E’ in corso una campagna forsennata di demonizzazione del presidente russo Vladimir Putin.

Molti se ne accorgono, tanto è evidente. Non tutti ne capiscono le ragioni. Non tutti si rendono conto di chi la organizza.

Mettiamo in fila i fatti. Gli ultimi, perché la faccenda va avanti da diversi anni. Da quando il presidente russo ha capito che con l’Impero c’è solo da difendersi. Deve avere letto il libro di Arnold Toynbee. Putin “aggressore” dell’Ucraina. Putin che ha “annesso” la Crimea con la forza. Putin che ha abbattuto il Boeing malaysiano. Putin che ha ammazzato la Politkovskaja. Putin che ha ammazzato Boris Nemtsov sul ponte del Cremlino. Adesso è in corso la nuova ondata. (Nuova si fa per dire).

Putin che ha ammazzato Aleksandr Litvinenko, con il polonio. Lo dice un giudice inglese, che però aggiunge: “probabilmente”. Le ricchezze sterminate di Putin propagandate da un documentario della Bbc senza uno straccio di prova. Ma riprese e amplificate da un ministro dell’Amministrazione americana e avallate dal portavoce di Obama. Che è come mandargli a dire: con te non discutiamo più. Mentre lui ancora si ostina a chiamarli “i nostri partners”. Che pazienza!

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E , tra poco, aspettatevi un’altra “bomba”: il Tribunale Penale Internazionale annuncia di avere aperto l’indagine sulle responsabilità della guerra di Georgia dell ‘8 agosto 2008. Alla faccia della tempestività, si direbbe: dopo ben otto anni. Il governo russo, dal canto suo, questa indagine l’ha già fatta e pubblicata otto anni fa, raccogliendo 500 volumi di dati. Ma nessuno s’inganni. All’Aja non avranno il tempo di leggerli. Infatti si sta preparando un nuovo capo d’accusa contro la Russia, per il quale non c’è bisogno alcuno di prove.

Obiettivo tenere viva la fiaccola russofobica, e incrementarla con l’afflusso di nuovi temi. Tutti, naturalmente, senza uno straccio di prove. Ma che importa? Il risultato è assicurato comunque. Infatti tutti i media occidentali, portatori della neo lingua e della neo logica orwelliane, non hanno bisogno di prove. Non sanno nemmeno più come cercarle o verificarle. Ripetono a memoria, con immutata sicurezza dell’impunità e della beata, o beota, dimenticanza delle masse, ricordando la fialetta che Colin Powell agitò al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite accusando Saddam Hussein di avere “armi di distruzione di massa”.

Esiste un centro, un ufficio speciale, incaricato di coordinare questa campagna. Ne parlammo con Pino Cabras nel nostro libro “Barack Obush”. Dove si trovi, fisicamente, non lo sappiamo. Ma esiste e opera a tempo pieno. Equivale a uno stato maggiore della propaganda imperiale. E non ha bisogno di risparmiare mezzi.

Putin bombarda i terroristi in Siria? No, Putin bombarda i civili, gli ospedali, le scuole, i bambini. Chi lo dice? La coalizione occidentale che ha finanziato i tagliagole di Daesh. Nessuno verifica: lo ha detto Erdogan. Lo dicono i filonazisti di Kiev. Lo dicono i simpatizzanti nazisti di Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania. Lo dice Bruxelles. Ed è tutto dire.

Gli Usa annunciano che invieranno truppe in Siria. Violazione patente di ogni legge. L’Arabia Saudita democratica e illuminata si associa. Anch’essa manderà le sue truppe. La Turchia si propone di invadere anch’essa le zone dei curdi.

Perché tutto ciò accade? Per una ragione semplice: la Russia sta distruggendo Daesh, un pezzo per volta. E l’esercito di Bashar el Assad è all’offensiva su tutti i fronti. A Washington organizzano seminari e misurano le “loro” perdite sul campo. Dunque bisogna fermare la Russia prima che sia troppo tardi, cioè prima che tutti i tagliagole siano dispersi e messi in fuga.

Ci si stupisce se il negoziato di pace a Ginevra si è fermato? I terroristi moderati protestano. E chiedono all’America: prima di negoziare la Russia deve andarsene. Cioè deve andarsene l’unico paese che, legittimamente, si trova sul territorio siriano per sostenere il governo in carica a Damasco.

Se non lo farà — l’Occidente lo fa capire apertamente — si andrà in guerra. Magari in Ucraina, magari nel Baltico, dove tutti strillano per un imminente attacco russo, mentre la Nato prepara una molto imminente provocazione contro la Russia.

Non ditemi che sono un catastrofista, per favore. Sono tutto salvo che un catastrofista. Ma non sono cieco. Tutto è molto chiaro. Indossate le mutande di ghisa, ma sappiate che non basteranno a salvarvi. Per intanto prepariamoci a entrare in guerra in Libia. Io suggerirei di cominciare a mobilitarci contro questo governo infingardo. C’è l’appello di Zanotelli: permetteremo alla signora Pinotti di portarci in un’altra guerra?