Preoccupati sì, attenti pure, “ma può essere persino una buona occasione per il sistema del credito italiano”. Di certo gli scontri di questi giorni con le istituzioni europee non c’entrano. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi invita alla calma e in un’intervista al direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano si rivolge soprattutto agli italiani: possono stare tranquilli, assicura, “e del resto avere uno dei risparmi privati più alti rispetto al Pil è la grande forza italiana. Non la disperderemo mai” aggiunge. Parlando della situazione di tensione sui mercati finanziari il capo del governo ammette che “c’è una manovra su alcune banche, punto. Il sistema secondo me è molto più solido di quello che legittimamente alcuni investitori temono”. Per Renzi “gli eventi di queste ore agevoleranno fusioni, aggregazioni, acquisti. È il mercato, bellezza. Vedrà che sarà uno scenario interessante, ne sono certo”. Il presidente del Consiglio si mostra sicuro. “Ai miei interlocutori dico sempre che quando alcuni importanti investitori hanno abbandonato l’Italia nel momento più buio del 2011-2012 hanno perso una grande opportunità – sostiene – se avessero mantenuto le loro posizioni ad esempio sui titoli di stato, con quei valori, oggi farebbero soldi a palate. E invece magari l’assicuratore tedesco o il bancario francese ha acquistato altro. E oggi se ne pente, eccome se se ne pente”. Quanto al caso particolare del tracollo del Monte dei Paschi di Siena oggi l’istituto toscano “è a prezzi incredibili. Penso che la soluzione migliore sarà quella che il mercato deciderà. Mi piacerebbe tanto fosse italiana, ma chiunque verrà farà un ottimo affare”.

Stesso concetto espresso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: in Italia, dice a Unomattina, “non c’è una manovra speculativa, c’è una percezione inesatta che ci siano debolezze nel settore bancario”. Per Padoan sono “in corso delle correzioni” sui mercati globali. “Non c’è una manovra speculativa, ma una percezione inesatta che ci siano delle debolezze nel nostro sistema bancario” aggiunge. Per il ministro le nostre banche sono in difficoltà, “perché non si è introdotto denaro pubblico”, paragonando quanto accaduto in Europa. “Mps è una banca importante, sta cercando soluzioni di mercato per irrobustirsi”. Secondo Padoan “l’epicentro di questa fase della crisi, sono i Paesi emergenti, che qualche anno fa sembravano immuni alla crisi. Ci saranno sempre dei momenti nei quali dei Paesi devono passare delle trasformazioni strutturali. L’Italia sta facendo i compiti a casa per garantire crescita e resistenza alla crisi in modo più efficace”. Le turbolenze dei mercati dipendono “da un insieme di fattori globali”: Padoan spiega che “il prezzo del petrolio, la Cina che rallenta, le tensioni geopolitiche, la fine del quantitative easing negli Usa, i tassi di interesse che stanno tornando positivi visto come un segnale di restringimento della politica monetaria: si tratta di fattori che tutti insieme generano ‘correzioni di mercato’ in un contesto in cui le valutazioni di Borsa appaiono eccessive a livello globale”.

Renzi: “Salva Banche? Non c’erano alternative”
Nell’intervista di Renzi al Sole 24 Ore i temi economici, finanziari e del credito sono in primo piano. Un passaggio è dedicato al decreto Salva Banche, quello con cui sono stati coinvolti alcuni istituti di credito popolari: “Nella situazione data non avevamo alternative. Mi spiace per gli obbligazionisti subordinati per i quali, comunque, confermo l’impegno: chi è stato truffato riavrà i suoi soldi grazie all’ottimo lavoro che sta predisponendo Anac con il Mef. Ma con queste regole non avevamo alternative: abbiamo salvato un milione di conti correnti, migliaia di stipendi, quattro banche che almeno avranno un futuro”. Su possibili conflitti di interesse per il ministro Maria Elena Boschi, Renzi è categorico e ribadisce: “Non c’è nessun conflitto di interessi. Il ministro Boschi lo ha spiegato in modo impeccabile in Aula e la Camera ha respinto la mozione di sfiducia. Comprendo le strumentalizzazioni interessate di parte delle opposizioni, ma la realtà è più forte delle strumentalizzazioni”.

“Flessibilità in Ue è una regola, non una concessione”
Renzi torna anche sul confronto serrato con l’Unione Europea che va avanti ormai da quasi una settimana. “La flessibilità europea non è una concessione”, insiste il presidente del Consiglio, ma “è una regola dell’Unione Europea, un preciso impegno di Juncker e dei suoi. Io non ho cambiato idea. Credo neanche lui”. Renzi, parlando al Sole, torna sullo scontro con il presidente della Commissione Ue e rimarca: “Jean-Claude ha sbagliato linguaggio nel metodo e sostanza nel merito”. Tuttavia il capo del governo si dice non preoccupato di “un infortunio verbale del presidente della Commissione: siamo l’Italia, uno dei Paesi fondatori. Il mio partito è il partito più votato in Europa, con oltre undici milioni di voti. Se Juncker è lì, è grazie anche ai voti del Pd e del Pse. Non sono permaloso. Se Juncker sbaglia una conferenza stampa, pace. Se Juncker sbaglia politiche, allora sì che mi preoccupo”.

Con uno dei suoi giochi di parole Renzi chiarisce: “Io non alzo la voce. Alzo la mano. E faccio domande. È giusto un approccio tutto incentrato sull’austerity quando i populismi sono più forti nelle zone svantaggiate e di crisi economica? E’ giusto avere due pesi e due misure sull’energia? E’ giusto procedere a zig-zag sull’immigrazione? Mai alzato la voce a Bruxelles. Su questi punti in tanti pensano che le cose debbano cambiare”. Per il presidente del Consiglio, “la sfida oggi è costruire una serie di proposte, come l’Italia – ritornata grande grazie alle riforme – può e deve fare. Nessuna polemica, solo proposte. Gli alleati non mancano”. Il punto, insomma, è che la politica economica europea va “cambiata”. E “del resto le istituzioni europee sono in difficoltà su tutto: immigrazione, crescita, energia, sicurezza. L’Italia non mostra i muscoli, ma dobbiamo smetterla col provincialismo di chi passa le giornate a pensare che Bruxelles sia infallibile. Anche perché la storia di questi dieci anni ce lo insegna, purtroppo non sono infallibili alla Commissione”.

E a chi, da Bruxelles, denuncia la mancanza di un interlocutore in Italia, Renzi riconosce “un punto di verità”: “L’Italia ha investito meno del dovuto nella creazione di una tecnostruttura in grado di essere squadra. La dico in un altro modo: una squadra con diversi fuoriclasse che non si passano la palla e litigano nello spogliatoio non vince lo scudetto”. Per il presidente del Consiglio, dunque, “la nomina di Carlo Calenda e la professionalità di tante donne e uomini della diplomazia, della carriera europea, della pubblica amministrazione in Italia consentiranno di lavorare meglio in questa direzione”.