Alla fine il governo è stato costretto a fare dietrofront: non sarà la Consob a svolgere il ruolo di arbitro valutando caso per caso le richieste di risarcimento dei possessori di obbligazioni strutturate delle quattro banche “salvate” con il decreto del 22 novembre scorso. La Commissione guidata da Giuseppe Vegas, infatti, è al centro delle polemiche per l’omessa vigilanza sulle modalità con le quali in questi anni le banche hanno sollecitato il pubblico risparmio collocando i loro titoli presso clienti che non avevano il profilo di rischio adatto o che comunque non erano stati correttamente informati sui rischi dell’investimento.

Una truffa per la quale anche la Commissione potrebbe presto essere chiamata a rispondere sia in sede civile sia in sede penale. Come si poteva pensare di far svolgere il ruolo di arbitro a chi ha tutto l’interesse a sminuire l’accaduto per coprire le proprie responsabilità? Così il governo ha dovuto ripensare in corsa al meccanismo dell’arbitrato e sabato, con un ulteriore ritardo rispetto alle previsioni (l’emendamento alla Legge di Stabilità in cui è confluito il decreto salva-banche era atteso per l’11 dicembre), è stato chiarito che gli arbitri saranno “scelti tra persone di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità e onorabilità” con un successivo decreto del presidente del Consiglio, su proposta del ministero dell’Economia e su delibera del consiglio dei ministri. Per certi versi un passo avanti, ma anche due indietro visto che i criteri per la scelta degli arbitri non sono stati enunciati se non in un modo del tutto generico che non garantisce nulla e visto il tempo che il governo solitamente impiega per le nomine: nel caso della Consob, ad esempio, c’è voluto ben più di un anno per scegliere i due commissari mancanti.

Tempi biblici che mal si conciliano con l’esigenza dei risparmiatori truffati di avere delle risposte esaurienti e immediate. Inoltre all’arbitrato non è nemmeno detto che si ricorra. Un altro emendamento presentato dal governo precisa infatti che “le modalità e i termini per la presentazione delle istanze” di rimborso dei risparmiatori , “i criteri di quantificazione, nonchè le procedure da esperire, che possono essere in tutto o in parte di natura arbitrale” saranno fissate con un successivo decreto del ministero dell’Economia. Insomma, l’ennesima dimostrazione che il governo non ha per nulla le idee chiare sulla linea da seguire e cerca solo di guadagnare tempo, tanto più che occorre anche capire se il fondo di solidarietà da 100 milioni per risarcire parzialmente i risparmiatori potrà davvero essere utilizzato a fronte delle riserve già espresse da Bruxelles. Tuttavia, l’emendamento istituisce il fondo specificando che l’accesso alle prestazioni sarà riservato “agli investitori che siano persone fisiche, imprenditori individuali, nonché imprenditori agricoli o coltivatori diretti”. Tale fondo sarebbe alimentato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi secondo modalità ancora tutte da definire (si rimanda anche in questo caso a “uno o più decreti del ministero dell’Economia, di concerto con il ministero della Giustizia”). Nessuna tempistica è fissata per l’emanazione di questi decreti, mentre il governo concede da subito alle banche la deduzione ai fini Irap del 100% degli interessi passivi e sterilizza l’Ires. Inoltre l’emendamento del governo introduce uno sgravio fiscale per le banche che, su base volontaria, hanno concorso a salvare Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti tramite il fondo di risoluzione del decreto Salva Banche. Misure fiscali che la dicono lunga su quali siano le reali priorità dell’azione di governo.

“Non ci propongano questa elemosina, questo fondo è irrispettoso e irricevibile”, commenta intanto la portavoce del gruppo Vittime del salva-banche, Letizia Giorgianni, in vista della manifestazione di domenica a Firenze in concomitanza con la giornata conclusiva della Leopolda. “Avendo fatto il calcolo di quello che erano il totale delle obbligazioni evaporate e questo fondo, molti non prenderanno niente. Poi – ha aggiunto – ci sono da fare delle valutazioni sui parametri che ci sono ancora oscuri. Dovranno, ad esempio, misurare le classi meno abbienti e come faranno?”. E ancora: “Non si tiene conto dei diritti del risparmiatore. Non si parla più di responsabilità e di chi ha sbagliato paga come nel caso di chi ha consigliato prodotti finanziari inadatti. Le banche devono prendersi la responsabilità di aver venduto prodotti finanziari inadatti”.