Con i suoi affari, secondo l’accusa, si è arricchito e ha aiutato il clan di Matteo Messina Denaro. In una carriera che appare come una ragnatela di intrecci pericolosi tra mafia, politica e imprenditoria. La Dda di Firenze ritiene Andrea Bulgarella, 69 anni, costruttore di origini trapanesi che ha fatto fortuna in Toscana, un imprenditore che ha favorito gli interessi di Cosa nostra. Lui, tramite il suo avvocato, si dice estraneo a ogni accusa. Oggi l’antimafia fiorentina lo ha iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta che vede coinvolte dieci persone, tra cui il numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona (tirato in ballo dallo stesso Bulgarella che gli avrebbe chiesto aiuto per un “buco” da 65 milioni) e l’ex presidente della Provincia regionale di Trapani Giuseppe Poma, cognato di Bulgarella e braccio destro del senatore di Forza Italia Tonino D’Alì.

Nel decreto di perquisizione firmato dai magistrati di Firenze viene passata ai Raggi X la storia di questo imprenditore partito da Trapani e arrivato con i suoi alberghi fino alle spiagge della Versilia, che è sempre uscito indenne dalle indagini che lo hanno solamente sfiorato. Il periodo d’oro inizia negli anni ’90 quando riesce ad affermarsi in Toscana. Ed è a Pisa che, attraverso le diverse ramificazioni del gruppo realizza hotel di lusso e recuperi residenziali, come quelli di ex colonie marine sul litorale. Nel decreto, però, i magistrati di Firenze e i carabinieri del Ros annotano anche i suoi legami con personaggi opachi, come quello con l’imprenditore Girolamo Bellomo, detto Luca, marito della figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella della primula rossa di Cosa nostra. Secondo gli investigatori, Bellomo, titolare di una ditta per forniture di alberghi e hotel, ha avuto rapporti di affari con l’imprenditore trapanese che è stato a un passo da diventare presidente del Pisa. Tramite le società del suo gruppo, scrivono il procuratore Giuseppe Creazzo, il sostituto procuratore generale Alessandro Crini (da alcuni giorni reggente della procura di Pisa) e la sostituta Angela Pietroiusti, Bulgarella “dagli anni ’90, senza soluzione di continuità, appare aver investito e continuare ad investire in attività economiche, prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l’associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro con la finalità di agevolare l’attività della predetta associazione”.

“Tali rapporti – secondo gli investigatori – hanno consentito a Bulgarella” e di riflesso al clan di Messina Denaro “di conseguire reciproci vantaggi, consistiti per il Bulgarella, attraverso la sua condivisione nei propositi di infiltrazione della cosca nell’attività economico-imprenditoriale, del settore dei calcestruzzi, di non trovare ostacolo alcuno e di avere un trattamento di favore nella propria attività, inizialmente nel settore delle costruzioni e degli appalti e successivamente in quello turistico-alberghiero, soprattutto quando ha trasferito i suoi interessi in Toscana”. I vantaggi per il clan, invece, affermano i magistrati, “principalmente risiedono nel rapporto e nelle elargizioni che l’imprenditore trapanese ha avuto con Luca Bellomo, nipote acquisito di Matteo Messina Denaro”.

Le fortune di Bulgarella vengono però da lontano. L’attività imprenditoriale della famiglia inizia nel 1902 grazie al nonno. Ma è negli anni ’70 che arriva il salto di qualità, quando Andrea Bulgarella decide di mettere i piedi fuori dalla Sicilia. La sua carriera viene subito macchiata negli anni ’80 dallo “scandalo autoparco” in cui l’imprenditore viene inquisito insieme a una decina di politici. Scrivono oggi i magistrati fiorentini: “Aveva ottenuto l’appalto su una salina che non solo non gli apparteneva ma sulla quale era pericoloso effettuare qualsiasi tipo di costruzione. Inoltre, per i rapporti che intratteneva con Sucameli, impiegato della Cassa Rurale Artigiana Ericina, nonché nipote di Vito Sucameli, vecchio boss della mafia trapanese, è riuscito ad ottenere dalla predetta banca un fido di sette miliardi di lire”.

Ma “la circostanza più rilevante” – che secondo la Dda prova il “reimpiego in Toscana di risorse e denaro della famiglia mafiosa di Trapani” – riguarda la vicenda della
società Calcestruzzi Ericina che il Tribunale di Trapani nel ’97 confisca al “capo mandamento di Trapani Vincenzo Virga“, pezzo da novanta alla corte di Totò Riina e condannato all’ergastolo in primo grado nel 2014 per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. Bulgarella ha fatto parte della compagine sociale della “Calcestruzzi Valderice Ingrassia Giovanni S.r.l.”, ricoprendo l’incarico di presidente del cda dal 1981 al 1985. Tra i componenti della società – annotano i magistrati – “imprenditori trapanesi legati alla famiglia mafiosa facente capo al boss latitante Matteo Messina Denaro”. Dopo la messa in liquidazione, nel ’91, “negli stessi locali (…) e con l’utilizzo dei medesimi impianti di produzione si è insediata la ‘Calcestruzzi Ericina’, sequestrata poi a Virga Vincenzo”. “In sostanza Bulgarella, grazie ai legami, tuttora intrattenuti, con esponenti di spicco della predetta famiglia mafiosa trapanese, sembra essere riuscito ad effettuare acquisti ed investimenti per svariate decine di milioni di euro prevalentemente in Toscana, costituenti principalmente il provento dell’attività da lui svolta in seno alla società Calcestruzzi Ericina che dalle sue mani passa direttamente a quelle del boss mafioso Vincenzo Virga”.

Dagli affari alla politica. La Dda ricostruisce il bagaglio di rapporti su cui Bulgarella ha sempre potuto contare: si va da quello con l’ex ministro Gunnella a quello del più volte assessore regionale della Dc Francesco Canino. Del costruttore parla anche il boss pentito Giovanni Brusca che sentito il 17 marzo 2014 “ha reso dichiarazioni circa i rapporti” tra “Andrea Bulgarella e Cosa Nostra”. Il killer di Capaci ricostruisce i legami familiari dell’imprenditore che – secondo il padrino – “era un uomo a disposizione di Cosa Nostra”. Un altro collaboratore di giustizia, Antonino Cascio, ormai deceduto, già nel 2001 – scrivono i pm – rispondendo alla domanda su imprenditori “vicini a Cosa Nostra” nella zona di Trapani, “ha fatto riferimento anche all’imprenditore Andrea Bulgarella”.

Lo stesso Bulgarella che nel 2005 in un’intervista a Report disse che lui, il peso della mafia, non l’aveva mai sentito. Al centro dell’intervista proprio la Calcestruzzi Ericina. Bulgarella scrive una lettera all’allora presidente di Rai3 Paolo Ruffini per chiedere di non mandare in onda l’intervista. Il caso sarà addirittura discusso in commissione di vigilanza Rai dove l’onorevole palermitano del centrodestra Pippo Gianni prenderà le difese dell’amico. La sua voce rimarrà in un’intercettazione mentre chiede a Bulgarella di assumere persone in una struttura turistica dell’imprenditore. “Richiesta accolta”.