Se tutto va bene, ci vorranno molti mesi. Ora che l’esame dei disegni di legge depositati a Palazzo Madama è entrato nel vivo, diventa evidente che la commissione parlamentare di inchiesta chiamata a investigare “su ciò che è avvenuto nel sistema bancario italiano e europeo negli ultimi anni” – come Matteo Renzi aveva sostenuto il 20 dicembre – rischia di nascere quando l’eco degli ultimi casi di risparmio tradito si sarà spenta. Intanto slittano ancora una volta i decreti attuativi con i criteri per l’attribuzione dei rimborsi agli obbligazionisti subordinati di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti che hanno perso tutto dopo il decreto salva banche. E’ infatti rimandato alla prossima settimana il consiglio dei ministri previsto per venerdì, che avrebbe dovuto varare la riforma delle banche di credito cooperativo e le norme con i dettagli su come selezionare chi verrà indennizzato e come scegliere gli arbitri.

In commissione al Senato undici proposte di tutti i partiti - Riassunto delle puntate precedenti: a dicembre, quando il suicidio del pensionato Luigino D’Angelo e il ruolo del padre di Maria Elena Boschi nell’Etruria hanno fatto deflagrare il caso del salvataggio dei quattro istituti i cui azionisti e obbligazionisti subordinati hanno visto azzerato il valore dei loro investimenti, si sono moltiplicati da tutto l’arco parlamentare i disegni e le proposte di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul sistema creditizio. Organo che, a differenza della commissione di indagine, ha gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria e può quindi acquisire documenti e interrogare testimoni, anche sovrapponendosi alle indagini della magistratura. Non a caso il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha sempre difeso a spada tratta l’operato della Banca d’Italia, durante gli auguri di fine anno alle alte cariche ha chiesto di “accertare con rigore” le responsabilità dei dissesti bancari ma ha anche invitato a “evitare conflitti tra istituzioni dello Stato”.

Il testo del Pd prevede di verificare in un solo anno l’operato del sistema e della vigilanza tra 2000 e 2015 - In commissione Finanze al Senato ce ne sono undici, tra cui una del Pd. Il testo presentato dal renziano Andrea Marcucci e sottoscritto da altri 41 senatori dem prevede che in dodici mesi sia passato al lentino l’operato del “sistema bancario e finanziario” dal 2000 al 2015, verificando anche “l’operato degli organi di gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto” e “l’efficacia delle attività di vigilanza“. Cioè l’operato di Bankitalia e Consob, le cui omissioni e le disattenzioni sono emerse chiaramente nell’affaire dei quattro istituti salvati così come nel caso di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Insomma, un’agenda da far tremare le vene dei polsi. E che inevitabilmente, vista la sede e gli interessi in gioco, ogni parte politica cercherà di orientare nella direzione più propizia per sostenere le proprie posizioni.

Ma servirà anche un passaggio in Aula. E prima bisogna unificare i ddl - Martedì la Finanze ha iniziato l’esame degli undici disegni di legge. Il primo dato è che la commissione approverà il testo finale “in sede referente“, cioè dovrà discuterlo, modificarlo e licenziarlo per poi sottoporlo all’Aula. Se il governo avesse voluto accelerare i tempi, si sarebbe potuta scegliere la strada dell’esame “in sede deliberante“, cioè senza la necessità del passaggio in assemblea. Che in Senato, visti i numeri, non è agevole. Nel merito, poi, basta leggere il resoconto della seduta per rendersi conto che il percorso sarà accidentato. Per prima cosa, su proposta del presidente Mauro Maria Marino che svolgerà anche le funzioni di relatore, i ddl dovrebbero essere unificati e l’opera si preannuncia complessa considerato che occorre mettere insieme le proposte del M5S e di Sinistra italiana con quelle di Paolo Tosato (Lega Nord), Paolo Romani (Forza Italia) e Cinzia Bonfrisco (Conservatori e riformisti).

Il valzer delle audizioni: “Sentiamo anche la Bce” - Dà poi da pensare il fatto che Marino abbia sottolineato che “in vari disegni di legge i compiti attribuiti alla Commissione, oltre ad essere molto differenziati e spaziare su molti argomenti, appaiono più rispondenti alla logica dell’indagine conoscitiva che dell’inchiesta parlamentare”. Poco dopo gli ha fatto eco la senatrice Maria Cecilia Guerra (Pd), che ha definito “preferibile il ricorso allo strumento dell’indagine conoscitiva” oltre a sollecitare “lo svolgimento di un ciclo di audizioni al fine di delineare in maniera sufficientemente mirata il prosieguo dell’esame, osservando come fra i soggetti da audire possa essere compresa anche la Banca centrale europea“. Un dietrofront in favore di una modalità di accertamento dei fatti più soft a questo punto non è più possibile, ma quel che è certo è che se parte il valzer delle audizioni l’approvazione arriverà alle calende greche.