Cinque giorni dopo gli attacchi di Parigi, venti giorni prima dell’inizio del Giubileo, scatta l’allarme rosso in Italia: l’Fbi ha inviato alle autorità di sicurezza una segnalazione in cui vengono indicati la basilica di San Pietro a Roma, il Duomo e il teatro alla Scala di Milano come possibili obiettivi di un attentato. Nell’informativa arrivata dagli Stati Uniti ai servizi segreti italiani vengono indicati anche i nomi di 5 soggetti, definiti “arabi“, che potrebbero essere presenti nel nostro Paese, personaggi sospetti da ricercare. Per ora non ci sono riscontri, ma le indagini sono appena cominciate: gli agenti italiani incroceranno ora le informazioni americane con quelle raccolte finora.

Il rapporto del Federal Bureau of Investigation, che a sua volta ha raccolto dalla Dea, l’Agenzia federale antidroga, ha fatto scattare immediatamente la massima allerta, anche se sia dall’Fbi sia dagli altri servizi stranieri e anche dalle verifiche che da giorni stanno conducendo i nostri apparati di sicurezza (dicono fonti dell’intelligence e dell’antiterrorismo) non sarebbero stati raccolti segnali diretti di minacce concrete. Nel documento arrivato dagli Stati Uniti non ci sarebbero infatti indicazioni né temporali né di progettualità specifiche ma solo indicazioni generiche.

La prima conseguenza dell’allarme proveniente dagli Stati Uniti è stata la circolare che il dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno ha inviato ai questori di Milano e Roma. Nel documento si chiede di rafforzare ulteriormente – per quanto possibile visto che l’allerta è già a livello 2, un gradino sotto rispetto a quello che scatta in caso di attacco terroristico – la vigilanza e il controllo nelle due città, con particolare attenzione ai luoghi di culto e di aggregazione. Sono stati inoltre disposti una serie di posti di blocco per aumentare i controlli a persone o veicoli sospetti. Uno di questi, di dimensioni superiori al consueto, è stato organizzato sull’Aurelia, in provincia di Grosseto, con auto del reparto prevenzione crimine di Firenze, Digos, squadra mobile: in tutto 14 mezzi. L’attenzione resta alta. Basta citare l’ennesimo falso allarme alla fermata dell’autobus vicina all’ambasciata americana, a Roma, nel tratto di via Veneto tra piazza Barberini e via Bissolati. L’intervento di forze dell’ordine e artificieri si è reso necessario per verificare il contenuto di una borsa sospetta: all’interno c’era un cuscino.

In un momento come questo, con allarmi – veri o falsi che siano – in mezza Europa, partite di calcio sospese, continui blitz delle forze speciali alla ricerca di presunti terroristi e cellule nascoste, nessuna segnalazione può essere tralasciata e, anzi, va vagliata con la massima attenzione. Per evitare che la paura che già si sta diffondendo tra i cittadini, diventi panico. Non è un caso che tutte le autorità vadano ripetendo che non bisogna farsi sopraffare dal terrore: l’ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi – “dobbiamo prima di tutto vivere, ci vuole il coraggio di non rinchiudersi e di non rinunciare alla nostra identità” – e l’ha ribadito il prefetto Franco Gabrielli: “Siamo consapevoli di essere all’interno di una minaccia, ma questo non ci deve minimamente indurre ad atteggiamenti di paura”. La linea è quella indicata da Renzi: né enfasi né sottovalutazione. Ribadita anche in serata da fonti di Palazzo Chigi, dopo l’allarme dell’Fbi: le segnalazioni sulla sicurezza in Italia da Paesi amici e alleati sono costanti, spiega la presidenza del Consiglio, e sono oggetto di attenta valutazione dalle forze di sicurezza italiane senza enfatizzazioni ma anche senza sottovalutazioni.

Dopo la strage di Parigi i livelli di sicurezza sono quasi massimi, come in molti altri Paesi d’Europa. I presidi delle forze armate, a Roma, sono visibilmente aumentati, soprattutto attorno agli obiettivi sensibili: il Vaticano, le stazioni ferroviarie e della metropolitana, gli aeroporti e i luoghi di aggregazione. Tra le misure da prendere, non bisogna trascurare la cybersecurity per tracciare cosa passa sul web, ha avvertito in un’intervista a SkyTg24 il presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha aggiunto, tra l’altro, che la prossima settimana farà una proposta al Parlamento “per un investimento ulteriore in sicurezza e sul recupero di determinate realtà, come le periferie”.

Mentre mancano tre settimane al Giubileo, a Roma, per gestire le emergenze, è stato già attivato un numero unico, il 112, la cui centrale operativa è stata inaugurata sulla via Laurentina, nella periferia sud della Capitale. Entro la fine del mese lavorerà a pieno regime, con 80 operatori che smisteranno le chiamate a polizia, carabinieri, vigili del fuoco, emergenza sanitaria. Tra i potenziali mezzi d’attacco più problematici da contrastare ci sono i droni: è allo studio un sistema di intercettazione e abbattimento, fa sapere il prefetto Franco Gabrielli. “Con il piano presentato dal questore e approvato dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, avremo un presidio, di fatto, in quasi tutte le stazioni delle tre linee della metropolitana, nei nodi di scambio e in tutti quei luoghi di aggregazione che possono rappresentare degli obiettivi”.

Il Vaticano è considerato tra i primi obiettivi sensibili, anche perché il Califfato ha a più riprese usato l’immagine di San Pietro come obiettivo da conquistare, sul quale innalzare la bandiera. Oltre che dagli uomini dei corpi pontifici (le 110 guardie svizzere e i 130 gendarmi), la Santa Sede è presidiata all’esterno dei suoi confini dalla polizia e dai carabinieri. I mezzi blindati e le volanti nella zona sono sensibilmente aumentati negli ultimi giorni. I fedeli in piazza, sia in occasione dell’Angelus di domenica che oggi per l’udienza generale, sono stati controllati con il metal detector: attenzione, in particolare, a zaini, borse e trolley.

In questo clima è nato (ma anche subito finito) il dibattito sull’eventuale annullamento dell’apertura del Giubileo, l’8 dicembre. “Non ci penso proprio – ha chiarito lo stesso capo del governo Renzi in giornata – Massima attenzione, ma il papa è un obiettivo sempre, al di là del Giubileo”. “Sarebbe una vittoria per il terrorismo” ha ribadito il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Per favore niente porte blindate nella Chiesa, niente, tutto aperto” ha chiesto Papa Francesco in udienza generale, a piazza San Pietro. Ma la piazza sembrava contenere meno delle 15mila persone che avevano chiesto il biglietto.