينة صبراتة في المواجهات الأخيرة مع داعش ومعهم أيضا ستة ج…

Pubblicato da ‎المركز الإعلامي صبراتة – Sabratha Media Center‎ su Mercoledì 9 marzo 2016

 

Gentiloni e la ricostruzione del rapimento – “Sulla base delle evidenze emerse, i quattro italiani sono stati nelle mani dello stesso gruppo durante tutta la durata del sequestro, cambiando” prima del 2 marzo “solo una volta il luogo di prigionia“. Il responsabile della Farnesina ha riferito che “per proprie finalità, il gruppo di sequestratori ha lasciato intendere che gli ostaggi fossero stati separati o passati di mano ad altri gruppi, fatto che in questi ultimi giorni si è rivelato non essere vero”. Durante i mesi del sequestro, ha tuttavia spiegato, “nell’ambito dell’attività di intelligence, sono state acquisite informazioni da fonti e da approfondimenti tecnici, senza però mai riuscire a localizzare con sicurezza e precisione i possibili luoghi di detenzione”.

Sugli ultimi giorni del sequestro dei quattro tecnici della Bonatti in Libia, finito con la morte di Fausto Piano e Salvatore Failla, il ministro ha riferito che “nel pomeriggio del 2 marzo, nell’ambito di quotidiane azioni di controllo del territorio condotte dalle forze locali facenti capo alla municipalità di Sabrata, un convoglio composto da 2-3 pick up di tipo Toyota e Tundra, a sud di Surman, è stato ingaggiato in conflitto a fuoco che ha provocato 9 vittime, tra cui purtroppo i nostri due connazionali“. Piano e Failla “erano stati prelevati dal nascondiglio in cui erano tenuti insieme agli altri due connazionali probabilmente allo scopo di spostarli in due momenti differenti”, ha aggiunto Gentiloni, confermando le ricostruzioni già emerse nei giorni scorsi. “Nelle prime ore del mattino del 4 marzo – ha proseguito – Gino Pollicandro e Filippo Calcagno, lasciati incustoditi nel luogo di prigionia, sono riusciti a fuggire e a raggiungere la municipalità di Sabrata, mettendosi in contatto con le famiglie e con le autorità tripoline e italiane”.

Ministro Esteri Tripoli: “No a stranieri armati in Libia” – Il ministro degli Esteri di Tripoli Abuzaakouk, nell’intervista al Messaggero, spiega che “queste sono le informazioni che abbiamo, ora cercheremo di capire perché lo hanno fatto”. Al momento i corpi si trovano a Tripoli dove sono rimasti bloccati da ieri sera, quando era previsto il loro rientro a Ciampino. Una volta in Italia l’autopsia sui corpi sarà eseguita all’Istituto Legale del Policlinico Gemelli.

Parlando della lotta all’Isis, il ministro, pur ammettendo che “combattere lo Stato islamico è la nostra priorità”, sottolinea che “accetteremo la cooperazione degli altri Paesi in termini di aiuti logistici, armamenti, munizioni. Questo vuol dire lavorare insieme per eliminare l’Isis dalla Libia, in modo che non possa colpire i nostri Paesi confinanti o l’Europa“, dice il ministro. Tuttavia “se qualcuno proverà a colpire il nostro Paese senza permesso, il suo gesto verrà considerato un atto di aggressione e una violazione della nostra sovranità nazionale”.

Sulla presenza in Libia di forze europee di intelligence, “la nostra politica è quella di non avere stranieri armati in Libia. L’ unico caso sono forze presenti con il generale Haftar in Cirenaica. Non rifiutiamo un lavoro comune di intelligence per combattere l’Isis, ma la nostra politica sull’argomento è chiara: ufficialmente non abbiamo nessuna forza militare straniera e lo sottolineo, militare”.