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Roggero in carcere a Bollate: “Mattarella ha graziato Minetti, si metta una mano sulla coscienza”. La moglie chiede la grazia, il ministero: “Istruttoria non avviata”

A quasi 48 ore dalla conferma della condanna, la Cassazione trasmette gli atti alla Procura di Asti. Il legali del gioielliere chiedono il differimento dell’esecuzione della pena
Roggero in carcere a Bollate: “Mattarella ha graziato Minetti, si metta una mano sulla coscienza”. La moglie chiede la grazia, il ministero: “Istruttoria non avviata”
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“Pentito? Non si può fare questa domanda, perché quando uno ha una pistola puntata in faccia, spara per primo: ho reagito perché in quel momento ho avuto paura”. Le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti e poi, a quasi 48 ore dalla conferma definitiva della sua condanna a 14 anni, per Mario Roggero si sono aperte le porte del carcere: intorno alle 12 di venerdì il procuratore di Asti, Biagio Mazzeo, ha firmato l’ordine di esecuzione della pena nei confronti del gioielliere del Cuneese che uccise due rapinatori nel 2021. Incalzato dai cronisti sul suo pentimento, ha poi precisato: “certamente”,ma “diciamo che è con il senno del poi. Bisogna trovarcisi in quel momento”. Ancora: la mia condanna è “il massimo per i delinquenti che sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti anche a risarcire”.

Roggero è arrivato intorno alle 16.45 al carcere di Bollate, nel milanese, per costiuirsi. Prima di entrare, l’ultimo sfogo, diretto anche al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sulla scia di quella grazia che la destra sta invocando a gran voce. “Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”, ha detto. “Mi aspetto la grazia”, perché “penso di subire un’ingiustizia, ma ho ancora speranza. Io me l’aspetterei la grazia. Passo il testimone agli italiani che effettivamente porteranno avanti la mia battaglia, andremo davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e dopodiché vedremo”. Infine, a chi gli chiedeva quando sarebbe uscito dal carcere ha assicurato: “Presto. Certamente non tra 14 anni”.

Roggero ha confermato che sua moglie, Mariangela Sandrone, ha depositato questa mattina la domanda di grazia per il marito. A differenza di quanto riportato in precedenza non è partito l’iter: “Si esclude che sia stato ancora compiuto alcun atto in merito alla procedura di grazia per Mario Roggero” precisa il ministero della Giustizia. Quando il guardasigilli Carlo Nordio avrà avviato l’istruttoria partirà il coordinamento con la Procura Generale della Corte d’Appello di Torino.

I magistrati avranno il compito di raccogliere tutta la documentazione, i pareri del Tribunale di sorveglianza e lo storico giudiziario di Roggero. Inoltre – ha reso noto il legale Stefano Marcolini – il collegio difensivo ha depositato un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena “in pendenza della domanda di grazia”. “Attendiamo, quindi, che l’ufficio di sorveglianza di Torino che è stato adito insieme al Tribunale di sorveglianza possano provvedere prima della carcerazione e noi confidiamo nel fatto che il provvedimento intervenga prima della carcerazione”, ha dichiarato l’avvocato. Alla fine però Roggero è andato al penitenziario.

Nonostante la destra abbia già lanciato la campagna per la grazia, finora il 72enne era rimasto a piede libero, attendendo il suo destino in una stanza d’albergo. Il motivo? Fino a poco fa, la condanna di cui parla tutta Italia ufficialmente non esisteva per l’autorità giudiziaria che avrebbe dovuto eseguirla, cioè appunto la Procura di Asti, città dove si svolse il processo di primo grado (terminato con una condanna a 17 anni). La Cassazione, infatti, non aveva ancora trasmesso l’estratto della decisione – emessa nel pomeriggio del 15 luglio – con cui è stato respinto il ricorso della difesa, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Torino. Senza questo passaggio, l’ordine di esecuzione della pena non poteva essere firmato né notificato, impedendo a Roggero anche di costituirsi in carcere.

A causa di questo limbo burocratico, infatti, il gioielliere non aveva potuto dare seguito al suo annuncio via social la sera stessa della sentenza: “È finita, sto passando gli ultimi minuti coi miei familiari prima di costituirmi”, aveva detto. Dopo queste parole, Roggero si è effettivamente presentato al penitenziario di Bollate (alle porte di Milano), che però non lo ha potuto accogliere appunto per mancanza dell’ordine di esecuzione. Il ritardo nella trasmissione degli atti è stato dovuto alla scelta degli uffici della Cassazione di procedere con l’invio di una raccomandata cartacea invece che tramite Pec: solo dopo una sollecitazione della Procura di Asti l’incartamento è stato allegato a un messaggio di posta elettronica.

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