Nella notte di giovedì il consiglio di amministrazione di Saipem ha deciso che l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro della società che si occupa di costruzione di gasdotti e altre infrastrutture per il settore del petrolio e del gas partirà con uno sconto del 37% sul prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione. Vale a dire che gli azionisti che non aderiscono subiranno una forte diluizione della propria quota. L’azienda pubblico-privata ha bisogno della ricapitalizzazione per riequilibrare il rapporto tra capitale proprio e capitale di debito e, come spiegato dal presidente Paolo Andrea Colombo, “aumentare la propria indipendenza da Eni”, la casa madre nei cui confronti Saipem è indebitata per 6,5 miliardi. Eni e il Fondo strategico italiano, che lo scorso anno ha comprato il 12,5% di Saipem dal Cane a Sei Zampe per 463 milioni, si sono impegnati a garantire la sottoscrizione delle loro quote, pari complessivamente al 42,9% del capitale.

L’operazione partirà lunedì 25 gennaio e si concluderà l’11 febbraio. Verranno emesse 9,67 miliardi di nuove azioni, a fronte delle attuali 441,3 milioni in circolazione, a 0,362 euro ciascuna contro un prezzo di Borsa che alla chiusura del 21 gennaio si è attestato a 5,26 euro. Il rapporto di assegnazione sarà di 22 nuove azioni per ogni titolo in portafoglio. Venerdì il titolo, in scia alla notizia, ha lasciato sul terreno il 20,5 per cento. A questi corsi la capitalizzazione della società è di 1,8 miliardi, la metà di quanto si appresta a chiedere agli azionisti.

Stefano Cao, amministratore delegato di Saipem, ha detto che l’aumento “è un pilastro fondamentale del piano strategico della società. In un momento sfidante per l’intero settore energetico, una struttura finanziaria rafforzata rappresenterà un vantaggio competitivo significativo sia a livello commerciale che strategico”. L’azienda ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con una perdita di 866 milioni di euro, a fronte di un utile di 212 milioni dello stesso periodo del 2014, e la scorsa estate ha annunciato che nei prossimi tre anni lascerà a casa 8.800 persone. “A questo”, ha ricordato Cao, “si aggiunge l’incisivo programma di razionalizzazione e riduzione dei costi, necessario per far fronte all’attuale contesto di mercato, che già nella seconda metà del 2015 ha registrato importanti progressi verso l’obiettivo di 1,5 miliardi di saving (risparmi, ndr) entro il 2017″.