“Forza Tobia, piccolo reso orfano di madre da due ricchi di sinistra”. E a Vendola, giusto una preghiera: “Caro Nichi, ripensaci. Non tutti i desideri diventano diritti”. Poi la bordata: “Io sono perché il reato di utero in affitto sia universale, paragonabile al turismo sessuale”. Sono questi i passaggi-chiave di una sorta di “Lettera ad un figlio ormai nato” che potrebbe scrivere di suo pugno Mario Adinolfi, ex deputato Pd assurto a guru del fronte ultra-cattolico, dopo la notizia della nascita del bimbo procreato – secondo le indiscrezioni di stampa – tramite l’ovulo di una donna indonesiana, la gravidanza di una madre genetica californiana e il seme del compagno di Vendola, Ed Testa. Adinolfi affonda e ritrae, alterna a toni pacati le consuete invettive da tribuno della conservazione contro le unioni civili, l’adozione del figliastro e l’utero in affitto. Sa bene che oggi affondano nella carne viva di una vicenda umana specifica e concreta, non più nell’anonimo e teoretico piano della battaglia politica e ideologica dove tutto è concesso. Ma al tempo stesso tiene la posizione, conscio che la stepchild adoption che fino a pochi giorni fa tormentava i sonni di molti cattolici potrebbe ripresentarsi presto, nelle forme di un nuovo ddl dedicato anche alle adozioni per gay e single. Alla fine dell’arringa rispolvera una parola che sembrava uscita dal suo vocabolario: “dubbio”.

Per caso sta già usando Tobia per rinfocolare la propaganda in funzione anti-adozioni?
Per nulla. Penso davvero sia un dovere sforzarsi di assumere il punto di vista del bambino e sostenerlo. Per questo non insulto e non polemizzo ma dico solo: forza Tobia. Non è un passaggio ideologico ma concretissimo. La mia preghiera a Nichi Vendola, da fratello cattolico visto che lui si proclama tale, è di consentire a Tobia di avere sua madre. E’ una preghiera. Io prego Nichi che conosco e di cui conosco le sensibilità.

Un appello all’arci-nemico delle vostre battaglie…
Ho visto Nichi Vendola in tv non più di due settimane fa piangere e commuoversi al pensiero di sua madre. Davanti a una giornalista che ha scritto un libro che si chiama proprio “madri” che gli chiedeva un ricordo della sua mamma. Allora mi appello alla sensibilità di Nichi, che non penso sia un nazista, e gli chiedo: davanti a tutto questo carico di responsabilità, ai tuoi 60 anni, puoi immaginare che Tobia abbia come atto giusto, corretto, amorevole quello di essere privato del rapporto con la mamma? E’ una domanda umanissima, non un pensiero religioso, bigotto, politico, fascista. Che Mario Adinolfi pone a Nichi Vendola, al suo “fratello cattolico” Nichi Vendola.

Ma è convinto di fargli cambiare idea?
In realtà mi appello con la stessa speranza alla madre, che si proclama cattolica. Da quanto leggo utilizzerà i denari di Vendola per mandare uno dei suoi figli al college. Ecco, io mi auguro che anche questa mamma si renda conto che questa contropartita (ti do il figlio, tu mi dai i soldi così posso mandare l’altro al college) dal punto di vista umano, naturale e cristiano è intollerabile. Non c’è contropartita in denaro che possa giustificare l’abbandono di un figlio che hai partorito. E quindi  il secondo appello che faccio è alla mamma. Affinché non accetti quella contropartita in denaro che le viene offerta perché si privi del rapporto, doveroso oltretutto, materno che ha nei confronti di questo figlio, che non è un bambino qualsiasi. E’ suo figlio. Non è il figlio di Nichi Vendola. Tutti voi che titolate “è nato il figlio di Nichi Vendola”. No, avete titolato con una bugia. E’ nato il figlio di questa donna con Eddy.

Cosa immagina succederà una volta che Tobia mette piede in Italia?
E’ plausibile che Vendola possa tentare di farsi riconoscere l’adozione in Canada, poi sperare che un giudice italiano la riconosca in Italia. Non so quale sia l’iter che hanno in mente. Certo, se poi è quella di venire in Italia e pretendere che un giudice possa riconoscere quel bambino figlio di due papà e di nessuna mamma sappia che questo non è nell’ordinamento giuridico italiano. Lo sarebbe stato se avessimo approvato quella norma oscena contro cui mi sono battuto con tutte le mie forze che è ‘art. 5 del ddl Cirinnà. Per fortuna non è stato approvato e quella norma oggi non c’è.

Teme però che ci sia una scappatoia possibile offerta dai giudici?
Spero di no. Non devo fare neanche appelli ai giudici: non c’è la legge, certo se poi uno trova invece un giudice ideologicizzato che si presta a inventarsi la figura del “genitore tecnologico”, che è una figura tutta giurisprudenziale e non normativa… Ma a mio avviso è un crimine visto che la madre c’è. Non è neppure in condizioni di non poter sostenere quel bambino e la verità ci imporrebbe (forza Tobia!) di consentire al bimbo di sapere di avere una donna da chiamare “mamma”.

Però però. Si fa un gran baccano ora intorno a Vendola mentre la maggioranza delle surrogate sono fatte da coppie eterosessuali. Non è anche questo un rigurgito di omofobia?
E’ un’accusa che non può essere rivolta a me. Dal 2004, quando si approvò la legge 40, mi sono battuto con tanti altri perché questa pratica fosse inserita nella legge e determinata come illegale con sanzioni pesantissime. E’ una scoperta mediatica per altri, nel 2016. Già allora ponemmo la questione e non sulle coppie omosessuali ma della pratica in sé, che venne dichiarata illegale proprio perché Adinolfi e qualcun altro 12 anni fa si diedero da fare e scrissero, anche materialmente, quella norma perché quella possibilità in Italia non ci fosse. E tutt’oggi è vigente. La questione è che viene aggirata attraverso l’operazione fatta all’estero. Ci sono stati spesso casi che in virtù di quella norma hanno visto i bambini allontanati dalle coppie che hanno fatto quelle pratiche. E’ successo in vari processi. Oggi si crea un clima anche mediaticamente favorevole a queste procedure mentre io sono perché il reato di utero in affitto sia un reato universale, paragonabile al turismo sessuale. Dove se lo vai a fare da qualsiasi parte nel mondo vieni punito in Italia. Questo è l’approdo per evitare questo tipo di ipocrisia.

Dica la verità, ha pensato anche lei che il caso Vendola sia la prova che dietro la stepchild ci fosse la volontà di legalizzare l’utero in affitto..
Il tema è che non c’era la discussione sulla stepchild se non c’erano queste istanze da parte di Vendola (Sel) e Lo Giudice (Pd). E’ evidente che i due casi che hanno accompagnato lo scontro in parlamento hanno avuto un peso e un ruolo. Senza, probabilmente, la battaglia sulle adozioni non sarebbe stata così carica e caricata nel campo del centro sinistra con una fuga in avanti rispetto alla sensibilità del Paese.

Cosa ha covato allora, in questi anni, in quell’area?
La sinistra radicale, a mio avviso, nel momento in cui ha perso il rapporto con la grande opzione escatologica rivoluzionaria e cioé la fine del sogno comunista, ha cercato di sostituirla con qualche altro approccio ideologico in cui credere altrettanto fortemente. E la sostituzione avviene attraverso questo meccanismo dei diritti individuali che è quello che Augusto del Noce individuava nella trasfigurazione del Pci in un “partito radicale di massa”. Hai sostituito il sogno della società dell’avvenire e del socialismo con un nuovo sogno che però è un sogno povero, perché tutto ripiegato e riflesso nell’individuo, nel privato. Non ha più una dimensione comunitaria.

E il male, sarebbe…
E’ il coronamento di un sogno del diritto individuale, del principio dell’autodeterminazione per cui “faccio quello che voglio di me stesso”. Assunto accettabile finché tutto questo non comincia a ledere i diritti altrui. Il passaggio che qui è problematico è che queste forme di diritti individuali cominciano colossalmente a ledere i diritti di donne in stato di bisogno e di bambini innocenti.

Ma accetterete mai che non tutti la pensano così?
Al momento la risposta più netta di queste settimane su questa tematica non arriva da Adinolfi e dal mondo cattolico ma dal femminismo internazionale. Tre settimane fa, a Parigi, ha firmato una carta per la messa al bando mondiale dell’utero in affitto.

Il piccolo Tobia arriverà in Italia e si troverà a fare i conti con posizioni come la sua. Si sentirà figlio surrogato e non solo figlio. Non sente una responsabilità in questo?
Chiariamoci. Il carico della battaglia culturale, politica in corso non la deve affatto scontare. Tobia ha tutti i diritti. C’è una retorica intorno a questo usata strumentalmente: Tobia ha i diritti di mia figlia, non è che non va scuola, ha accesso alle cure. Ed è giustissimo che sia così. Sconterà semmai la scelta stupida di due uomini che hanno privato lui del rapporto con la madre. La responsabilità però è tutta loro. Crescere senza una madre ma con due padri non è una sua scelta. Quando incontriamo per strada un bimbo che non ha la madre istintivamente pensiamo che ha le peggiori delle disgrazie. La nostra umanità immediatamente ci fa pensare questo. Per questo continuo a fare appelli perché Nichi ci ripensi. Lo dico con simpatia umana, comprensione per il suo desiderio di paternità. Ma non tutti i desideri diventano diritti. E mai se a danno di un terzo.

Cosa pensa di quegli insulti? Non la sfiora il dubbio di aver alimentato una compagna di odio che ora colpisce un bambino?
Li ho letti e dico “poveri noi”. Che abbiamo costruito questo campo di battaglia, che non abbiamo pietà di noi stessi. Che troppo spesso abbiamo la tentazione di strumentalizzare anche la pelle di un bambino per i nostri bisogni e obiettivi ideologici, da una parte e dall’altra. Poveri noi che non riusciamo  a ricondurre a verità certe questioni. E non sarebbe difficile su quel pieno, perché che un bambino nasca da una donna e un uomo è una verità e non un’opinione. Poveri noi che non abbiamo capacità di discutere. Dobbiamo provare a recuperare la capacità di confrontarci su opinioni diverse soprattutto quando abbiamo degli elementi di dubbio che sicuramente prendono uno spazio nel pensiero di ciascuno di noi.

E lei, i dubbi, dove li ha messi quando sembrava un predicatore della furia del Signore?
Anche io per quelle uscite sono stato coperto di insulti. Non hanno risparmiato neppure le mie figlie. Se andate sul mio profilo Fb ne trovate una valanga. Ma io voglio che questa cosa avvenga. Ho gli strumenti tecnologici per impedire questo schifo. Ma voglio lasciare libertà anche di insultarmi perché se lo fanno è perché vogliono interloquire con me. E se sono violenti significa forse che sentono in qualche modo che le mie parole li interrogano, magari nella maniera più ostile possibile, non li lascia indifferenti. E questo permette anche a me di tenere i piedi per terra. Perché se ti arrivano 2mila commenti di critica, oltre agli insulti, tu fai la tara alle cose che dici. Tieni la nota senza dare quell’eccesso che stonerebbe. Augurerei che nella risposta di Vendola in cui “sono tutti squadristi e tutti fascisti” ci sia in realtà dentro un elemento di dubbio. E spero questo elemento di dubbio esca anche dalla nostra chiacchierata. Sappiamo tutti che su Vendola e Tobia, da una parte e dall’altra, si sta consumando un’operazione disumana. Su questo non ho dubbi. Saluti.