Così uguali e così diverse. Di uguale c’è soprattutto il numero di punti. Di diverso c’è il modo di conquistarli: spettacolo da una parte, pragmatismo dall’altra. Così Fiorentina e Inter si dividono la vetta della classifica. La grande novità della Serie A che alla sosta di novembre può tirare le prime somme di quest’inizio stagione, con quasi un terzo delle partite disputate e i valori in campo che cominciano a chiarirsi.

Sorprese sono entrambe: parziale i nerazzurri, costruiti comunque per lottare per i vertici ma non per esser subito davanti a tutti; totale la viola, per cui tanti ipotizzavano un campionato di metà classifica, e nessuno mai pronosticava in testa. È difficile pensare a due maniere più antitetiche di raggiungere lo stesso risultato. L’Inter degli 1-0 (ormai sono sette da inizio stagione), della difesa imperforabile (la migliore del campionato: appena sette reti subite, una sola nelle ultime cinque partite), dei muscoli a centrocampo. La Fiorentina del calcio totale, della fantasia al potere (Ilicic, Borja, Bernardeschi), dei palleggiatori sopraffini. Gli esteti del pallone magari preferiranno la via di Paulo Sousa. Ma il calcio non è una scienza esatta: con la metà dei gol segnati (12 contro 24), l’Inter è prima tanto quanto la Fiorentina. E conta fino a un certo punto lo scontro diretto dominato dai toscani a San Siro, in una partita molto condizionata da episodi irripetibili.

Eppure, a ben vedere, c’è anche qualcos’altro che accomuna le due capolista oltre al primato. Roberto Mancini e Paulo Sousa: anche loro diversissimi tra loro, certo, ma ugualmente centrali nella costruzione delle squadre. In Serie A non ci sono formazioni – con la sola eccezione del Napoli di Sarri – che appartengono di più al loro tecnico. Il Mancio è il vero artefice del ritorno dell’Inter ad alti livelli: non solo dentro il campo, ma anche fuori, a livello di immagine ed entusiasmo. La Fiorentina, è una creatura tutta di Sousa, per uomini (l’esplosione di Kalinic e Ilicic) e principi tattici (l’interpretazione dei ruoli di esterni di centrocampo). Mancini è cinico, pragmatico, navigato. Sousa quasi un filosofo, preferisce parlare di idee e emozioni che di risultati e classifica. Inter e Fiorentina sono diverse perché assomigliano così tanto a due uomini differenti. Ma in fondo persino fra loro un punto di contatto c’è: la capacità di rendere tutto il gruppo partecipe della stessa missione, ruotando titolari e panchinari in maniera a volta anche imprevedibile, sempre riuscitissima.

Adesso il campionato tira il fiato per due settimane, per l’ultima volta prima di Natale. Alla ripresa dovrà rispondere ad un’altra domanda: bel gioco o pragmatismo, chi è in grado di reggere fino alla fine? La Fiorentina non è stata costruita per lottare per lo scudetto, ha una rosa molto corta in difesa (punto debole evidente) e deve andare sempre a mille all’ora per esprimere il suo calcio. Difficile riuscirci tutto l’anno. L’Inter continua a vincere e a giocar male. Non è più un caso, ma nel pallone basta poco perché un 1-0 si trasformi in un 1-1 (e lo dimostrano anche le recenti partite contro Bologna, Roma e Torino, con le tante parate decisive di Handanovic). Il primato di oggi potrebbe non durare fino a domani. La Roma vittoriosa nel derby resta la vera favorita per il titolo, il Napoli di Higuain la principale concorrente, anche la Juventus non è poi così lontana. Per ora, però, davanti a tutte ci sono loro. La Fiorentina e l’Inter, Sousa e Mancini. Due modi diversi di intendere il calcio.

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