Prende le distanze dagli attacchi ai giornali, “Fatto Quotidiano” in testa: “Ho imparato a mie spese che i soggetti con ruoli istituzionali devono avere pazienza di fronte alle critiche, anche quando sono ritenute ingiustificate.”. Esprime dubbi sulla riuscita dell’ultima Leopolda e l’atteggiamento del premier nei suoi confronti: “Matteo Renzi? Non mi parla più, nonostante i nostri ruoli istituzionali richiedano un dialogo”. Ma anche su altre questioni importanti non le manda a dire. A cominciare dal Partito della Nazione, “già sperimentato, era il modello berlusconiano”. E dall’idea del ministero del Mezzogiorno avanzata da qualche esponente del Partito democratico: “Roba inutile, sarebbe come proporre il ministero delle Colonie”.

Parla a tutto campo il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Sempre più in rotta con la linea del Nazareno. E in questa questa intervista a ilfattoquotidiano.it mette a fuoco le tante questioni che lo dividono dal premier. Non ultima proprio la grande delusione patita per le mancate misure promesse dal governo per il suo amato Sud: “Serviva un piano straordinario, ma ora vedo che non se ne parla più”.

Presidente, l’attacco ai giornali sembra l’argomento del giorno. Cosa ne pensa?
Il metodo che seguo personalmente è quello di non esporre i singoli giornalisti e le singole testate al pubblico ludibrio.

Quindi, qual è il suo giudizio sul gioco organizzato da Renzi alla Leopolda sulle “peggiori prime pagine dei giornali” e che ha individuato il “Fatto Quotidiano” come il nemico?

È una tecnica  di comunicazione sbagliata: reagire in quel modo è un danno. Se un giornalista deforma la realtà, il lettore non è sciocco: capisce che ha sbagliato. Perciò ritengo un errore prendersela contro un giornale o un singolo cronista. Lo dico per esperienza diretta: ho ricevuto anche io spesso critiche.

Dovesse tracciare un bilancio sulla Leopolda in generale,  cosa direbbe?

Mi sembra che la manifestazione sia stata giocata completamente sulla difensiva. Tutto qua.

Da Firenze al meridione. Il master plan per il sud era stato promesso entro settembre, ma non si è ancora visto. Il mezzogiorno è tornato nell’oblio?

In un recente incontro con il sottosegretario De Vincenti abbiamo parlato dei fondi europei Fsc da sfruttare nei prossimi anni. Ma io sono convinto che, come aveva detto il presidente del Consiglio, bisogna fare un master plan: un piano strategico per il Sud con risorse straordinarie per dare un nuovo ruolo al Mezzogiorno nel contesto dell’Europa. Di questo non si parla più.

Ma in generale cosa ha fatto il governo per il Meridione?

Abbiamo cercato di costituire il coordinamento delle Regioni del Mezzogiorno per affrontare le trattative con Palazzo Chigi. Ma il progetto è stato ostacolato: non era gradito dal governo. Ora siamo arrivati a una serie di patti regionali. Ma se le trattative vengono fatte con le singole Regioni e con le città metropolitane si ottiene un risultato negativo: vengono messi i sindaci contro i presidenti di Regione perché si crea una competizione per gli stessi fondi.

Legge di Stabilità: c’è uno stanziamento di soldi per l’Ilva. Può bastare?

Noi abbiamo un’idea precisa. Io ho proposto la decarbonizzazione della Puglia, utilizzando il gas che sta arrivando dall’Azerbaigian ed evitando che un inutile gasdotto raggiunga il Salento. La proposta organica prevede che l’Ilva cambi il sistema produttivo, consentendo di lavorare con un ridotto impatto ambientale. Il documento è stato trasmesso da poco al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Al Sud spesso si verificano alluvioni, anche per la mancata messa in sicurezza del territorio. Le Regioni sono aiutate dal governo?

Da quando sono diventato presidente della Regione non abbiamo mai discusso di dissesto idrogeologico con il governo. Noi abbiamo proposto di dare la gestione delle acque a un soggetto unico del Mezzogiorno. Sarebbe un primo passo, mi auguro che stiano valutando questa iniziativa.

Pensa che per il Sud possa essere utile un Partito della Nazione, come alcuni anche nel suo partito pensano?

Non so neanche cosa significhi Partito della Nazione. Da quello che ho capito è un soggetto in cui possono entrare tutti. Va bene, ma poi che si fa? Qual è l’identità? E il programma? Mi sembra che il Partito della Nazione preveda solo una leadership carismatica a cui tutti si accodano nella speranza che, in mancanza di idee, si provi a sopperire con il carisma di una persona. Si tratta di un modello già sperimentato: era quello berlusconiano. E non ha portato bene né al sud né al nord.

E allora quale strategia propone?

Io ho sempre cercato inclusione. Il centrosinistra deve allargarsi, ma rimanendo se stesso. Ho salutato con favore l’intervento dei sindaci Pisapia, Doria e Zedda per stipulare un’alleanza di centrosinistra, includendo Vendola per stimolare il Pd. Faccio un esempio: ho sostituito Vendola alla guida della Regione senza traumi. È questo il migliore modello per vincere al primo turno, perché se noi arriviamo al ballottaggio abbiamo perso: gli elettori leghisti e berlusconiani preferirebbero giocare allo sfasciacarrozze e votare il Movimento 5 Stelle.

Vede i 5 Stelle come un rischio?

Sono un popolo di persone perbene, indispensabili all’Italia. Ma devono entrare nel mondo della politica attiva. Avrei voluto governare la Puglia insieme a loro, ma hanno rifiutato gli assessorati. Spero che si impegnino per prove di governo. Altrimenti tutta l’energia raccolta intorno al Movimento 5 Stelle rischia di disperdersi.

Tornando al Pd, quale modello serve? Si fa largo l’idea di un maggior federalismo partitico.

Lo statuto del Pd è già federale. Prevede un’autonomia totale delle Regioni. Il mio timore è che si stia lavorando per ridurre la libertà di movimento a livello locale. Mi opporrò a un’azione del genere. Tra l’altro con una riforma costituzionale che prevede una sola Camera, l’unico modo per compensare lo squilibrio istituzionale è quello di rafforzare il regionalismo. Il referendum anti trivelle, promosso dalle Regioni, dimostra che siamo l’unico contraltare democratico nel rapporto con il governo.

E il ministero del Mezzogiorno, proposto da alcuni esponenti del governo, può essere prezioso?

Non ha senso, è totalmente inutile. È come parlare del ministero delle Colonie.

Presidente Emiliano, un’ultima battuta sui suoi rapporti con Renzi. Perché si sono così deteriorati?

Io ho sostenuto Renzi in Puglia. L’ho appoggiato con amicizia ed entusiasmo, poi è bastata qualche mia opinione sulla riforma della scuola a rompere questo rapporto politico e personale. Non lo sento più: non ho più la possibilità di parlargli neanche per il mio ruolo istituzionale. Lui è risentito con me.

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