Cosa si può fare con un semplice battito di ciglia? Fino adesso poco. Ma in un futuro non così lontano si potrà comandare lo smartphone che teniamo in tasca, rispondere a una telefonata oppure cambiare la canzone in cuffia, facendo solo l’occhiolino. Merito di un dispositivo ideato da un giovane ingegnere italiano, Davide Valeriani, volato a Londra tre anni fa, grazie a una borsa di studio per un dottorato al dipartimento di Informatica e ingegneria elettronica dell’Università di Essex. E qui, a centinaia di chilometri da casa sua, sta sviluppando il suo progetto ultratecnologico: “Ho trovato un sostegno che in Italia non avrei avuto, perché qua conta davvero quello che sai fare”.

Classe 1988, Valeriani è un ingegnere informatico, originario di Reggio Emilia. Alle spalle ha una laurea all’Università di Parma e un passato da attivista e collaboratore del Movimento 5 stelle. La sua storia è un esempio di come il sistema Italia non riesca tenersi stretti i propri talenti, che finiscono così per trovare la propria strada fuori dai nostri confini. Nel caso di Valeriani è accaduta una cosa molto semplice: l’università inglese ha battuto sul tempo quella italiana. Colpa di una burocrazia che non funziona e ha tempi impensabili nel resto d’Europa. “Nel 2013, mentre cercavo un posto per un dottorato in Italia, mi è arrivata la proposta dal Regno Unito. Ho fatto tutto in pochi giorni, via Skype, e nel giro di una settimana sono partito. Una situazione impossibile persino da immaginare in Italia. Per non parlare del sostegno che l’università inglese sta dando al mio progetto, non solo in termini economici ma anche di promozione. Nel mio Paese difficilmente avrei trovato le stesse opportunità. L’università italiana è molto importante nel momento della formazione, ma dopo non ti dà possibilità di carriera, di mettere in pratica quello che hai studiato. Per questo non può competere”.

“L’università italiana è molto importante nel momento della formazione, ma dopo non ti dà possibilità di carriera, di mettere in pratica quello che hai studiato. Per questo non può competere”

L’idea di EyeWink, che ha già vinto il London Science Museum Award, l’ha concepita insieme alla sua collega 28enne spagnola, Ana Matran-Fernandez. Anche lei – scherzo del destino – è un cervello in fuga. “A causa dei tagli alla ricerca dovuti alla crisi economica – racconta – le opportunità in Spagna erano molto limitate. Così ho deciso di tornare in Inghilterra per il dottorato, scelta di cui vado ancora fiera”. Oggi, insieme a Valeriani, sta cercando di raccogliere i fondi, per il lancio di EyeWink sul mercato, attraverso la piattaforma di crowdfundingClick“. L’obiettivo è arrivare a 10mila sterline. La partenza è stata buona: in una sola settimana ne sono state raccolte duemila grazie a donatori di tutto il mondo.

A differenza di altre tecnologie, che sfruttano la videocamera interna, la creazione dei due dottorandi consente di comunicare con il telefono senza averlo davanti. Può restare in tasca o nello zaino. Ed è qui la rivoluzione. “Si tratta di un dispositivo indossabile – spiega Valeriani – come una cuffia o degli occhialini, che si collega senza fili al tuo smartphone e permette di controllarlo a distanza, attraverso gli occhi. La tecnologia si basa su sensori, che registrano l’attività muscolare attorno agli occhi, e riescono a interpretarla”. In altre parole, il dispositivo è in grado di capire se si tratta di un movimento involontario oppure di un comando inviato al telefono.

“Con EyeWink le persone con gravi disabilità motorie possono controllare lo smartphone senza mani o voce, e interagire così con il telefono che, altrimenti, non sarebbero in grado di utilizzare”

In questo modo, ad esempio, si può rispondere a una chiamata facendo l’occhiolino con l’occhio destro, mentre con l’occhio sinistro puoi controllare il riproduttore musicale. “Una app permette all’utente di configurare il dispositivo, scegliendo quali comandi impartire con ciascun occhio”. Facile immaginare le applicazioni nella vita di tutti i giorni, per gli sportivi e non. Anche se i due ingegneri pensano soprattutto a come EyeWink potrebbe aiutare i disabili e chi ha problemi a muovere le mani. “Con EyeWink le persone con gravi disabilità motorie possono controllare lo smartphone senza mani o voce, e interagire così con il telefono che, altrimenti, non sarebbero in grado di utilizzare”. Per ora i comandi sono due, ma gli ingegneri sono al lavoro per aumentarli e le prossime versioni del dispositivo potrebbero contemplare già più possibilità.