C’era anche il governatore Stefano Bonaccini alla “prima” dell’udienza preliminare di Aemilia, il più grande processo di mafia mai svolto in Emilia Romagna con la Regione che ha chiesto di costituirsi parte civile. Di prima mattina centinaia tra avvocati, magistrati e diversi imputati si sono presentati alla fiera di Bologna dove è stata allestita un’aula speciale che da qui al 22 dicembre ospiterà tutte le sedute in cui si deciderà chi andrà a processo e chi no. Tra gli imputati collegato in videoconferenza c’era anche Nicolino Grande Aracri considerato dai magistrati il capo della ‘ndrina omonima di Cutro. Tra gli enti che hanno chiesto di costituirsi parte civile ci sono anche i comuni di Brescello e Finale Emilia: entrambe le amministrazioni sono finite sotto ispezione di una commissione d’accesso per verificare la presenza o meno di infiltrazioni mafiose.

Il gigantesco padiglione 19 di Bolognafiere dove si tiene l’udienza a porte chiuse è inaccessibile al pubblico, alle televisioni e ai fotografi.  I 34 imputati detenuti sono entrati su delle camionette della polizia penitenziaria. In totale sono 219 (a cui potrebbero aggiungersi una ventina di altri imputati di un secondo filone) quelli per cui i pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri hanno chiesto il rinvio a giudizio. A questi potrebbero aggiungersi una ventina di altri imputati di un secondo filone di inchiesta. Nove di loro sono in regime di 41 bis. Per 54 l’accusa è quella di associazione a delinquere di stampo mafioso, per avere fatto parte di un gruppo autonomo e tutto emiliano. A capo secondo i pm c’erano Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo, tutti con competenza su una zona particolare dell’Emilia. E tutti, secondo l’accusa, con un legame con Nicolino Grande Aracri: quello che secondo che secondo i pm è un vero e proprio boss della ‘ndrangheta (nell’inchiesta Aemilia non dovrà rispondere tuttavia del reato di associazione a delinquere).

Un gruppo con radicamento a Cutro, paese del Crotonese di cui sono originari molti degli imputati, ma con base e giro d’affari tra Reggio Emilia, Modena, Bologna e Parma dove anche con violenze e intimidazioni cercava di controllare mettere le mani sul territorio. Non solo economia e impresa – con una attenzione particolare ai lavori della ricostruzione post terremoto: secondo la procura antimafia di Bologna, l’associazione aveva tentato di condizionare diverse volte anche la politica e l’informazione locale. Per un giornalista (Marco Gibertini) e due politici (Giuseppe Pagliani e Giovanni Paolo Bernini) l’accusa è quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Quasi tutti i reati contestati nell’inchiesta hanno poi l’aggravante di essere stati commessi al fine di agevolare una associazione mafiosa.

La decisione sulle parti civili da parte del giudice per le udienze preliminari Francesca Zavaglia dovrebbe arrivare nelle prossime udienze. Molti gli enti e le aasociazioni che hanno chiesto di costituirsi. Tra questi i ministeri dell’Interno, dell’ Ambiente e l’ Agenzia delle entrate; la Provincia e il comune di Reggio Emilia, la Provincia di Modena, i comuni di Bibbiano, Brescello, Gualtieri, Montecchio, Reggiolo, Sala Baganza e Finale Emilia, Cgil Cisl e Uil dell’Emilia Romagna, la Fita-Cna, l’Arci Emilia Romagna, Libera, Avviso Pubblico, l’Associazione antimafia Paolo Borsellino, il sindacato dei giornalisti Aser e l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Legambiente e Confindustria.