Venticinque anni dopo l’ultima volta il Napoli torna in testa alla classifica da solo. Higuain, dopo Maradona, è l’uomo che lo guida al sorpasso, l’ennesimo in testa alla classifica di una Serie A che non riesce ad avere lo stesso padrone solitario per più di sette giorni. Ma dal San Paolo viene fuori una certezza: l’Inter ha la corazza abbastanza dura per arrivare davvero fino in fondo nella lotta per lo scudetto. Dove ci sarà con ogni probabilità anche la squadra di Sarri perché ha l’architrave giusta per tenersi in piedi anche in una serata così, quando pecca in personalità: domina e poi rischia tutto in un finale da brividi. Le fondamenta si chiamano Reina e Higuain. Il Pipita brucia i nerazzurri su due clamorosi svarioni di Murillo ed esalta Handanovic negli ultimi minuti, prima che Pepe salvi i suoi da un clamoroso assalto finale che produce un palo e tocco decisivo del portiere spagnolo.

Impossibile prevedere un finale così dopo che l’alba e il tramonto del primo tempo sembrava avessero fornito il dna alla partita. Higuain impiega 63 secondi a forare la difesa meno battuta del campionato con la complicità di Murillo che svirgola il disimpegno innescando un mini-flipper con cui Callejon serve l’argentino: in stato di grazia il Pipita si gira e calcia in mezzo metro quadrato fulminando Handanovic. Come già accaduto contro la Fiorentina, un altro match d’alta quota dell’Inter diventa un calvario prima ancora di iniziare. E se contro i viola il quadro si era ulteriormente complicato a causa di una papera del portiere sloveno, al San Paolo ci pensa Nagatomo a far precipitare la situazione quando mancano una manciata di secondi all’intervallo. Già ammonito, il giapponese stende Allan con un intervento evitabile. Orsato non può far altro che sventolare il secondo giallo che lascia l’Inter in dieci per l’intera ripresa. Tutto ciò che c’è in mezzo ai due episodi chiave è un sostanziale dominio tattico degli uomini di Sarri, più ordinati e svelti a fiondarsi sul pallone anche in fase di non possesso. I costanti raddoppi strozzano una manovra interista già geneticamente lenta e ulteriormente appesantita dal pressing azzurro. Così se il Napoli si accomoda sul vantaggio e non spinge a tutto motore, i nerazzurri fanno fatica a impensierire il San Paolo. Ci riescono due volte, sfondando a destra. Avvia Ljajic e conclude male Perisic in entrambi i casi. Icardi non pervenuto e sacrificato dopo l’espulsione di Nagatomo, Guarin timbra solo una sventola di sinistro dal limite che entra nei taccuini sol perché si tratta della prima conclusione pericolosa verso Reina. Per attendere una minima reazione nerazzurra ci sono voluti 28 minuti.

Quel che non ti aspetti è come tutto si inverta nel secondo tempo. Il Napoli ha un atteggiamento troppo sornione, l’Inter punta nell’orgoglio ruggisce su ogni pallone. Se non fosse per lo svarione di Murillo e Miranda, fuori posizione su un lungo rilancio di testa di Albiol che innesca il killer instinct di Higuain, forse il risultato finale sarebbe stato diverso. Perché da quel momento inizia un’altra partita che dura mezz’ora. C’è una squadra, quella in vantaggio, timida e lenta. E poi ci sono gli uomini di Mancini: impassibili, come se si giocasse undici contro undici, guadagnano metri di campo e costruiscono occasioni. Cinque minuti dopo il raddoppio del Pipita, Ljajic la riaprire con una serpentina in mezzo a troppe maglie azzurre. E l’Inter ci crede, a quel punto. Tutta cuore e testa. Brozovic ci prova con un break solitario a dodici dalla fine, poi tocca ancora al serbo – nettamente il migliore in campo – seminare il panico ma peccare di lucidità al momento del cross. Higuain spaventa Handanovic, poi nel finale Mancini sbilancia ulteriormente i suoi con Jovetic per Medel. Il serbo centra in pieno il palo al 93esimo con un colpo di testa e a una manciata di secondi dalla fine si spinge in avanti anche Miranda ma la sua zuccata è toccata da Reina quel tanto che basta per salvare risultato e testa della classifica. La maschera però la gettano entrambe. Napoli e Inter hanno le carte in regola per giocarsi lo scudetto fino in fondo. Le altre battano un colpo.