“A inizio ottobre 2013 mi consigliarono di sostituire i bot con le obbligazioni subordinate di Banca Etruria e mi fecero anche prendere cento azioni perché l’operazione non si poteva fare sennò”.

E’ la denuncia arrivata venerdì 19 febbraio sul tavolo della Procura di Arezzo. A presentarla è stata Elda Delfini, una signora di 92 anni che si è recata personalmente dai magistrati per presentare il suo esposto per la perdita di 75mila euro investiti in azioni e obbligazioni subordinate stipulate con Banca Etruria.

“Avevo 75mila euro che erano i risparmi di una vita, mi dissero che investiti così sarebbero stati più sicuri – ha proseguito la signora di Foiano della Chiana, paese a 30 chilometri da Arezzo –  Ora sono qui a presentare l’esposto insieme a mio figlio Domenico che segue la questione e insieme a mia nipote che è avvocato, per chiedere giustizia e riavere i miei soldi”.

La donna ha depositato la denuncia in procura al pool di magistrati, guidati dal procuratore Roberto Rossi, che nell’ambito del quarto filone di inchiesta, quello che lavora sull’ipotesi di reato di truffa, sta esaminando ogni caso singolarmente. Al momento sono oltre 200 le denunce presentate dai singoli risparmiatori.

La notizia arriva mentre si fa sempre più clamoroso il ritardo del governo sul varo delle misure per il ristoro dei risparmiatori truffati. Giovedì il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, aveva fatto sapere che “il testo è concluso, va verificato ma credo che sia in dirittura d’arrivo. Ci sono nodi politici più che tecnici che devono essere ancora sciolti” dal governo. Per quanto riguarda l’Anac, “noi siamo pronti a partire”, ha detto il magistrato, sottolineando però che prima è necessario il varo di questi decreti attuativi.

Nelle stesse ore il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem sottolineava alla commissione Affari economici e finanziari del Parlamento Ue che il fatto che clienti delle banche che acquistino prodotti che possono registrare perdite in seguito a procedure di bail in non vengano adeguatamente informati “è un problema grave, una preoccupazione reale. Possibile che la gente non legga i contratti che firma? Hanno comprato prodotti che possono essere interessati da salvataggi interni (bail in, ndr). Ma se sono stati i venditori a non informare adeguatamente, allora c’è un problema grave, una preoccupazione reale”.

“Chiudiamo la discussione e facciamo uscire i decreti. Qui dobbiamo avere il triplo della fretta messa in altre vicende. Ma cominciamo anche a prendere in considerazione l’idea di ampliare il fondo da 100 milioni perché non basterà a rimborsare chi è stato frodato o non ha avuto adeguata informazione dei rischi”, manda intanto a dire tramite Repubblica il viceministro all’Economia, Enrico Zanetti. “Il testo esiste. E abbiamo tempo fino alla fine di marzo per fare due decreti – aggiunge -. Uno compete a Palazzo Chigi, l’altro a noi. Ma di certo non è il ministero dell’Economia a rallentare. La discussione politica si fa insieme. E allora chiudiamoci in una stanza e decidiamo. Non tergiversiamo un minuto di più. È una questione di segnale e di credibilità del sistema”.

Riguardo il rischio dei ricorsi al Tar, Zanetti evidenzia che “il rischio c’è, ma non è questo il punto. L’impianto esiste, facciamolo uscire”. La coperta del fondo da 100 milioni è corta, appena un terzo dei risparmi azzerati, e il viceministro rimarca: “Riavere tutto è improbabile. Ma detto questo, visto che la logica è cambiata e non si parla più per fortuna di ristoro umanitario o in base all’Isee, allora dobbiamo assicurare a quanti saranno individuati dall’arbitrato come frodati o non adeguatamente informati il rimborso totale. Non può funzionare la logica di restituire solo un pezzo”. Bisognerà convincere le altre banche a metterci più soldi? “Dovrebbe essere nel loro interesse dare maggiore credibilità al sistema. E se sarà il caso arrivare a 150-200 milioni”.

Aggiornato da Redazione web il 19 febbraio 2016 alle 20.00 in seguito a rettifica delle agenzie sulla data del contratto della signora Delfini