morti sul lavoro_internaÈ il caso di dirlo: ci si ammazza di lavoro in Italia. Tre vittime al giorno. I dati parlano chiaro.

Per la prima volta dal 2006 si è registrata una tragica inversione di tendenza: crescono esponenzialmente le cosiddette “morti bianche”. Addirittura 752 le vittime da gennaio ad agosto. L’anno scorso se ne erano registrate 652.

Non vi è da stupirsi, tuttavia. Con le nuove politiche neoliberiste di restrutturazione del lavoro, di tagli lineari su tutto il fronte, era prevedibile. Meno diritti, meno tutele; minor personale, più ore di lavoro per il singolo lavoratore; meno fondi, meno norme di sicurezza; più precarietà, meno garanzie; e così via.

E sorge una domanda, forse la domanda delle domande, se non altro sul piano politico: dov’è la sinistra? Dove ha lasciato le classi che un tempo difendeva con lotte giuste e sacrosante?

È impegnata in altro, dicono: nelle lotte per i diritti civili, di modo che i disoccupati e i precari – se non muoiono prima di lavoro – possano sposarsi anche se appartenenti allo stesso sesso o interrompere con l’eutanasia la vita a loro piacimento. La società non esiste, diceva qualcuno non molto tempo fa: e se non esiste, non ha più senso occuparsi del sociale.

Degni di attenzione e di lotte sono solo i diritti dell’individuo programmaticamente desocializzato: che astrattamente potrà fare tutto (sposarsi con chi vuole, interrompere la sua vita quando vuole), e concretamente non potrà fare nulla, disoccupato e a tempo determinato com’è.

Insomma, diciamolo: per non occuparsi di lavoro e di diritti sociali, di lotta di classe e di opposizione al fanatismo capitalistico, per la sinistra ogni scusa e ogni alibi sono buoni. Antifascismo in assenza completa di fascismo, proteste sempre e solo per i diritti civili dell’individuo isolato (in un abbandono completo della dimensione del sociale), e così via.

Quante scuse per nascondere la propria integrale riconciliazione con l’ordine capitalistico! Quante scuse per occultare il proprio allineamento con l’integralismo del sistema economico! Quante scuse per nascondere il proprio passaggio armi e bagagli dalla lotta contro il capitale alla lotta per il capitale! Ecco svelato l’enigma delle sinistre.

I diritti civili, di per sé giusti e nobili, vengono oggi impiegati come arma di distrazione di massa per occultare il trionfo su tutta la linea delle politiche neoliberiste di smantellamento dei diritti sociali in nome della riorganizzazione del lavoro e del taglio della spesa pubblica.

La critica sistemica in nome dell’emancipazione di tutti si rideclina come ricerca spasmodica dell’affermazione antiborghese dell’io individuale: da Carlo Marx si passa a Fabio Fazio, da Antonio Gramsci a Roberto Saviano, da Lenin a Nichi Vendola.

La sinistra si batte per i diritti dell’io individuale e intanto smantella i diritti sociali: posto fisso, articolo 18 e, presto o tardi, diritto di sciopero. Se l’avessero mai fatto le destre, si sarebbero forse (auspicabilmente!) scatenate le piazze. Lo fanno le sinistre, e tutto sembra normale e fisiologico. L’astuzia del capitale sta nell’affidarsi, oggi, a un macellaio col grembiule rosso, di modo che gli schizzi di sangue dei lavoratori non si vedano.