“Presidente, si ricordi di Fondazione Fiera”. Quando Matteo Renzi due settimane fa ha annunciato i piani del governo per il post Expo, al termine del suo intervento al teatro Piccolo uno dei primi che gli si è fatto sotto è stato Benito Benedini. Giusto per evitare che il premier si scordasse di quel che Benedini, presidente di Fondazione Fiera Milano, auspica da mesi. E cioè che l’esecutivo entri in Arexpo, la società che possiede i terreni su cui si è svolta l’esposizione universale, rilevando le quote della fondazione. In modo da trasformarle subito in denaro sonante. Il decreto che ha stanziato 150 milioni per il post Expo questo non lo dice ancora, ma si limita a fare riferimento a una generica possibilità di partecipazione al capitale della società per una spesa di 50 milioni. Tuttavia l’uscita di Fondazione Fiera è la soluzione più probabile, secondo quanto trapela sia da Arexpo sia da comune di Milano e regione Lombardia, che ne sono i due soci principali.

Passare subito all’incasso, del resto, è l’esigenza principale della fondazione, un ente privato che ha finalità di interesse generale e, per questo, vertici nominati dal pubblico, a partire dalla regione. Le sue quote in Arexpo, pari al 27,66%, sono contabilizzate a bilancio per 26 milioni di euro, una somma di cui Benedini ha bisogno quanto prima per far fronte all’imminente ricapitalizzazione da 70 milioni di euro di Fiera Milano spa. La fondazione, che controlla la spa con il 66%, si è infatti impegnata a sottoscrivere tutte le quote che le spettano. Ma difficilmente potrà farlo senza prima uscire da Arexpo. Tanto più che i conti non sono messi bene, dopo la perdita di oltre 17 milioni registrata nel 2014 nel bilancio consolidato della fondazione.

L’ingresso del governo in Arexpo, necessario per garantire i finanziamenti per la futura attività di sviluppo dell’area, rischia così di trasformarsi in un aiuto al socio privato che, tra l’altro, ha già goduto di un altro beneficio grazie a Expo: vedersi ultra valorizzati i terreni dell’area espositiva. Nel 2012 infatti Fondazione Fiera ha ceduto la sua porzione ad Arexpo per oltre 66 milioni di euro: una parte l’ha già incassata, mentre per i rimanenti 46,5 milioni deve aspettare fino al 2017. Intanto attende che il governo rilevi le sue quote, cosa che consentirebbe a Fondazione Fiera anche di liberarsi di qualsiasi rischio d’impresa collegato alle incertezze sul futuro dell’area. Un rischio per il quale nel bilancio del 2014 la fondazione ha accantonato un fondo apposito da 8,25 milioni.

Così ora la partita si giocherà soprattutto su quanto verranno valutate le quote di Fondazione Fiera, che potrebbe acconsentire a incassare un po’ meno dei 26 milioni nominali pur di liberarsene in fretta. Su questo punto il decreto del governo non entra nel merito: come detto, si limita solo a stanziare 50 milioni di euro per un’operazione che è ancora sotto lo studio dei tecnici del ministero dell’Economia e che verrà definita da un futuro decreto del presidente del consiglio, che “può avvalersi – si legge nel testo – del supporto tecnico di Cassa depositi e prestiti”. Ai 50 milioni per Arexpo si aggiungono 80 milioni destinati all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, scelto dal governo per la realizzazione del centro Human technopole che sarà una delle componenti del progetto del post Expo. Per arrivare ai 150 milioni promessi da Renzi come prima tranche degli 1,5 miliardi complessivi, bisogna sommare i 20 milioni che saranno versati a Expo spa per contribuire ai “costi per la sicurezza” sostenuti dalla società guidata da Giuseppe Sala. Il governo ha poi revocato un finanziamento da 60 milioni di euro destinato alla riqualificazione della tranvia Milano-Limbiate per spostare le risorse su Expo spa, in sostituzione della quota dovuta dalla provincia e mai più versata.

Tornando agli auspici di Fondazione Fiera, per la sua uscita da Arexpo serve anche l’ok dei due soci regione e comune. Il governatore Roberto Maroni, che nella fiera di Milano ha uno dei principali feudi della Lega, spinge da tempo per questa soluzione, anche con diverse dichiarazioni pubbliche. E pure Palazzo Marino ha dato il suo ok ai tecnici del governo, visto che così verrebbero uniformate le compagini sociali di Expo e Arexpo: una volta diventate entrambe pubbliche al cento per cento potrebbero andare con più facilità verso una fusione.

Ma prima che Fondazione Fiera venga accontentata, c’è da risolvere un’altra questione di cui poco si parla. Chi pagherà le bonifiche dei terreni? Sei milioni erano i costi preventivati, ma l’area è risultata più inquinata del previsto e sono saltati fuori altri 72,5 milioni di spese. Il commissario unico Sala li ha chiesti ad Arexpo, che dovrebbe rivalersi sui precedenti proprietari, tra cui appunto Fondazione Fiera. Ma Arexpo per ora ha risposto con un rifiuto. Del resto, tra i suoi soci c’è ancora la fondazione, che così può continuare a dire la sua sulle bonifiche. Alla faccia del conflitto di interessi.

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