“Sto leggendo in questi giorni la discussione se abbassare le tasse sia di destra o di sinistra. Solo noi riusciamo a fare discussioni di questo genere. E’ un dibattito surreale: qui non siamo davanti a un’iniziativa di partito, ma di governo. Abbassare le tasse è giusto. Punto”. Così il premier Matteo Renzi, parlando durante la sua visita alla Danieli di Buttrio (Udine) – guidata da Giampiero Benedetti, a processo per evasione e frode fiscale – ha risposto a distanza alle bordate contro la legge di Stabilità arrivate dalla minoranza Pd. A partire da quella dell’ex segretario Pier Luigi Bersani, che venerdì ha sostenuto che “è un dato di fatto” “Renzi copia Berlusconi” e ha commentato la decisione di triplicare il tetto all’uso del contante da mille a 3mila euro dicendo che “insulta l’intelligenza degli italiani”.

Secondo il presidente del Consiglio “il dibattito in questi anni troppo spesso è stato uno scontro tra fazioni, tra componenti di partito, dove ognuna voleva distruggere l’altra. Lo dico da segretario. Ma c’è un momento in cui prima di tutto viene l’Italia e il compito prima di dividersi è trovare il bene comune”. E ancora: “I gufi non sono quelli che parlano male di me o del mio governo ma sono quelli che parlano male dell’Italia, sono quelli che non credono nell’Italia. C’è chi rema contro non perché pensa all’interesse del Paese ma vuole solo contestare chi guida la barca. Alla faccia di chi dice che c’è un uomo solo al comando, dico che la sfida la vinciamo insieme. Io so quali sono le mie responsabilità. Vado avanti come un treno, non ho paura: posso perdere le elezioni – ma non preoccupatevi, le vinciamo – ma non la faccia. Vado avanti senza arretrare di un centimetro”. E “con la prossima legge elettorale si saprà subito chi ha vinto o perso. Nel 2018 se vorrete potrete mandarmi a casa. Ma fino al 2018, anziché parlare di valore ideologico, la questione è che gli italiani hanno pagato troppe tasse. Noi adesso manteniamo i servizi ma riduciamo con un intervento serio la pressione fiscale”.

Quanto alla ripresa, “dopo anni col segno meno, quest’anno il Pil sarà allo 0,9%: è ancora poco rispetto a quello che deve fare l’Italia, perciò non dico che le cose stanno andando bene ma stanno andando meglio”. “Finalmente i consumi interni stanno dando qualche segnale”, ma “ora abbiamo bisogno di crescere sul fronte dell’export. I dati dei primi otto mesi dell’anno vanno nella giusta direzione. Non ci esaltiamo ma qualche dato positivo lo stiamo vedendo”.

Dopo il premier è intervenuto il presidente e amministratore delegato del gruppo Danieli, Giampiero Benedetti, che ha detto di avere “fiducia in questo governo perché sta dimostrando energia e coraggio e soprattutto perché ha una visione di sviluppo del Paese” e ha consegnato al premier una scultura che rappresenta un forgiatore. “Nella speranza che lei sappia forgiare il Paese”, ha spiegato.

L’intervento di Renzi nella sede della multinazionale siderurgica ha però suscitato le critiche di alcuni blogger locali, che hanno fatto notare come Benedetti sia stato rinviato a giudizio insieme ad altre sei persone (il processo parte il 18 gennaio) con l’accusa, contestata dalla procura di Udine, di evasione e frode fiscale di 80 milioni di euro. L’ipotesi della Procura di Udine è che l’azienda abbia omesso di versare all’erario 80 milioni di euro.