Il post Expo potrà contare su 150 milioni di euro all’anno per i prossimi dieci anni. È la promessa del premier Matteo Renzi, che conferma le anticipazioni dei giorni scorsi sulla volontà del governo di promuovere un progetto guidato dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova sul “tema della genomica e dei big data”, ovvero sullo studio del patrimonio genetico dell’uomo e sull’analisi delle grandi aggregazioni di dati. Ma l’evento organizzato in pompa magna al teatro Piccolo di Milano per annunciare le intenzioni dell’esecutivo non è stato sufficiente affinché il presidente del consiglio chiarisse alcuna delle incognite che incombono sul futuro sviluppo dell’area espositiva. Finanziamenti compresi, perché la cifra annunciata nulla dice di come verranno ripartiti i fondi.

Il piano, battezzato ‘Human technopole. Italy 2040’, oltre all’Iit vedrà coinvolti l’Institute for international interchange di Torino e la Edmund Mach Foundation di Trento. E, nelle previsioni del presidente del Consiglio, porterà alla realizzazione di “un centro che metta insieme discipline diverse,
 dall’alimentazione alla robotica allo studio dei genomi del
 cancro, dove al centro ci sia l’uomo. Pensiamo che quell’area debba avere un forte valore
 scientifico e culturale”. Un polo internazionale di ricerca e tecnologia applicata dove impiegare 1.600 tra scienziati e ricercatori.

Ma resta da chiarire come il progetto del governo, o “scintilla” usando la definizione di Renzi, convivrà con i piani di chi si era già fatto avanti nei mesi scorsi: l’università degli studi di Milano, che vorrebbe trasferire nell’area Expo le sue facoltà scientifiche, e Assolombarda, che vorrebbe promuovere la realizzazione di un polo di imprese tecnologicamente avanzate. Tanto più che lo Human technopole dovrebbe occupare appena 70mila metri quadri su un’area assai più vasta, di 1,1 milioni di metri quadri. Di questi, circa la metà è destinata a un parco, una porzione di 200mila metri è necessaria all’università per le aule e gli studentati, mentre il resto dovrebbe essere riempito da aziende private, con un investimento che il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca stima in 400-600 milioni.

“150 milioni all’anno”. Ma l’incognita sui finanziamenti pubblici rimane – Anche ammesso che i soldi dei privati arrivino, l’incognita sui finanziamenti pubblici è tutt’altro che chiarita dalla promessa fatta da Renzi, ovvero di garantire 150 milioni di euro all’anno per dieci anni. Possibile che i primi 50 verranno stanziati già con il decreto sul Giubileo che dovrebbe essere approvato nel prossimo consiglio dei ministri. Ma come ha fatto notare Rocca a margine dell’incontro non è chiaro se la somma promessa da Renzi comprenda o meno i 100 milioni con cui il governo finanzia già ogni anno l’Iit di Genova. Da capire anche quale parte dei 150 milioni annui sarà destinata alla costruzione dello Human technopole e quale parte finanzierà invece la ricerca negli anni successivi.

E non è neppure chiaro – come ha ammesso il rettore della Statale Gianluca Vago – se parte del finanziamento del governo potrà essere utilizzato per il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’università statale, per il quale sono previsti 500 milioni di costi. Di questi, 200 potrebbero essere recuperati con un mutuo, mentre il resto potrebbe essere finanziato solo in parte dalla dismissione degli immobili dell’università nel quartiere di Città Studi, un’operazione in cui verrà probabilmente coinvolta la Cassa depositi e prestiti, società a maggioranza pubblica in cui è stato nominato da poco come consigliere il commissario unico di Expo Giuseppe Sala.

Governance di Arexpo e bonifiche, gli altri punti di domanda – Resta da chiarire anche la modalità con cui il governo entrerà in Arexpo, la società proprietaria dei terreni che ha come soci di maggioranza comune di Milano e regione Lombardia (ciascuno al 34,67%), seguiti da un socio di diritto privato, la Fondazione Fiera, al 27,66%. La questione non è di poco conto, visto che dopo il bando andato deserto per la vendita dei terreni, Arexpo necessita di essere rifinanziata per pagare debiti per 160 milioni: 90 milioni sono quelli contratti con le banche per l’acquisto dei terreni, 45 quelli dovuti a Fondazione Fiera, a cui non sono ancora state versate tutte le rate per l’acquisto di parte delle aree, e 25 milioni l’Iva da versare all’erario. Tra le ipotesi che circolano c’è che il governo entri nella società con una quota paritaria a quella di comune e regione, acquistando anche le azioni della Fiera, del valore di circa 25 milioni. Un bel regalo per la fondazione, che passerebbe subito all’incasso, in attesa di ricevere nei prossimi mesi anche quanto dovuto per i terreni: un affare, insomma, per il quale la fondazione potrebbe riuscire a risparmiarsi pure ogni rischio d’impresa.

Una volta che il governo entrerà in Arexpo, attraverso il ministero dell’Economia o attraverso Cassa depositi e prestiti, da risolvere ci sarà il nodo della futura interazione tra Arexpo ed Expo, che ha ancora in carico lo smantellamento dei padiglioni. Probabilmente le due società andranno verso una fusione, cosa che limiterebbe i possibili contenziosi, come quello che si è quasi già aperto sugli oltre 72 milioni di costi non previsti sostenuti da Expo per bonificare l’area, che per il momento Arexpo si rifiuta di riconoscere. Con il risultato che tali costi rischiano di non essere rigirati sui vecchi proprietari dei terreni, in primis famiglia Cabassi e Fondazione Fiera. Per un altro regalo ai privati.

La freddezza del mondo milanese – Le anticipazioni sul progetto del governo sono state accolte nei giorni scorsi con una certa freddezza dal mondo milanese, che rischia di perdere la regia dell’operazione sia da un punto di vista politico che scientifico. Per questo Renzi ha sottolineato una cosa: “L’area non verrà lasciata in mano ai campanili”. Ma le sue parole non hanno convinto fino in fondo il governatore della Lombardia Roberto Maroni, che pur dicendosi “parzialmente soddisfatto per il passo in avanti del governo”, ha sottolineato come “non si deve parlare di campanili, ma di eccellenze lombarde che non vanno dimenticate e trascurate”. E anche il rettore Vago, che già prima dell’incontro si era definito “dubbioso sul coordinamento dell’istituto tecnologico di Genova”, non ha risolto ogni sua perplessità: “Bene l’omogeneità delle funzioni sull’area – ha commentato -. Ma è difficile imporre al mondo della ricerca un modello precostituito”.

@gigi_gno