Le aree Expo rimangono avvolte in una fitta nebbia. Sono infatti ancora pochi i dettagli sul loro destino, nonostante sia passato già un mese dalle promesse di Matteo Renzi sulla partecipazione del governo nella gestione del dopo esposizione con 1,5 miliardi di euro in dieci anni. I primi 150 milioni sono stati messi a disposizione dal decreto Happy days e in particolare una spesa di 50 milioni è stata “autorizzata per l’anno 2015” per l’ingresso dell’esecutivo nel capitale di Arexpo, la società proprietaria dei terreni partecipata da regione Lombardia, comune di Milano e Fondazione Fiera Milano. Ma sulle modalità di tale ingresso nulla è stato ancora deciso, visto che ancora mancano i decreti attuativi. “Ad oggi non c’è 
alcun ingresso del governo in Arexpo”, ha così sottolineato con irritazione Roberto Maroni nel corso di una conferenza stampa al Pirellone dopo la riunione di giunta.

“Siamo ancora in attesa di capire se, come e quando ciò avverrà”, ha aggiunto il governatore lombardo prima di fare notare che “contrariamente a quanto detto da Renzi, nel decreto del governo non ci sono 150 milioni per 10 anni per il post Expo. Non ci sono neanche 150 milioni per il 2015, ma ce ne sono 80 per l’Iit di Genova (Istituto italiano di tecnologia, ndr) e 50 per il post Expo”. Di questi 50, secondo Maroni, 26 sono destinati all’ingresso del governo in Arexpo. “Quindi restano 24 milioni per tutto quello che avverrà nel post Expo”. Al di là dei calcoli di Maroni, che da tempo spinge perché Fondazione Fiera possa uscire da Arexpo e monetizzare subito le sue quote dal valore nominale appunto di 26 milioni, la partita è ancora in mano ai tecnici del ministero dell’Economia. E tra i nodi da sciogliere c’è proprio la valutazione di tali quote, per poi decidere se acquisirle o se invece propendere per un aumento di capitale. Secondo Il Sole 24 Ore il ministero porterà avanti una vera e propria due diligence su Arexpo, ovvero un’analisi sul suo bilancio e sullo stato patrimoniale che tenga conto dei debiti della società oltre che dei possibili contenziosi con Expo spa sui costi non preventivati di bonifica e sul valore delle infrastrutture realizzate o da realizzare in vista di una diversa destinazione d’uso dei terreni.

La due diligence non dovrebbe essere pronta prima della fine di gennaio 2016 e con ogni probabilità il decreto attuativo atteso per metà dicembre contemplerà entrambe le ipotesi (acquisizione delle quote di Fondazione Fiera o aumento di capitale di Arexpo), rinviando la scelta definitiva a un futuro provvedimento. Nessuna risposta arriverà dunque a breve a Fondazione Fiera, che tra l’altro è alle prese proprio in questi giorni con l’aumento di capitale della controllata Fiera Milano spa, per un costo che supera i 45 milioni di euro. Ma quello sulle modalità di ingresso del governo in Arexpo non è l’unico punto interrogativo. Nelle intenzioni di Renzi, infatti, a coordinare il progetto del post Expo dovrebbe essere l’Iit di Genova, seppure all’interno di una cabina di regia composta anche dall’università statale di Milano, dal Politecnico e dall’università Bicocca. Una soluzione che però Maroni mostra di non gradire: “Ho incaricato il rettore della statale Gianluca Vago di coordinare gli istituti milanesi e lombardi per il progetto scientifico di cui parla Renzi – ha detto il governatore -. Non va bene che sia l’Iit di
Genova a fare il regista di tutto”.

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