Al via l’udienza preliminare per l’inchiesta Aemilia: davanti al gup 219 imputati, molti dei quali accusati di fare parte o di fiancheggiare un’organizzazione ‘ndranghetista con radici in Calabria e affari, tanti, in terra emiliana. Per tutti loro i pm Marco Mescolini, Enrico Cieri e Beatrice Ronchi hanno chiesto il rinvio a giudizio ed entro il 23 dicembre, dopo una serie serrata di udienze, si dovrebbe arrivare alla decisione su chi andrà alla sbarra. È la prima volta di un maxi processo per mafia di queste dimensioni in regione, tanto che il tribunale di Bologna è stato costretto ad affittare un enorme padiglione della Fiera, dove mercoledì 28 ottobre alle 8:30 del mattino, tra imponenti misure di sicurezza, partiranno le udienze.

Nelle ore precedenti l’inizio dell’udienza non sono mancate le polemiche per le condizioni dei giornalisti. “La Fiera metterà a disposizione una sala stampa a cui i cronisti potranno fare riferimento”, ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Francesco Scutellari, presidente del tribunale di Bologna. Fino alla mattinata del 27 ottobre infatti nessuna area vicina alla “aula bunker” era stata prevista per i cronisti, che sarebbero stati costretti a rimanere al di qua dell’area dei controlli, sotto le intemperie o, nella migliore delle ipotesi, a lavorare in un bar nelle vicinanze. Considerato peraltro che nelle stesse settimane la fiera ospiterà diverse manifestazioni espositive (compreso il Motor Show) il rischio era che chi fa informazione avrebbe dovuto lavorare tra folle di persone che con questa vicenda non c’entrano nulla. Anche Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, era intervenuto per chiedere chiarimenti sulla questione.

Il processo Aemilia vedrà arrivare in aula una trentina di imputati detenuti, mentre quelli che secondo la Dda di Bologna sono i pezzi grossi dell’associazione mafiosa, in regime di 41bis, assisteranno in video conferenza. Secondo i pm l’organizzazione mafiosa con epicentro a Reggio Emilia e con uno stretto legame con la ‘ndrina Grande Aracri di Cutro, per anni avrebbe condizionato la vita economica della regione rossa, cercando di prendere appalti soprattutto nel settore dell’edilizia e del movimento terra e soprattutto legati alla ricostruzione post terremoto: estorsioni, usura, furti, incendio, intestazione fittizia di beni sono solo alcuni dei reati contestati a vario titolo ai 54 presunti appartenenti alla associazione mafiosa che andranno davanti al giudice.

Tra le persone per le quali i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio ci sono anche dei politici: Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in Provincia di Reggio Emilia e Giovanni Paolo Bernini, ex presidente Pdl del consiglio comunale di Parma, anche lui eletto nel 2007 con Forza Italia. Sono accusati dalla Dda entrambi di concorso esterno in associazione mafiosa. Stesso reato contestato anche ad Augusto Bianchini e sua moglie: l’imprenditore era a capo di una delle più importanti aziende del modenese impegnate nella ricostruzione post sisma. Ma le carte dell’inchiesta dicono che nei suoi cantieri hanno lavorato uomini messi a disposizione dalla ‘ndrina emiliana. Infine tra gli imputati, con l’accusa di abuso d’ufficio c’è anche Giulio Gerrini, ex responsabile per i lavori pubblici del comune di Finale Emilia: quella amministrazione oggi è a rischio scioglimento per infiltrazione mafiosa.