Il gruppo Pd al Senato ha approvato all’unanimità – nessun voto contrario e nessun astenuto – l’impianto generale del ddl Unioni civili. Non ci sarà libertà di coscienza sulle pregiudiziali di costituzionalità che saranno votate giovedì 28 gennaio a Palazzo Madama, mentre resta su alcuni emendamenti, come quelli sulla stepchild adoption (adozione del figlio del partner). Quindi ancora nessuna soluzione per il nodo cruciale che fa discutere le diverse anime del partito (laici contro cattodem) e che vincola i voti dei 5 Stelle (“Non votiamo il testo se sarà stravolta la parte sulle adozioni”).

In vista del dibattito in Aula non mancano le polemiche. Sul tema è intervenuto anche il segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjorn Jagland: “Incoraggio l’Italia”, ha scritto su Twitter pubblicando il link su una sentenza della Corte di Strasburgo di ottobre 2015, “a garantire il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani e come accade nella maggior parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa”.


In Italia a pochi giorni dal debutto del ddl storico in Aula regna il caos. Il capogruppo dem Luigi Zanda ha assicurato però che non ci saranno problemi: “I senatori del Pd non hanno alcun interesse ai voti segreti, la nostra posizione è molto chiara, l’abbiamo espressa nelle nostre assemblee, sono posizioni trasparenti”. Zanda ha anche ricordato di aver preso contatto con il M5s, che ha presentato “zero emendamenti e anche questo è un segnale politico molto importante”. Nell’ultima riunione del gruppo, prevista per martedì 2 febbraio, la presidenza del gruppo comunicherà su quali emendamenti sarà ammessa la libertà di coscienza di modo da circoscrivere il più possibile l’ipotesi di ‘mandare’ alla Camera un testo con dei ‘vuoti’, al suo interno.

A nome dei Giovani Turchi, schierati con la sinistra Pd a favore della stepchild, è intervenuto Francesco Verducci: va bene la libertà di coscienza, ha detto, ma occorre tenere conto anche delle indicazioni e della volontà politica, espressa anche da Matteo Renzi. Alla fine è arrivato il momento dei “pontieri”. Sono intervenuti i firmatari dell’emendamento considerato il più adatto a favorire una mediazione nel Pd sulle stepchild. Quello presentato dal senatore Andrea Marcucci, molto vicino a Matteo Renzi, e dal cattolico Giorgio Pagliari.

Quest’ultimo ha osservato che è possibile integrare le due posizioni: “Affidamento e adozione, introducendo una disciplina in un’ottica che arriva all’adozione. Questo non toglie nulla a una posizione o a un’altra. È strada che risolve il problema nel rispetto dei principi della costituzione”. A Marcucci il commento più politico: “Più unito è il Pd più sarà facile approvare le Unioni civili. Abbiamo una grande responsabilità perché siamo guida del Parlamento. Chiedo a tutto il Pd un piccolo sforzo sul mio emendamento che ho firmato con Pagliari. Ricordo lo smacco dei Dico, superiamo quello smacco”.

In precedenza tuttavia era intervenuto anche il senatore Stefano Collina, nel gruppo dei cattolici a Palazzo Madama. Collina ha spiegato che, oltre all’articolo 5 sulla cosiddetta stepchild adoption, serve emendare anche l’articolo 3 sui diritti e doveri delle coppie omosessuali. Così come si presenta, con la sola esclusione del Titolo II della legge sulle adozioni l’articolo 3 autorizza, di fatto, l’approvazione della stepchild adoption alla quale resto contrario, avrebbe argomentato Collina nel corso della riunione.

In attesa di vedere come si svilupperà la battaglia parlamentare (inedita e fuori dagli schemi tradizionali di maggioranza e opposizioni), è probabile che il ddl Cirinnà possa arrivare al voto finale entro due settimane, intorno a metà di febbraio.